• Dom. Ott 24th, 2021

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L’atleta paralimpica afghana: “Non lasciate che i talebani mi vietino un sogno”

La paura ora sembra più grande del desiderio di partecipare alle paralimpiadi, l’evento per il quale si è preparata cinque anni. Zakia Khudadadi, atleta afghana, è intrappolata nel suo Paese dopo la caduta di Kabul, dove si trova. “La mia famiglia è in una situazione molto brutta. Siamo tutti sotto il controllo dei talebani e questo è un grande incubo per me” ha scritto su Facebook, rispondendo alla richiesta di contatto dell’ANSA. “Tutte le mie foto e i miei video vengono trasmessi sui social e mi aspetto che succeda qualcosa a me e alla mia famiglia in qualsiasi momento. Questo è l’apice della paura e del panico. Sto affrontando una morte graduale qui” aggiunge la lottatrice di taekwondo.

“Mi sono allenata duramente per le Olimpiadi – scrive ancora – ma al momento non ho nemmeno la sicurezza della vita, figuriamoci della competizione. Sono l’unica donna nella storia dell’Afghanistan che ha ottenuto la qualificazione olimpica, ma ora vedo l miei sogni crollare”. Zakia teme che quei social che l’hanno tenuta in contatto col mondo possano diventare la sua condanna agli occhi dei talebani. Eppure non rinuncia ad usarli per far conoscere la situazione che sta vivendo e chiedere sostegno: “Ho attraversato molti alti e bassi per raggiungere questo traguardo, ho lavorato giorno e notte e non è giusto che mi fermi qui. La mia partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo dà una rinnovata speranza a tutte le donne afgane e le motiverà di nuovo a crescere e lottare per i nostri obiettivi. In questo modo vedo la morte giorno e notte. Ho bisogno di un posto sicuro, e desidero continuare lo sport in un paese sviluppato, un posto sicuro per me e la mia famiglia”.

Prima del suo intervento diretto, le parole di Zakia era state mediate, via Londra, da Arian Sadiqi, capomissione del comitato paralimpico afhgano e istruttore dell’arte marziale coreana. Intervenuto sull’emittente tv Al Jazeera, aveva spiegato: “E’ terrorizzata dall’uscire di casa. Il nostro appello è a qualunque paese sia in grado di aiutare i nostri due atleti e gli allenatori ad arrivare a Tokyo”. La partecipazione ai Giochi rappresenterebbe non soltanto l’esordio della prima donna afghana alle Paralimpiadi, che inizieranno martedì 24 agosto. Ma soprattutto una concreta possibilità di salvezza, magari con una richiesta di asilo politico. In un momento in cui uscire dall’Afghanistan è sempre più difficile.
“Da quel che il passato insegna, il futuro” con le milizie islamiche al potere “offrirebbe poche speranze, specialmente per le donne e i paralimpici in Afghanistan. Abbiamo lottato per due decenni per arrivare qui, e ora siamo al punto di partenza”, commenta Sadiqi. Nel 2019 un’altra concorrente di taekwondo afghana aveva dichiarato al Washington Post che i talebani “probabilmente ci avrebbero sparato” se avessero visto lei e altre donne allenarsi insieme agli uomini nella loro palestra di Kabul.

Con la campionessa di taekwando avrebbe dovuto partire per il Giappone anche il lanciatore del disco Hossain Rasoul. Zakia si era detta “entusiasta” di poter partecipare ai Giochi di Tokyo. Ventitré anni, cresciuta con il mito di Rohullah Nikpai, unico afghano nella storia ad essere andato a medaglie alle Olimpiadi: due bronzi, nel 2008 e nel 2012, proprio nel taekwondo. “Mi sono ispirata a lui e ho deciso di dedicarmi allo sport e, per fortuna, anche la mia famiglia mi ha sostenuto”, aveva detto la ragazza della provincia di Herat.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia