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Meloni, vaccini facoltativi e indennizzi: la replica di Fratelli d’Italia

DiRed Viper News Manager

Ago 19, 2021

Egregio direttore,

Il Riformista ha pubblicato lo scorso 14 agosto l’articolo “Meloni e i vaccini facoltativi. Basta bufale sugli indennizzi” di Salvatore Curreri.

Eppure queste presunte clamorose bufale non appaiono nell’articolo. Dopo aver riportato le affermazioni della Meloni, ossia che in base alla normativa vigente solo chi subisce danni a causa di un vaccino obbligatorio è indennizzabile, l’autore del pezzo riporta una serie di esempi che poco hanno a che vedere con le legittime perplessità di Giorgia Meloni: l’obbligo di indennizzo per chi subisce un qualunque trattamento sanitario (desumibile però  da una pronuncia della CEDU) e dell’indennizzabilità dei danni derivanti da vaccinazioni non obbligatorie ma fortemente raccomandate desumibile da diverse pronunce della Corte Costituzionale. Sino alla chiosa del pezzo, in cui si afferma, giustamente, che non c’è allo stato alcuna norma che imponga l’indennizzo in casi di danno per il vaccino anticovid e che comunque occorrerebbe rivolgersi ad un giudice, il quale peraltro dovrebbe sollevare la Questione di Legittimità Costituzionale, al fine di ottenere una sentenza additiva in linea con l’attuale giurisprudenza.

Infatti, la legge italiana non prevede al momento l’indennizzabilità in caso di danno derivante da vaccino anticovid perché non ne è prevista l’obbligatorietà. L’art. 1 della L. 210/1992 limita ai soli vaccini obbligatori l’indennizzo in caso di danni. Pertanto solo incardinando un giudizio, dopo l’intervento di un giudice, che dovrebbe ritenere rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale rimettendola alla Consulta, si potrebbe forse ottenere l’indennizzo. La domanda dunque è perché lo Stato non si assume la responsabilità di rendere obbligatorio il vaccino? Oppure, perché non ci si è presi la responsabilità di rendere gli eventuali danni indennizzabili per Legge? Occorre ricordare che La sentenza n. 5 del 2018 della Corte Costituzionale, estensore Marta Cartabia, specificava che lo Stato può imporre le vaccinazioni in presenza di tre presupposti: se il trattamento è diretto non solo a tutelare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute della comunità; se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvi i rischi tollerabili; se sia prevista comunque una indennità in favore del danneggiato.

Si aggiunge a  questo quadro, come correttamente sottolineato nel pezzo di Curreri, anche una sentenza della Consulta del 2020, durante la presidenza Cartabia, che estende l’obbligo di indennizzo alle vaccinazioni fortemente raccomandate. Peccato che nel caso di specie la vaccinazione anticovid non è stata espressamente definita come fortemente raccomandata né si è inteso estendervi l’indennizzabilità prevista dalla Legge per le obbligatorie.

Per la Consulta dunque un obbligo vaccinale è legittimo se si posseggano dati certi rispetto al rapporto tra rischi e benefici del vaccino, sia in termini individuali che collettivi e sempre che lo Stato si assuma ogni responsabilità, indennizzando eventuali danneggiati.

Nel caso del vaccino Anticovid, tuttavia, mancherebbero i presupposti per l’obbligatorietà e l’introduzione del green pass, che formalmente non introduce un obbligo vaccinale ma che ne costituisce una surrettizia introduzione, sembra in sostanza voler aggirare l’obbligo di indennizzo previsto dall’art.1 L. 210/1992. Lo stesso Curreri nel suo articolo auspica un “intervento normativo  più coraggioso”, dimenticando però che le Leggi o esistono o non esistono e doversi affidare all’alea del giudizio e dell’intervento della Corte costituzionale non vuol dire essere tutelati.

Questioni serie, che per fortuna dell’Italia almeno Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni hanno la libertà e il coraggio di porre.

*Sara Kelany
Avvocato, ufficio studi Fratelli d’Italia

 

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