• Ven. Ott 22nd, 2021

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Federazione di centrodestra, Berlusconi non ripeta l’errore del predellino (di A. Saccone, Udc)

(di Antonio Saccone, portavoce nazionale Udc)

In questo scorcio di fine estate si potrebbero gettare le basi per un nuovo soggetto politico, il presidente Berlusconi ci spera da tempo. Ma lo stesso Berlusconi sa che non deve essere commesso l’errore del predellino. Un blitz, quello del 2007, a cui l’allora leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e il segretario del partito, Lorenzo Cesa, con coraggio e lungimiranza, non aderirono perché prevedevano che da lì a breve sarebbero scoppiate le contraddizioni di una operazione politica partorita in modo artificiale. La cronaca politica ci racconterà poi del “che fai mi cacci” di Gianfranco Fini, e della successiva nascita del partito dell’ex presidente della Camera come pure dell’Ncd di Angelino Alfano. 

Diversa la partita del leader leghista. Salvini è consapevole che la pandemia ha cambiato il paradigma del confronto politico. La narrazione del centrodestra come si è presentato alle ultime elezioni è difficile da riproporre. E un leader non può rimanere imbalsamato in una narrazione che appare anacronistica. Ecco la nuova sfida, tutta politica: aggregare con una federazione  l’area conservatrice liberale e cattolica.

La federazione diventerà una unica proposta politica? È presto per dirlo. Per esserlo, in primis non deve essere “in vitro” ma frutto di un dibattito approfondito e paziente che coinvolga il mondo culturale economico e sociale del paese.  Che preveda una partecipazione attiva della periferia dei partiti interessati, non può trattarsi di annessioni ma dev’essere più semplicemente una nuova sfida. Le sfide politiche, tuttavia, non possono partire dalla preoccupazione del destino dei singoli, ma da una visione. E questa è più forte se è autentica e non tattica. Per essere autentica si deve chiarire subito il chi siamo, il dove vogliamo andare, con chi e per fare cosa. A partire dal posizionamento nella Ue e dalla nostra collocazione nello scacchiere internazionale. Dai valori che intendiamo rappresentare mettendo al centro la persona umana. Non si tratta di una scorciatoia per una concorrenza interna al centrodestra per la conquista della leadership. Sarebbe demenziale e svilente oltre che improduttiva. Un centrodestra fermo rischia di apparire una riedizione del marciare divisi per colpire uniti. Si tratta, se persistono le condizioni essenziali, di valorizzare le energie di una area politica che può trovare una sintesi politica, magari slegata dal personalismo del leader di turno. 

Un evento internazionale (simbolicamente la caduta del muro di Berlino) ha determinato la cessazione dei partiti consolidatisi dopo la seconda guerra mondiale, questa pandemia può essere l’occasione per tornare alla Politica. 

E questo fermento sta attraversando l’intero arco parlamentare. Non solo nel Pd, ma anche nei 5 stelle con Luigi Di Maio che a febbraio aveva annunciato che il suo movimento era un partito moderato e liberale (sic et simpliciter), non una semplice abiura. Oggi ci vuole la consapevolezza che non si possono affrontare  le sfide future volgendo lo sguardo al passato. 

Concludo con un monito sempre attuale di Alcide De Gasperi, visto che in questi giorni ricorre la data della sua scomparsa:  “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Questo è lo spirito con cui possiamo contribuire per costruire l’Italia post pandemia.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia