• Dom. Ott 24th, 2021

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Obbligo vaccinale. Per fugare ogni dubbio sullo Stato no vax

Il tema delle vaccinazioni ha assunto, a causa dell’evolversi della pandemia, assoluta centralità nel pubblico dibattito. Le questioni però sono antiche e il Covid 19 ne ha solo aumentato l’attualità.

È noto che dal 2013 (fonte Ministero della Salute, Circolare del 16 agosto 2017, ante pandemia) si è registrato un progressivo trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate. Tale fenomeno ha determinato un calo della copertura vaccinale al di sotto del 95%, soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il raggiungimento della c.d. “immunità di gregge”.

La legge n. 119 del 31 luglio 2017 che ha convertito con modificazioni il Decreto Legge del 7 giugno del medesimo anno, ha reso obbligatorie (aggiornando la precedente normativa) 10 vaccinazioni per i minori (anche stranieri non accompagnati per i quali è prevista l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale anche nelle more del permesso di soggiorno) tra i zero e i sedici anni., prevedendo un’apposita procedura che la predetta circolare indica, con cui gradualmente coinvolgere le famiglie inadempienti fino a sanzionarle amministrativamente, passando per incontri e forme di sensibilizzazione che coinvolgono i competenti dipartimenti ASL e i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Ci si domanda, quante sanzioni sono state comminate e quante aziende sanitarie e medici e pediatri di libera scelta hanno svolto il loro ruolo di prevenzione per salvaguardare l’ecosistema della salute pubblica. L’esperienza di cittadini e di genitori ci dice che il massimo che abbiamo visto in giro attiene a qualche lettera in cui si ricorda l’obbligo vaccinale.

L’attualità e la gravità di una pandemia conclamata da Covid 19 con circa 128.000 morti in Italia e 4,37 milioni nel mondo, e non semplicemente a rischio come può accadere per l’inadempimento alle classiche vaccinazioni obbligatorie, ci interroga però sul comportamento delle Istituzioni pubbliche che, alla luce delle considerazioni seguenti, rischiano di essere percepite dure e determinate a parole sul versante della cultura vaccinale, ma troppo soft nella concretezza delle scelte concrete.

La Costituzione ci ricorda che il trattamento sanitario non può essere imposto a nessuno, se non per disposizione di legge (è il caso dei c.d. trattamenti sanitari obbligatori che contemperano il diritto a non vedersi curati coattivamente, alla tutela dei cittadini che da quella patologia non curata possono subire dei danni alla propria salute). Ci è altrettanto noto come il nesso di casualità tra la non vaccinazione per scelta e la diffusione di un virus (e quindi il danno a un soggetto terzo a chi non si vaccina) è certo. Tali affermazioni conducono a interrogativi scontati. Perché non viene dichiarata obbligatoria per legge per tutti i cittadini e trattata almeno alla stessa stregua degli altri vaccini obbligatori, la vaccinazione per prevenire e neutralizzare il virus Covid 19? Perché non attivare la procedura di sensibilizzazione a cura di ASL e Medici e Pediatri di Libera scelta, con una vera e propria azione, anche domiciliare e a tamburo battente, quasi da “laica pastorale sanitaria”? Perché non obbligare il personale educativo e scolastico, che non vaccinandosi “condiziona” negativamente i discenti e le loro famiglie (anche se tutto il personale pubblico che è legato a un rapporto di fedeltà e lealtà alla nazione andrebbe al pari obbligato) a non vaccinarsi, pena la sospensione dal servizio, come è avvenuto per i medici e come le massime magistrature hanno ritenuto legittimo? Insomma, la scelta è tra: andare fino in fondo e fugare ogni dubbio su una versione tollerante da parte dello Stato della cultura no vax; oppure alimentare il dubbio che la prevenzione e la sanità pubblica può essere sacrificata e derogata in nome di presunte libertà, con un danno pesante alla credibilità del nostro sistema pubblico che aiuterebbe il proliferare dei complottisti e dei tuttologi, con migliaia di innocenti morti sul campo della pandemia.

È giunto il tempo, almeno quando in gioco c’è la vita di milioni di persone e non un qualunque interesse o bene da proteggere, di dire alla comunità che per parlare di medicina bisogna studiarla in un’università (indi la chiacchiera da bar non può avere alcun effetto sugli altri) e che uno Stato che si rispetti fa corrispondere alle priorità e alle urgenze, gli obblighi da far rispettare sanzionando gli inadempienti e, come uno Stato democratico deve, solo dopo aver messo in campo tutte le forze per “educare” alla salute, che è individuale e pubblica nello stesso tempo (e non può esserci la prima senza la seconda).

Il tema non mi pare banale e neanche strettamente legato alle questioni sanitarie. L’etica pubblica non resta nei confini della intima e libera morale individuale, ma si traduce nei fatti, nelle scelte, anche quelle che invadono la sfera individuale, con le garanzie che la legge offre esclusa una: quella di pensare che le regole, le norme siano nella disponibilità individuale di chi vorrebbe non rispettarle. E il pianto di chi no vax si pente quando ormai ammalato subisce le gravi conseguenze del virus su soggetti prevalentemente non vaccinati, va rispettato; ma resta la condanna senza se e senza ma per chi quel pianto, a monte lo ha generato, Stato compreso laddove fosse a sua volta inadempiente.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia