• Dom. Ott 24th, 2021

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Giuseppe Conte

Antonio Billia, chi era costui? Era un deputato radicale lombardo e nel lontano 1873 ebbe la fortuna, o la sventura, di coniare la locuzione “questione meridionale”. Dopo circa 150 anni la locuzione è ancora tra noi, nel senso che la questione meridionale è rimasta questione irrisolta, nonostante le tante promesse, i tanti soldi gettati al vento, le numerose cattedrali nel deserto, le pompose casse per il Mezzogiorno, i ministri per il Mezzogiorno e per il Sud. Tutto clamorosamente inutile.

Il nostro amato Sud continua ad arrancare, a restare inesorabilmente indietro nella corsa alla vita e allo sviluppo, miserabilmente indietro nelle infrastrutture, beffardamente indietro su un’idea di Ponte, quello sullo Stretto, puntualmente riproposto per accendere nuove speranze, prima di rivivere antiche delusioni. Il Sud che esprime tradizione, cultura, donne e uomini di prim’ordine in ogni ramo e disciplina, il Sud che vince ori nello sport, è lontano anni luce dalla medaglia di bronzo quanto a crescita economica.

Anche il M5S, per bocca del nuovo leader, Giuseppe Conte, si è messo in viaggio verso il Nord, quel Nord reso grande anche dal Sud: “Il nuovo Movimento guarderà al Nord come non ha fatto a sufficienza fino a ora. Perché la locomotiva del Paese deve ripartire più forte di prima trainando così tutto il Paese e rendendo possibile lo sviluppo del Sud”.

Oddio, mi sono detto, torna la locomotiva. Ma non è quella di Guccini. Questa è la vecchia locomotiva che da un secolo e mezzo dovrebbe trainare il Sud, condurlo verso di sé senza utilizzarne le membra, senza sfruttarlo, lasciandolo dov’è ma più forte, più autonomo, più al passo con i tempi dettati dall’Europa. Insomma, un nuovo Sud e non l’eterno Sud.

Ma Gianfranco Viesti, che il Sud dimostra di conoscerlo un po’ meglio dell’ex Presidente del Consiglio, precisa che “se il Nord riparte (cosa in sé auspicabile) non traina tutto il Paese e non determina certamente lo sviluppo del Sud. Questo per due motivi di fondo: l’economia del Nord è molto più sviluppata di quella del Sud; ed è profondamente integrata in quella europea”. Il Nord, aggiunge Viesti, quando compra, compra molto poco dal Centro-Sud, e in particolare dal Sud, poiché sono aree con una capacità produttiva più limitata. Inoltre, quando le sue imprese si sviluppano, pensano a nuove localizzazioni produttive, che si dirigono “sui mercati esteri di sbocco più interessanti, o nelle localizzazioni straniere a minor costo”.

La priorità, secondo Viesti, “deve essere quella di ampliare la capacità produttiva, determinare condizioni più favorevoli per l’attività delle imprese, rilanciare le aree urbane, aumentare la formazione dei giovani (con opportunità di lavoro dove vivono), nel Mezzogiorno, mirando davvero e con convinzione, come si sostiene nel Pnrr, alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. Sarà la crescita delle aree deboli, per Viesti, “la vera locomotiva in una economia integrata, in Italia e in Europa”.

Conte, che pure non è nato a Bolzano ma a Volturara Appula, in provincia di Foggia, è liberissimo di andare a Milano, di parlare con Sala e Fontana, di scoprire il Nord cercando di accrescere i voti del M5S; ma se ha a cuore la locomotiva, è bene che il suo viaggio parta da Palermo, prosegua per Catania, non dimentichi Reggio Calabria, si inoltri verso Napoli e Bari, non trascurando Roma. È vero che c’è la Raggi, magari ancora per un po’, ma i dati economici e, ciò che più conta, i numeri della storia, dicono che senza il Sud non sarà mai Italia. E senza il Sud anche le sue stelle saranno, presto o tardi, destinate a spegnersi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia