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Processi in 40 Paesi per la mancata difesa del clima. Prime condanne (di L. Porciello)

Swedish climate activist Greta Thunberg (2ndL) and other climate protesters gather for a protest against climate change in front of the Swedish parliament building in Stockholm, Sweden, on June 18, 2021. - - Sweden OUT (Photo by Henrik MONTGOMERY / TT NEWS AGENCY / AFP) / Sweden OUT (Photo by HENRIK MONTGOMERY/TT NEWS AGENCY/AFP via Getty Images)

(di Leonardo Porciello)

 Sono più di 1.800 le cause legali sul clima in tutto il mondo, secondo uno studio condotto dal Grantham Research Institute della London School of Economics. A contarle e catalogarle ci pensa un enorme database creato a questo scopo: Climate Change Litigation Databases climatecasechart.com. Al momento di queste 1846 cause ben 1.398 sono state avviate negli Stati Uniti. Le altre 448 in più di 40 Stati in tutto il mondo. 

Unepidemia di contenziosi giuridici attorno alla questione ambientale che non è più reversibile e sta dilagando. Ha già investito Cina, Argentina, Brasile, Turchia, Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Ucraina, Ecuador e tutti i Paesi dellUnione Europea. Solo 20 anni fa queste azioni legali erano meno della metà e di sicuro non godevano della popolarità di cui godono oggi. 

La crisi climatica del resto è ormai un’emergenza e i governi devono assumersi le proprie responsabilità per garantire il rispetto degli accordi internazionali sul clima e gli obiettivi dell’agenda 2030. Inoltre aumenta la pressione esercitata dalla crescita dell’attivismo e da un’opinione pubblica sempre più allarmata. Solo in Italia, secondo quanto certifica l’Istat, oltre il 70% della popolazione nutre grandi preoccupazioni per la crisi climatica in atto.

In questo contesto il lavoro della magistratura in campo ambientale appare destinato a crescere sempre di più. Il tribunale di Parigi, nel febbraio 2021, in una causa promossa da quattro ong, ha condannato lo Stato francese (con una pena simbolica) per inadempienza: non ha fatto abbastanza per arginare la crisi climatica in corso. È stata la prima volta in Europa, un precedente che ha scatenato una reazione a catena anche in altri Paesi, come la Spagna e l’Italia.

Nella penisola iberica una coalizione di 5 associazioni tra cui Greenpeace e Fridays for Future España ha aperto un nuovo contenzioso climatico per portare in tribunale il proprio governo, accusato di non essere in linea con gli obiettivi europei.

Su questa scia nel 2019 si erano già mossi 15 ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 17 anni insieme a Greta Thunberg, presentando una denuncia formale alle Nazioni Unite contro i governi di cinque nazioni: Francia, Germania, Argentina, Brasile e Turchia. La causa era stata annunciata dalla stessa attivista svedese con un tweet. L’iniziativa è stata denominata Children vs Climate crisis ed è nata in virtù della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che permette di fare appello alle Nazioni Unite se l’ordinamento di una nazione che ha ratificato il documento non concede un’altra via di ricorso. La denuncia mette in luce la mancanza di azioni politiche mirate ad assicurare un futuro alle nuove generazioni.

Un’altra analoga azione di denuncia era stata intrapresa a settembre 2020. Un gruppo di giovani attivisti portoghesi aveva presentato un esposto alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo per evidenziare le insufficienze delle politiche climatiche messe in atto dai governi mondiali.

In questo dilagare di denunce e richieste sempre più stringenti, qualcosa comincia a muoversi. La Corte suprema tedesca ha dichiarato incostituzionale la legge sulla lotta ai cambiamenti climatici varata dal governo di Angela Merkel nel 2019, forzando di fatto la mano al governo tedesco che accelererà sugli obiettivi dell’agenda 2030, cercando di ridurre le proprie emissioni del 65%. Un tribunale olandese invece ha imposto alla compagnia petrolifera Shell una riduzione del 45% delle sue emissioni nette di carbonio entro il 2030.

Le battaglie giudiziarie però non sono limitate al vecchio continente. Negli Stati Uniti se ne combatte al momento la maggior parte, quasi 1.400: a giugno 2020 lo Stato del Minnesota e il Distretto di Columbia hanno intrapreso azioni legali contro alcune compagnie petrolifere, accusandole di aver ingannato i consumatori rispetto alle reali emissioni di CO2 rilasciate dal consumo dei loro prodotti. In seguito a queste denunce lo Stato del Massachusetts ha citato in tribunale la compagnia petrolifera Exxon, famosa per aver previsto già quarant’anni fa gli esiti del consumo sfrenato di risorse non rinnovabili e aver taciuto al riguardo, secondo varie inchieste tra cui quella del Guardian.

In Italia invece il primo contenzioso giudiziario climatico è stato avviato lo scorso 5 giugno di fronte al tribunale civile di Roma nei confronti della presidenza del Consiglio dei ministri. La causa conta 203 ricorrenti tra cui 24 associazioni, 162 singoli cittadini, e 17 minori rappresentati dai genitori. È la Campagna Giudizio Universale che si inserisce tra i contenziosi climatici sostenuti dalla società civile in oltre 40 Paesi di tutto il mondo. La causa è guidata da un team di legali composto da avvocati e docenti universitari, fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. Non chiedono un risarcimento, ma concrete azioni per la salvaguardia del clima come l’abbattimento delle emissioni di CO2, come ha dichiarato la portavoce dell’associazione A Sud Marica Di Pierri. Contestando gli attuali provvedimenti che vengono considerati insufficienti a garantire l’avvicinamento agli obbiettivi fissati dall’agenda 2030.

Insomma la rivendicazione del diritto a un clima stabile e sicuro guadagna terreno un po’ ovunque. In Ecuador la rana arlecchino dalla narice larga e la rana cohete confusa, entrambe in estinzione, hanno sconfitto in tribunale la compagnia mineraria che voleva trasformare le pozze in cui vivono in cave .

E anche in Cina si affacciano le battaglie per il diritto all’ambiente. Quando per costruire una diga si sarebbe dovuto inondare l’ultimo l’habitat naturale del pavone verde, rarissimo in estremo oriente, gli ambientalisti del distretto di Yunnan sono riusciti a preservare la casa di questo splendido animale. Una vittoria che potrebbe non ripetersi, poiché secondo un ’inchiesta di Bloomberg Green la crescita dell’attenzione ambientale avviene sotto l’attenta e selettiva supervisione del governo. In ogni caso l’eco lasciata dalle migliaia di cause fa da moltiplicatore a nuove possibili azioni legali.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia