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Il politologo e la crisi d’identità del M5S: “L’ambiguità di Conte serve solo a raccattare voti”

DiRed Viper News Manager

Ago 20, 2021

«I fatti recenti denotano una certa crisi del Movimento Cinque Stelle: sono in cerca di identità e lo dimostra il diverso atteggiamento tra Napoli e Salerno per le amministrative, dove a Napoli c’è un’adesione al progetto di Gaetano Manfredi, sostenuto anche da Vincenzo De Luca, mentre a Salerno c’è rivalità. Simbolo della crisi? È proprio Conte, il leder del Movimento»: Gennaro Carillo, professore di Storia del pensiero politico all’università Suor Orsola Benincasa, analizza il nuovo corso del movimento pentastellato, all’indomani delle ultime dichiarazioni dell’ex premier Giuseppe Conte.

«Con il Pd abbiamo un dialogo privilegiato e anche con LeU. C’è un’ampia area del centrosinistra che ci consente di sperimentare soluzioni», ha detto l’ex presidente del Consiglio, ora leader del M5S, ieri a Salerno per sostenere la candidata sindaco Elisabetta Barone. L’“avvocato del popolo” ha lanciato un messaggio al presidente campano Vincenzo De Luca che, nelle scorse settimane, aveva ipotizzato la “fusione” di Pd e M5S in un unico partito riformista: «Il partito unico non è nell’ordine delle cose attuali, ma dobbiamo vivere questo con grande serenità».

Poi Conte ha fatto chiarezza sull’atteggiamento ondivago del suo Movimento: «Dov’è stato possibile, come a Napoli, abbiamo fatto un patto che ci vede impegnati in un unico progetto politico. Qui a Salerno non c’erano le condizioni e abbiamo un altro progetto politico che si confronterà con gli altri». Cosa avrà voluto dire? Niente. «È una spiegazione politicistica, non politica: è una spiegazione che a che fare con il chiacchiericcio politico e non con le effettive decisioni politiche di merito – spiega Carillo – È come se Conte avesse detto, in maniera piuttosto tautologica: dove ci siamo accordati, abbiamo trovato l’accordo; dove non ci siamo accordati, non lo abbiamo trovato. Ma su quali valori e su quali discriminanti non è chiaro. Siamo di fronte a un Movimento dal carattere piuttosto aeriforme, il che poi si riflette anche sulle alleanze e quindi non c’è una linea valida una volta per tutte ma solo posizionamenti tattici. Nulla di scandaloso, ma nemmeno di innovativo, rispetto alla vecchia politica».

Resta l’ambiguità del rapporto tra M5S e Pd: alleati a Napoli, avversari a Salerno. «Trovo incomprensibile – commenta Carillo – che la pregiudiziale anti deluchiana valga a Salerno e cada a Napoli. Conte dovrebbe fare chiarezza». E all’ex premier bisognerebbe chiedere anche della sua svolta nordista e dell’idea di dirottare le attenzioni dei pentastellati non più sul Mezzogiorno ma sul Nord, considerato che «Milano è la locomotiva del Paese». «L’accezione “locomotiva del Paese” non è altro che un luogo comune – osserva Carillo – Possibile che non si trovi di meglio dei campi metaforici di calcio, guerra e ferrovia? E la gestione del Covid non ha forse dimostrato che quella locomotiva tutto era fuorché un capolavoro di efficienza?».

Secondo il politologo la lettera di Conte è un disperato tentativo di smarcarsi dall’immagine di sé che il M5S ha costruito in questi anni: «Avendo fatto del reddito di cittadinanza uno dei propri cavalli di battaglia ideologici – dice Carillo – il Movimento è molto radicato al Sud e molto meno al Nord. Ora Conte vuole provare a invertire la rappresentazione di sé e della formazione che guida. C’è un discorso molto scontato, non c’è nulla di particolarmente innovativo. Mi sembra solo uno sforzo retorico più che uno sforzo politico».

Sforzo che forse avrà messo in imbarazzo il candidato sindaco di Napoli sostenuto da Pd e pentastellati. «Non credo che Manfredi si debba sentire toccato dalle affermazioni dell’ex premier – osserva Carillo – La durata di una posizione politica oramai si misura in minuti, nemmeno più in ore o giorni. Nessuno chiederà di spiegare a Conte la contraddizione tra queste due affermazioni. Non dimentichiamo mai che ha presieduto un governo prima con la Lega di Salvini e poi col “Partito di Bibbiano”, a dimostrazione della reversibilità delle posizioni. Siamo di fronte a una politica della contingenza. Ora, quindi, il suo improbo compito è quello di traghettare definitivamente quel che resta del Movimento in un partito tradizionale».

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