• Dom. Ott 24th, 2021

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Draghi preme per una posizione comune per evitare una crisi umanitaria

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Le cancellerie di tutto il mondo si muovono per gestire la crisi in Afghanistan. Il premier Mario Draghi è al lavoro per riunire i grandi della terra del G20 già nei primi giorni di settembre. Sente il francese Emmanuel Macron e il presidente russo Vladimir Putin, uno dei principali attori extraeuropei dopo la ritirata dell’Occidente dal Paese mediorientale. Entro la fine di agosto l’Italia vuol far rimpatriare gli ex collaboratori afghani, circa 2500, ma sul territorio, dove i talebani hanno preso il potere, le difficoltà non sono poche. E vi è molta apprensione per i flussi migratori che saranno in arrivo nelle prossime settimane. Il focus è sull’azione della Comunità internazionale a favore della stabilità in Afghanistan e ogni sforzo è volto a scongiurare una catastrofe umanitaria, a contrastare il terrorismo e i traffici illeciti e a difendere i diritti delle donne.

I ministri degli Esteri che fanno parte della Nato si riuniranno venerdì in un incontro straordinario. Intanto sempre i ministri degli Esteri del G7 si sono visti per una riunione d’urgenza in attesa del vertice straordinario dei capi di Stato e di governo indetta per i prossimi giorni. Come presidente del G20, l’Italia ha in programma di convocare una riunione ad hoc prima del summit di fine ottobre per rafforzare un approccio comune e coordinare la nostra posizione con altri importanti partner come Russia, Cina e Turchia. È fondamentale agire in maniera coordinata nei confronti dei talebani, che attualmente a fasi alterne bloccano il traffico aereo non permettendo sempre gli espatri.

Tanto che l’appello che viene lanciato dal G7 esteri è rivolto ai talebani proprio mentre vengono diffuse le foto delle madri disperate che passano i loro figli sopra il filo spinato ai soldati stranieri pur di metterli in salvo fanno il giro del mondo: “Garantire la sicurezza di chi vuole lasciare Kabul”. I ministri degli Esteri chiedono il rispetto dei diritti umani, inclusi quelli “delle donne, dei bambini e delle minoranze”. Si è convenuto sulla necessità di agire come un unico blocco per avere più potere nei confronti dei talebani. Temi, questi che la settimana prossima – il 26 e 27 agosto – Draghi e Di Maio discuteranno direttamente con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov in visita in Italia. Sono già in 6mila probti a lasciare Kabul.

Sul fronte politico, lato M5s, Giuseppe Conte viene fatto oggetto di feroci critiche per la sua ‘apertura’ di ieri al dialogo con il nuovo Emirato islamista. “È importante agire in maniera coordinata nei confronti dei talebani. Dobbiamo giudicarli dalle loro azioni, non dalle loro parole”, sembra correggerlo Di Maio che chiede di “mantenere una posizione ferma sul rispetto dei diritti umani e delle libertà, e trasmettere messaggi chiari tutti insieme”. Ma Conte – con Grillo sullo sfondo che parla di “fuga disonorevole” e “macchia indelebile” – difende la sua linea di “dialogo serrato” pur con la ferma richiesta del “rispetto dei diritti umani” e replica duramente ai suoi detrattori: “Di fronte al disastro umanitario che è in corso in Afghanistan, dove sono in pericolo i più elementari diritti fondamentali, è vergognoso che in Italia ci sia chi gioca a strumentalizzare fatti e dichiarazioni per biechi fini di polemica politica”.

Oltretutto, scrive su Fb, visto che “la polemica proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al “rinascimento arabo” e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori”. Di Maio frena ancora e chiede che i talebani vengano giudicati dalle “loro azioni e non dalle loro parole”. Perché al momento la trattativa per i rimpatri è ancora in salita.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia