• Mar. Ott 26th, 2021

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Supercamper, un viaggio attraverso i mondi, ma anche dentro di noi

“Bisogna lasciare al viaggio le possibilità di stupirci, di sconvolgerci, di condurci. Quanti aspetti della nostra vita pensiamo di aver pianificato per poi ritrovarci a contemplare qualcosa che non avevamo mai immaginato? Improvvisare è una dote fondamentale del viaggiatore»

Lo svela anche il sottotitolo di “Supercamper” – scritto dal ravennate Matteo Cavezzali ed edito da Laterza – questo libro è “Un viaggio nella saggezza del mondo”. Di Matteo Cavezzali, classe 1983, fondatore e direttore del festival letterario Scrittura che si svolge a Ravenna e condirettore di Salerno Letteratura voglio ricordare i romanzi precedenti (“Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini”, Minimum fax, 2018 e “Nero d’inferno”, Mondadori, 2019).

L’eponimo del titolo è la vettura con cui i genitori dell’autore hanno intrapreso tanti viaggi fin da quando lui era bambino, un furgone Volkswagen trasformato ingegnosamente in camper la cui storia, però, sfruttando bene le risorse dell’intreccio, l’io narrante fa partire dall’epilogo.

In questo libro che è una mappatura non solo geografica – molti gli aneddoti, i ricordi, gli inserti scientifici, letterari e storici, sempre perfettamente incastrati nella narrazione –, fondamentali sono le differenze tra la tipologia di viandante. Tra il turista e il viaggiatore corre un abisso quanto a disposizione d’animo (Cavezzali ci racconta la sua duplice esperienza a p. 15) ed è sostanziale il modo in cui ci si dispone nei confronti delle abitudini locali. Potreste fare come l’esploratore del sedicesimo secolo Álvaro de Mendaña de Neira, ad esempio, che – giunto a quelle che lui battezzò le Isole Salomone – rifiutò di mangiare il “piatto dell’amicizia” offerto dagli indigeni (praticamente una mano arrostita), e questi si risentirono. Oppure potreste stupirvi come fece il cappellano Gaspar de Carvajal, anche lui del Cinquecento, che nominò il fiume Rio delle Amazzoni in onore delle vigorose donne guerriere che, con sua grande sorpresa, attaccarono il suo naviglio.

Questo libro è uno scrigno inesauribile di sorprese, un vademecum senza pretese per affrontare meglio i problemi quotidiani, un cammino nel passato, nel presente, ma anche nel futuro, un tuffo nel mondo che ci attende, dal momento che vengono chiamate in causa le questioni ambientali o quelle inerenti le migrazioni, e ci si interroga sull’idea di confine: e se, come dimostrano le anguille, i piccioni, e in fondo tutti noi animali, il confine fosse soltanto qualcosa di mentale?

«(I piccoli delle anguille) nuotano per cinquemila chilometri attraverso l’oceano, dal Mar dei Sargassi fino ad arrivare a Comacchio. Come fanno a orientarsi senza seguire nessuno? È un grande mistero».

Questo testo è qualcosa di ben lontano da una guida turistica, è uno strumento preziosissimo per diventare davvero viaggiatori e non solo di paesi sconosciuti. Per lambire l’altrove, per conoscere noi stessi, per carpire lo spirito dei luoghi. Tra le pagine apprenderete una nuova dimensione del viaggio come metempsicosi dell’immaginario, come capacità di mettersi in gioco, lasciarsi prendere per mano se ci si apre alle possibilità della vita, se si impara a fidarsi, interrompendo finalmente le catene ossessive con le nostre manie di controllo. E si scoprirà anche che perdersi potrebbe risultare alquanto piacevole: un po’ di caos, un po’ di entropia è voluta dall’alto delle leggi cosmiche, quindi è inutile affannarci per imporre il nostro ordine!

I capitoli tematici, sono corredati da “Appunti per una nota bibliografica sentimentale” (con consigli libreschi e musicali adatti ai viaggi) e da una “Nota bibliografica”. Questa è un’opera molto particolare che merita in libreria un posto importante. Non è ascrivibile a un genere, io l’ho inserita in uno scaffale in evidenza, tra “Il libro degli esseri a malapena immaginabili” di Caspar Henderson (Adelphi) e “Stelle a catinelle” di Elena Lazzeretto (Kellermann).

E per concludere, un esercizio cui siamo disabituati e che avremo appreso a lettura conclusa è la ricerca delle zone segrete, che vi raccomando:

“Bene, ora provate e vedere l’invisibile. Per raggiungere un bosco non occorre fare molta strada, non c’è bisogno di prendere un aereo. A quindici minuti di auto da casa mia c’è una pineta selvaggia. Pare che Dante venisse qui a cavalcare e passeggiare in cerca di ispirazione quando abitava a Ravenna. Gli alberi sono tutti diversi, si intricano gli uni con gli altri in un vivo reticolo di rami sopra di noi e di radici sotto di noi. E poi ci sono le forme di vita minuscole. Si possono fare viaggi straordinari facendo poca strada”.

SuperCamper

Articolo proveniente da Huffington Post Italia