• Dom. Ott 24th, 2021

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Basta applicare la legge per prevenire gli incendi e reprimere reati

Ha ragione Fabrizio Curcio, il capo della Protezione Civile, che nell’intervista al Corriere della Sera ha messo il dito nella piaga: per fermare i roghi serve prevenzione e applicare le leggi esistenti e, aggiungiamo noi, non mettere a repentaglio il sistema sanzionatorio della legge sugli ecoreati con la riforma della giustizia, approvata dalla Camera e ora al vaglio del Senato. La cura contro gli incendiari è un mix di attività di prevenzione e cura del territorio da parte di Regioni e Comuni, insieme al rafforzamento delle attività svolte da forze dell’ordine e magistratura sul versante repressivo, ma che non può non essere al centro anche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dalle politiche per fermare la crisi climatica a quelle di adattamento e mitigazione per rendere i territori, soprattutto quelli montani, più resilienti agli effetti del climate change.

Non si fanno le politiche ambientali migliori senza le risorse adeguate. E non si fanno nemmeno riforme come quella che ha trasferito le competenze sulla gestione attiva dei roghi dall’ex Corpo Forestale dello Stato (ora integrato nell’Arma dei Carabinieri) solo per risparmiare 31 milioni di euro, senza verificare gli esiti concreti e gli eventuali aggiustamenti di questa riforma che, a 4 anni di distanza, dimostra ancora limiti sulla organizzazione della filiera che sovrintende alla tutela delle aree boscate e montane dagli incendi.

L’attuale sistema prevede tante competenze e una filiera di responsabilità troppo lunga e che va facilmente in crisi se, ad esempio, i comuni non realizzano il catasto delle aree percorse dal fuoco su cui imporre il vincoli che vietano, come prevede la legge 353 del 2000 sugli incendi boschivi, di cambiare la destinazione d’uso, di costruire immobili, di rimboschire con risorse pubbliche, deterrenti principali contro la mano criminale che alimenta le stagioni di fuoco per conto della speculazione e delle ecomafie. Condividiamo e facciamo nostro, a tal proposito, il forte appello lanciato dal Gruppo Goel e dalla Comunità Progetto Sud in Calabria perché a partire dalle comunità locali si faccia di più nella denuncia di chi innesca i roghi dolosi, affinché emergano collusioni e connivenze dietro le quali non è affatto azzardato immaginare un ruolo della ’ndrangheta.

In questo sforzo corale, che riguarda tutti, bisogna avere la chiara consapevolezza che Comuni montani e delle aree interne, in gran parte piccoli e piccolissimi, non sono nelle condizioni di adempiere alle disposizioni previste dalla legge 353: un ottimo provvedimento, pensato, però, quando la geografia istituzionale del nostro Paese contemplava, ad esempio le Comunità montane e le Province (oltre al Corpo Forestale dello Stato) che sostenevano le politiche ambientali dei Comuni e spesso si sostituivano nelle competenze utilizzando il principio della leale collaborazione tra gli enti. Ora, senza riesumare l’organizzazione istituzionale del passato, si può discutere di come recuperare e legare gli anelli di questa catena di enti sovracomunali che non ci sono più e affidare a qualcuno la responsabilità di provvedere a quello che i piccoli Comuni non sono in grado di fare, perché nel frattempo si sono pensate altre riforme a costo zero che hanno svuotato gli enti locali di competenze, personale e risorse.

Gli incendi stanno mettendo a nudo tante criticità nelle politiche territoriali e ambientali che il nostro Paese ha fatto finta di non vedere e che la crisi climatica sta enfatizzando: siamo immersi nel Mediterraneo senza avere una strategia e soprattutto siamo diventati un Paese in cui le foreste coprono il 37% del territorio ma ci occupiamo degli alberi quando prendono fuoco o crollano nelle città per mancata manutenzione e  cura del verde urbano.

La prevenzione contro i roghi si fa in tempo di pace si direbbe, ma non può essere affidata al cielo sperando nei Canadair o nell’arrivo della pioggia. Le Regioni dovrebbero approvare i piani antincendio non a ridosso dell’estate ma nell’autunno precedente, prevedendo per tempo il dispiegamento di forze nei soliti posti oggetto delle attenzioni dei piromani e dei criminali.

Volontari, personale dei vigili del fuoco, uomini e donne delle forze dell’ordine sono impegnati in questi giorni drammatici a contenere, per quanto possibile, l’avanzare delle fiamme. E hanno bisogno, nelle aree più colpite, del massimo sostegno, a tutti i livelli. Per questo ci sentiamo di chiedere al governo Draghi perché nel PNRR ha cancellato le risorse che noi insieme al mondo della ricerca forestale avevamo chiesto per gestire in maniera sostenibile il nostro patrimonio verde. È stato un errore ma si può sempre trovare il modo di rimediare, se c’è la volontà politica di farlo.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia