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Dopo l’Afghanistan. I timori sul Pakistan, la sfida dell’India

SRINAGAR, KASHMIR, INDIA-AUGUST 15 : Indian paramilitary soldiers stand alert near a check point during the official celebration of India's Independence Day in Srinagar, Kashmir on August 15, 2021. (Photo by Faisal Khan/Anadolu Agency via Getty Images)

A livello regionale, l’India è il Paese che più ha da perdere dalla riconquista dell’Afghanistan da parte dei talebani. Se la vittoria dei talebani, foraggiata dal Pakistan, piace alla Cina per il patrimonio afghano di terre rare, per gli indiani l’imbarazzante ritirata occidentale è doppiamente amara: sia per il danno di credibilità al patto delle democrazie sponsorizzato da Biden, sia per il rischio di ripercussioni terroristiche in regioni come il Kashmir.

Secondo un’analisi della Bbc, è probabile che il successo dei talebani provochi un cambiamento significativo nella geopolitica dell’Asia meridionale, rivelandosi particolarmente difficile per l’India date le storiche tensioni e le controversie sui confini con il Pakistan e la Cina, entrambi in prima linea nel futuro dell’Afghanistan.

Il ruolo del Pakistan

La lunga insurrezione talebana e la sua rapida conquista dell’Afghanistan sono indissolubilmente legate al Pakistan, come ricorda il Washington Post. Per oltre mezzo secolo il Pakistan ha dato manforte a elementi militanti in Afghanistan nel quadro della cosiddetta dottrina della “profondità strategica”. Le fazioni che si unirono ai talebani mantennero ampi legami logistici e tattici con le agenzie pakistane, mentre molti dei loro combattenti provenivano dai clan tribali che vivevano a cavallo del confine. Queste stesse reti probabilmente hanno permesso al fondatore di al Qaeda, Osama bin Laden, di trovare rifugio in un complesso non lontano dalla principale accademia militare del Pakistan fino a quando i Navy Seals statunitensi lo hanno ucciso in un raid un decennio fa.

Il governo dei talebani in Afghanistan conferisce profondità strategica al Pakistan contro l’India. Secondo Michael Kugelman, vicedirettore del Wilson Center, Islamabad ha ottenuto ciò che ha sempre voluto: un governo in Afghanistan che può facilmente influenzare. Per Islamabad ci sono anche delle sfide – a cominciare dal fatto che i talebani guidati dai pashtun non hanno mai riconosciuto il confine poroso tra Afghanistan e Pakistan – ma i vantaggi sono molto più ampi, anche grazie al ruolo che i cinesi intendono giocare nell’area.

Le sfide per l’India

“Per l’India un Afghanistan in mano ai talebani non può portare a nulla di buono”, commenta Ugo Tramballi, consigliere scientifico Ispi. “L’India è sempre stata allineata con gli occidentali e con l’Alleanza del nord. Rispetto a Cina, Russia, Iran – che in modo secondo me un po’ affrettato sono considerate le parti vincenti di questa partita – l’India come gli occidentali è il partito sconfitto dall’ascesa dei talebani”.

L’India non è mai stata rilevante in Afghanistan come il Pakistan, gli Stati Uniti o la Russia. Ma Delhi è sempre stata coinvolta nella promozione della sicurezza e dei legami culturali. Migliaia di afghani sono in India per istruzione, lavoro o cure mediche.

La più grande sfida che l’India dovrà affrontare è se riconoscere o meno il regime talebano. Sarà una scelta difficile, soprattutto se Mosca e Pechino decideranno di riconoscere in qualche modo il governo talebano. Secondo alcuni, l’opzione migliore per l’India è tenere aperto un canale di comunicazione con i talebani, anche se non sarà facile visti i trascorsi. I talebani – ricorda la Bbc – hanno offerto un passaggio sicuro ai dirottatori di un aereo della Indian Airlines nel 1999, un incidente che rimane impresso nella memoria collettiva degli indiani. E Delhi ha sempre mantenuto stretti legami con l’Alleanza del Nord, un gruppo che ha combattuto i talebani tra il 1996 e il 1999 e che ora sta provando a organizzare una debole resistenza.

Con i talebani nel cuore di Kabul, l’India potrebbe voler mettere da parte il passato per salvaguardare i propri interessi e cercare più stabilità nella regione. Si teme che gruppi militanti come Jaish-e-Mohammad e Lashkar-e-Taiba saranno galvanizzati dal successo dei talebani e pianificheranno ed eseguiranno attacchi contro l’India. Secondo gli esperti, potrebbe essere necessaria una strategia per garantire che la regione contesa del Kashmir non diventi il prossimo punto di raccolta dei mujaheddin.

La posizione di Nuova Delhi è complessa anche perché – spiega ancora Tramballi – l’India si percepisce come una potenza regionale sempre più assertiva da poco, sostanzialmente da Modi; prima gli indiani erano sempre stati molto cauti sull’avere profili internazionali. L’Afghanistan, in ogni caso, non è mai stato al centro dell’interesse strategico indiano, se non in chiave anti-pakistana.

La minaccia terroristica nel Kashmir

Ed è proprio il rafforzamento del Pakistan a spingere oggi l’India ad alzare il livello di guardia. “Ora si teme che al Qaeda o l’Isis possano ritrovare rifugio in Afghanistan per colpire l’Occidente, ma credo che i talebani saranno più accorti rispetto al passato perché hanno bisogno di relazioni internazionali”, argomenta l’analista Ispi. Per l’India, invece, la minaccia terroristica derivante dalla vittoria del talebani è molto più concreta e imminente, per il sostegno che i talebani possono dare ai terroristi islamici del Kashmir.

“L’India si deve principalmente guardare sul piano della sicurezza da quali influenze un Afghanistan talebano può avere nelle sue regioni più deboli, come la Dhaka e il Kashmir”, prosegue Tramballi. Washington farà in modo di rassicurare, ad esempio offrendo a Delhi i suoi strumenti di intelligence e logistica per contrastare i tentativi di terrorismo, ma la débâcle della fuga occidentale da Kabul è destinata a minare comunque la credibilità degli Usa e di tutta la Nato.

Il bastione imperfetto della democrazia

Per quanto imperfetta, la democrazia indiana resta per l’Occidente il baluardo dei suoi valori in un continente dove l’autocrazia cinese è protagonista assoluta. Nel grande confronto del nostro tempo tra Washington e Pechino, e tra democrazie e autocrazie, Delhi è stata definitivamente arruolata, in un quadro molto più largo e più politico-militare, in questa sfida. Gli sviluppi in Afghanistan ovviamente non cambiano questa realtà, soprattutto perché per l’India la frontiera più delicata resta quella con la Cina. Sarebbe però sbagliato sottovalutare l’impatto che un Pakistan rinvigorito potrebbe avere sulla stabilità del subcontinente, anche alla luce dell’amicizia tra Islamabad e Pechino: i pakistani, grazie ai loro buoni rapporti con i talebani, aiuteranno i cinesi a penetrare a livello economico e commerciale in un paese come l’Afghanistan, ricco di risorse minerarie ma estremamente ostico da gestire.

“Se avessero potuto scegliere, certamente gli indiani avrebbero provato a convincere gli americani a restare ancora in Afghanistan, o quanto meno a evitare un’uscita così disastrosa, da cui esce danneggiata la credibilità della Nato”, osserva l’esperto Ispi. Per l’India il futuro si presenta come una montagna particolarmente difficile da scalare: piegato dalla pandemia (secondo uno studio di Harvard, i morti sarebbero quasi 5 milioni) e affamato dalla crisi economica, il Paese fa i conti con spinte autoritarie in una tensione crescente tra modernizzazione e conflitto sociale. Dall’efficacia con cui Stati Uniti e Ue sapranno porsi al fianco dell’India, anche nel contrastare la minaccia terroristica derivante dagli sviluppi in Afghanistan e Pakistan – dipenderà molto del futuro di questo enorme e complesso paese.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia