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Green pass a scuola, il Governo ci trasforma da presidi in poliziotti

Il decreto legge 111/21, la cui approvazione definitiva è prevista per settembre inoltrato, ha alimentato le incertezze in cui anche quest’anno versa la scuola, a poche settimane dalla riapertura. Scuola in presenza a tutti i costi e bando alla Dad! Queste sono le parole che corrono sulla bocca di tutti in questi mesi estivi.

Trascorsi quasi due anni dall’inizio della pandemia, quali strategie ha adottato il Ministero per favorire la ripresa delle attività in presenza? Nessuna novità sul fronte dei trasporti, a parte la recente proposta del commissario Figliuolo di fornire gratuitamente le mascherine FPP2 agli studenti pendolari. Le uniche misure previste dal CTS per arginare il contagio sono per adesso le mascherine chirurgiche, l’igienizzazione, il ricambio d’aria e la promozione della campagna di vaccinazione tra gli studenti, la cui adesione al momento è ancora indeterminata, sebbene i numeri di agosto siano promettenti. Il nuovo protocollo prevede quest’anno “flessibilità” nell’adozione del distanziamento, ma non è chiaro quali possano essere le misure compensative, laddove non sia possibile mantenerlo per mancanza di spazi. Soltanto nella proposta di accordo con i sindacati, si intravede una vaga e tardiva promessa sulla riduzione delle classi pollaio.

Il ricorso alla Dad, pertanto, non è affatto scongiurato, perché il contagio di un solo studente comporterebbe la quarantena per l’intera classe, peraltro con tempistiche diverse, in quanto, in base alla nuova circolare del Ministero della Salute, i vaccinati dopo 7 giorni possono rientrare in comunità, i non vaccinati devono attendere 10 giorni. E se le autorità sanitarie, al termine di questo periodo non riuscissero a certificare la negatività con un tampone, la quarantena sarebbe prorogata a 14 giorni per tutti. Soltanto l’adesione degli studenti alla campagna di vaccinazione potrebbe ridurre le probabilità di ritorno alla didattica a distanza, pur nella consapevolezza che un rischio di contagio, seppure limitato, esiste anche dopo l’immunizzazione.

L’obbligatorietà del green pass per il personale scolastico rappresenta l’unica vera novità nel decreto legge. Diamo atto al Ministero di avere dato un messaggio coraggioso al mondo della scuola, ma questo passo non è ancora sufficiente, in quanto non è stato accompagnato da dettagliate misure attuative. Chiediamo al Ministro urgenti delucidazioni in merito alle ultime disposizioni, allo scopo di uniformare il comportamento dei dirigenti e di placare le polemiche che inevitabilmente sono seguite alla bozza di decreto.

Con una recente nota inviata alle istituzioni scolastiche in allegato al Protocollo di Sicurezza, il Ministero ha definito almeno i criteri per la gratuità del tampone molecolare per il personale scolastico. Come è noto, il Ministero, smentendo i sindacati, ha sottolineato già via social, il giorno successivo all’accordo sottoscritto nella notte, che la possibilità del tampone gratuito era riservata solo a coloro che fossero esenti da vaccinazione per motivi di salute. La nota n. 900 del 18/08/21 ribadisce che le risorse andranno destinate solo a personale fragile, esentato dalla vaccinazione. Un problema da non trascurare è poi quello relativo alla modalità di verifica del green pass. Il Dirigente scolastico non può acquisire il documento, ma è tenuto a verificare il possesso da parte del personale scolastico. La scheda di sintesi allegata al Protocollo dichiara che, non essendo possibile conoscere la scadenza della certificazione, “è presumibile che la verifica vada condotta quotidianamente su tutto il personale”. Ci auguriamo che l’assurdità di questa disposizione sia presto riconosciuta dal Ministero, perché sarebbe impossibile garantire l’osservanza della norma in istituti scolastici con centinaia di docenti e ATA, articolati su più plessi. La verifica andrebbe effettuata al massimo a campione sui vaccinati e quotidianamente solo su coloro che non si sono sottoposti al vaccino.

Numerose le questioni irrisolte: ad esempio, non è ancora chiaro in che termini richiedere il documento in questione ai docenti a tempo determinato. Hanno diritto a prendere servizio, anche se momentaneamente non in possesso del green pass, oppure devono esibirlo al momento della convocazione a scuola? E le eventuali sanzioni amministrative devono essere comminate dal dirigente scolastico, oppure dall’USR, su segnalazione delle scuole? E come interfacciarsi con il personale esterno che ha diritto ad entrare in ambiente scolastico, come un genitore, un docente esperto o il personale del terzo settore? Sarà obbligatorio il green pass anche per i visitatori occasionali?

Le recenti discussioni sull’avvio del nuovo anno scolastico dimostrano, dunque, ancora una volta, il fatto che sfugge spesso agli opinionisti, agli esperti che a vario titolo si esprimono sulla scuola, ma a volte anche agli addetti ai lavori, la complessità di un mondo come quello scolastico che ha un obiettivo immateriale, come la formazione e la cultura, ma che deve fronteggiare quotidianamente una serie di problemi pratici di non facile soluzione e che non possono essere sempre delegati ai dirigenti scolastici. Gli studenti delle scuole superiori da quasi due anni non hanno frequentato le lezioni in presenza: si richiede pertanto, a tutela dei ragazzi, un’impostazione seria delle norme che non lasci spazio all’improvvisazione, all’interpretazione personale ed al compromesso politico.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia