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I Grandi negoziano tempo con i talebani

epa09426439 People struggle to get into the Hamid Karzai International Airport, to flee the country, in Kabul, Afghanistan, 23 August 2021. An Afghan policeman was killed on 23 August, in a gun battle between security forces and unknown attackers at the North Gate of the Kabul airport, the German military said, amid ongoing chaos at the airport as thousands try to flee Taliban rule. EPA/STRINGER

Londra, Berlino e Parigi chiedono tempo. È troppo vicino il 31 agosto, il rischio è quello di non riuscire a evacuare tutto il personale e i collaboratori che per anni hanno lavorato nel paese fianco a fianco con le missioni occidentali in  Afghanistan. Trattare con i talebani fino all’ultimo, ottenere tutto l’ottenibile. Anche la risposta è minacciosa: “Via entro il 31 agosto o reagiremo”.

È partito Boris Johnson, che alla riunione straordinaria del G7 di domani chiederà di prorogare il termine. La Germania oggi lo ha seguito: “Stiamo parlando con gli Stati Uniti, la Turchia e altri partner con l’obiettivo di facilitare le operazioni civili dall’aeroporto di Kabul per consentire l’evacuazione delle persone oltre il 31 agosto”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas spiegando che “dovremo anche continuare a parlare con i talebani di questo problema, ed è quello che stiamo facendo”. Il collega francese si è schierato sulle stesse posizioni: “Abbiamo bisogno di pià tempo per completare
l’evacuazione”, ha spiegato il capo delle feluche transalpine Jean-Yves Le Drian.

È una corsa disperata contro il tempo, con margini di trattativa estremamente risicati, se non nulli, ed è anche per questo che Berlino porterà al tavolo la richiesta di coordinare le operazioni di evacuazione dall’aeroporto internazionale di Kabul. Il portavoce del nuovo regime ha ventilato ritorsioni nel caso la linea rossa venisse sorpassata. E fonti del Pentagono hanno lasciato trapelare che
l’obiettivo resta quello di completare le evacuazioni entro fine mese, non un giorno più tardi, spiegando che comunque i contatti con i mujaheddin rimangono costanti. Il vertice dei sette grandi si preannuncia teso. Il portavoce del quartier generale del Dipartimento della Difesa a stelle strisce, John Kirby, ha ribadito nella serata italiana che l’obiettivo ”è far uscire più persone il più velocemente
possibile”, e “cercare di farlo nel miglior modo possibile entro la fine del mese”.

E l’Italia? “Ci siamo prefissati di portare fuori dal paese 2500 persone, ieri sera eravamo a quota 1600. Potremmo riuscire a superare ampiamente quel numero”. Complessivamente, vista da Roma, l’operazione nel suo complesso sta procedendo secondo i piani, e su questo punto al G7 non verranno poste richieste dirimenti. Lo stesso ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, ha confermato le indiscrezioni secondo le quali Johnson spingerà per una dilazione dei tempi, ma ha ammesso che “quando gli Usa si ritireranno dovremo
andarcene anche noi, non credo che ci sia alcuna possibilità di restare senza gli Stati Uniti”. E mentre Joe Biden ha sentito Johnson, con il quale ha concordato di continuare a lavorare per tirare fuori persone dal paese anche dopo la deadline, il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan in un briefing alla Casa Bianca si è detto fiducioso “di avere i mezzi necessari per evacuare gli americani da Kabul” entro il 31 agosto.

Nel pomeriggio Mario Draghi ha riunito i ministri degli Esteri e della Difesa, Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, il sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli, e il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, per discutere degli ultimi sviluppi della situazione e fare il punto in vista della riunione dei Sette. Il premier rimane convinto della necessità di allargare ladiscussione agli altri “Grandi” della terra, a partire da Cina e Russia. I due colossi hanno forti interessi geopolitici nella regione, come dimostra l’intenzione di Mosca di non chiudere la rappresentanza diplomatica nella capitale afghana. E senza di loro eventuali sanzioni sarebbero inefficaci, ma soprattutto l’idea di corridoi umanitari per far affluire fuori dal paese profughi anche dopo la deadline
risulterebbe velleitaria. “Accordi di questo tipo non possono essere presi a livello bilaterale”, spiega una fonte di governo, “serve un accordo di tutta la comunità internazionale. Per questo, complice la presidenza di turno italiana, l’idea è quella di anticipare il G20, al momento previsto per il 30 e 31 ottobre, entro la prima settimana di settembre, e Draghi ha parlato con Johnson (al quale spetta la guida temporanea del G7) di iniziative di coordinamento comune per trovare soluzioni e risposte alla incombente crisi umanitaria. Il format più ampio prevede la partecipazione non solo di Cina e Russia, ma anche di altri possibili alleati strategici per intervenire nell’area, dalla Turchia all’Arabia Saudita passando
per l’India.

Anche per questo sul versante sanzioni la posizione italiana è di prudente attesa. Fonti della Casa Bianca hanno lasciato trapelare che Washington appoggerà la richiesta di Londra di sanzioni, e così ha fatto anche il premier canadese Justin Trudeau. La priorità per l’Italia al momento è “chiudere i rubinetti”, ovvero un’azione coordinata per interrompere tutti gli accordi di cooperazione attivi
nei confronti dell’Afghanistan, che se non gestiti con attenzione rischiano di far affluire nel paese nelle mani di destinatari assai diversi da quelli per i quali erano stati pensati.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia