• Sab. Ott 23rd, 2021

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Il ritorno dei talebani e gli affari delle mafie in Afghanistan

L’Afghanistan non sarà più un narco-Stato per la coltivazione del papavero da oppio e per il traffico mondiale della droga. Sono le parole pronunciate dal portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, durante una conferenza stampa tenutasi il 17 agosto ultimo scorso a Kabul. Sarà proprio così? Con il ritorno al potere dei talebani cosa accadrà realmente nello scacchiere internazionale dei traffici di stupefacenti? Non possiamo rispondere con certezza a questa domanda. Possiamo però guardare al passato per provare a fare una previsione attendibile nel presente.

Negli ultimi trent’anni in Afghanistan la produzione e il traffico di stupefacenti sono stati sempre in continuo aumento. Unica eccezione quando Pino Arlacchi come direttore esecutivo dell’UNDCP (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine) riuscì a far diminuire, per un breve periodo, le colture di oppio in Afghanistan. Un oceano di droga che attraverso l’antica “Via della Seta”, dove una volta passavano convogli carichi di tessuti, spezie, gemme, è arrivato e arriva tuttora soprattutto in Europa. Difficile davvero prevedere cosa accadrà ora. Con la nuova presa del potere da parte dei talebani il 16 agosto 2021, dopo venti anni di guerra, il problema si ripresenterà sia per le Nazioni Unite, sia per ciascuno dei singoli Stati membri dell’Unione europea. È un problema di non poco conto poiché nonostante questo cambio di Governo, il traffico illecito di droga resta sempre la principale fonte di reddito per il Paese asiatico.

A questo quadro generale certamente non ottimistico, si deve aggiungere l’interesse delle mafie italiane (ndrangheta, camorra, mafia siciliana e mafie pugliesi) e di quelle internazionali (mafia russa, cinese, turca e giapponese, in primis) che prenderanno – se non l’hanno già fatto – i dovuti contatti con chi amministrerà il potere nei prossimi anni. Il mercato della droga per produrre profitti va organizzato meticolosamente e la partecipazione di diversi attori, (mafie, politici, funzionari pubblici e trafficanti), che svolgono diversi ruoli nella filiera, è indispensabile. I talebani non vogliono assolutamente la scomparsa delle piantagioni di papavero. Non gradiscono soltanto la presenza delle mafie che, giocoforza, gestiscono i traffici e la distribuzione. Speriamo soltanto che dalla nuova riorganizzazione non nasca un nuovo “Narco-Stato” più potente del precedente, poiché, se ciò dovesse accadere, inonderebbe ancor di più di droga l’intero pianeta. Non dimentichiamoci che l’Afghanistan produce il 90% dell’oppio illegale al mondo. Sostanza da cui si ricavano appunto l’eroina e tanti altri stupefacenti che consentono l’arricchimento immediato per tante persone.

L’eroina talebana tornerà a essere nuovamente centrale nello scacchiere degli affari criminali di ’ndrangheta, camorra, mafia siciliana e pugliese poiché l’oppio afgano è tantissimo ed è molto più a buon mercato rispetto a quello dell’America latina. L’eroina che circola in Italia è totalmente importata. Da oggi potrà tornare centrale il percorso dei Balcani che ha la sua origine proprio dall’Afghanistan attraverso la Turchia e l’Albania. Il nuovo arrivo dei talebani, quindi, potrebbe cambiare di nuovo lo scacchiere dei traffici internazionali di stupefacenti per il sol fatto della maggiore convenienza economica.

Le mafie si spostano dove fanno affari e hanno maggiore convenienza. Non crediamo alla favoletta che l’oppio per i talebani sia contrario all’Islam. Quando in passato furono al potere, guadagnavano circa cento milioni di dollari l’anno. È molto improbabile, se non impossibile, che talebani oggi al potere rinuncino ai loro ingenti profitti sfruttando la parte più debole e cioè i coltivatori. Presto ci saranno accordi tra chi gestirà il potere e le mafie mondiali interessate al nuovo business.

Mia opinione personale: produzione e traffici aumenteranno ancora. Questo se non altro per la sempre crescente domanda di sostanze stupefacenti richiesta dai mercati di morte in ogni parte del globo. La questione della produzione e del traffico di droga in Afghanistan è particolarmente complessa, non solo perché coinvolge molteplici attori, tra cui, con un ruolo da protagoniste, certamente le mafie coinvolte in questo nuovo mercato, ma perché il nuovo mercato coinvolgerà anche i Paesi confinanti (Pakistan, Iran, Turchia, Cina) che con la presenza degli Stati Uniti erano stati in parte emarginati. Da oggi, quella zona di territorio rischia di tornare a essere fuori controllo.

Le soluzioni richiederebbero intervento immediato e ad ampio spettro d’azione (riforme sociali, giustizia, economia) da parte della Comunità internazionale (in vent’anni è stato fatto poco o nulla) pena una nuova inondazione di eroina, come accadde negli anni ’80, ma, questa volta, con conseguenze sicuramente più devastanti. Non credo purtroppo ci sarà alcun nuovo intervento. I mercati di morte, ancora una volta, saranno fuori controllo in una zona infetta tenuta a lungo isolata. Questa zona infetta ora però è di nuovo accessibile a tutti e questo sarà il vero problema da affrontare. Noi europei, in primis, dovremo farci i conti e mi auguro non a caro prezzo in termini economici e soprattutto di vite umane. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia