• Ven. Ott 22nd, 2021

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Nel naso e nella faringe la differenza fra chi si ammala gravemente e chi no di Covid-19

Examination of mucosal smears. The scientist is holding a test tube. Study of viruses in the sputum of the lungs. Test for flu or coronavirus infection. Development of biological weapons.

Naso-tonsille-faringe: è qui che potrebbe giocarsi la battaglia decisiva al virus Sars-CoV-2. Ed è qui, nelle alte vie aeree, che un gruppo di scienziati italiani e statunitensi ha scoperto una differenza che potrebbe essere cruciale fra chi sviluppa Covid in forma grave e chi invece la supera con sintomatologia lieve, pur con alte cariche virali. Questa differenza si gioca su particolari molecole, gli interferoni: bassi livelli nelle prime vie aeree sembrano non permettere un controllo efficace del virus ed esporre a complicanze più severe. Alti livelli di risposta antivirale nelle vie aeree superiori – meno frequenti nei pazienti più anziani – favoriscono un miglior controllo del virus, esponendo a un rischio ridotto di esiti gravi.

Lo studio, pubblicato su ‘Cell’, nasce dalla collaborazione tra il Laboratorio di microbiologia e virologia dell’università Vita-Salute San Raffaele e la divisione di Immunologia del Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School. I ricercatori hanno descritto le differenze molecolari tra le infezioni da Sars-CoV-2 con sintomi importanti e con sintomatologia lieve, identificando nella risposta interferonica a livello delle alte vie aeree un elemento importante.

“Abbiamo rilevato che alti livelli di interferone di tipo III e, in misura minore, di tipo I, caratterizzano le vie aeree superiori dei pazienti a basso rischio, con forme meno gravi e alta carica virale. In altre parole, la presenza del virus stimola una risposta che funge non solo da campanello d’allarme per risposte immunitarie successive più raffinate, ma anche per un efficace contenimento del virus a questo livello”, spiega Nicasio Mancini, direttore della Scuola di specializzazione in Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

Invece, “una riposta meno efficace, come osservato nei soggetti più anziani che abbiamo studiato, può portare all’interessamento più massiccio delle basse vie respiratorie, dove gli interferoni, sebbene presenti, non sono più in grado di controllare l’infezione e la produzione massiccia di altri mediatori infiammatori”, prosegue l’esperto ha coordinato il gruppo del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’ateneo milanese, diretto da Massimo Clementi e condiviso la direzione dello studio con Ivan Zanoni, immunologo della Harvard Medical School.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia