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Dallo sbarco di Battisti alla mattanza in carcere: la fine del giustizialismo tracciata da Draghi e Cartabia

DiRed Viper News Manager

Ago 18, 2021

Il tema Giustizia è il primo banco di prova politico, non legato all’emergenza pandemica in senso stretto, sul quale il governo Draghi è chiamato (e sarà chiamato) a misurarsi nei prossimi mesi, testando la tenuta della nuova maggioranza parlamentare, nonché l’impostazione culturale, programmatica e di valori che l’esecutivo in carica proverà ad indicare come stella polare della propria azione governativa.

Partire dalla Giustizia non è mai facile, in particolar modo in Italia dove questo si è rivelato un terreno di battaglia sul quale si sono consumati scontri prettamente ideologici e inconcludenti dal punto di vista dell’interesse generale. Ma stavolta è necessario affrontare questo tema per primo vista la stretta connessione tra l’efficientamento della macchina giudiziaria e le risorse del recovery fund.

In altre parole, la mole di miliardi messa a disposizione dall’UE necessita di riforme strutturali da mettere in campo sia per riceverne le prime tranches sia per rendere produttivi gli investimenti da mettere in campo. L’Europa ci chiede un processo equo, da svolgere in tempi certi e veloci, nel pieno rispetto delle garanzie degli attori in causa.

Sappiamo tutti che è in corso la discussione e l’approvazione del ddl Cartabia sul processo penale che rappresenta una inversione a “U” rispetto alla riforma voluta ed approvata, nel 2019, dall’allora governo giallo-verde. Come si può vedere, nel concreto, il cambio di passo è sotto gli occhi di tutti. Ma ciò che mi preme sottolineare in questa sede, è il messaggio simbolico che, il governo Draghi, ha voluto lanciare durante la visita del PdC e della Ministra Cartabia presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua a Vetere.

Recarsi nel carcere oggetto di un triste evento di cronaca poche settimane prima, sul quale sarà indispensabile un accertamento giudiziario, rappresenta una presa di coscienza delle condizioni dei nostri istituti di pena, volta a vigilare sul corretto funzionamento degli stessi in ossequio al dettato costituzionale che impone il fine rieducativo della pena. Vuole dimostrare che chi ha ruoli di governo non può far finta di niente e chiudere gli occhi dinanzi a chi considera l’ambiente carcerario solo come un luogo popolato dagli scarti della società. E sappiamo, ahinoi, quante volte la politica ha ceduto a questa malsana ed ingiusta idea.

Ma per capire appieno la portata simbolica della visita di Santa Maria Capua a Vetere è opportuno affiancarla allo sbarco del “prigioniero” Battisti, avvenuto ad inizio 2019 presso l’aeroporto di Fiumicino. A mio modesto avviso, il confronto tra questi due eventi risulta rappresentativo del cambiamento avvenuto in Italia negli ultimi mesi.

Da una parte abbiamo una vicinanza, morale e politica, una presa d’atto di un dramma umano ed esistenziale che, in ogni caso, si consuma negli istituti di pena, dall’altra abbiamo una ostentazione del detenuto come un trofeo da esibire e sul quale abbattere la rivalsa e la vendetta dello Stato. La scena dell’estradizione di Cesare Battisti, con l’allora Ministro Bonafede intendo ad accoglierlo al suo arrivo, rappresenta uno sfregio delle norme costituzionali.

Una ferita rimarginata in parte dalla visita di Santa Maria Capua a Vetere che rappresenta un cambio di passo necessario quanto aspettato. La giustizia, come detto, sarà il banco di prova dei prossimi mesi, il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi su temi importanti a partire dalla riforma del diritto penale e del diritto civile, mentre altro tema importante, questa volta di iniziativa popolare, sarà la raccolta firme riguardante i quesiti referendari promossi negli ultimi tempi.

Insomma ci sarà tanto da fare e da discutere ma, in tutto questo, la visita di Santa Maria Capua a Vetere rappresenta uno spartiacque tra la visione giustizialista e quella garantista. La strada è ben visibile ed il solco, tracciato da questo Governo, dimostra che le garanzie costituzionali saranno il faro dell’azione dei prossimi mesi. Anche per questo bisogna dire grazie a chi oggi ci guida e rappresenta.

Ne avevamo bisogno.

*Davide Lauria – Coordinatore Italia Viva – Regione Calabria

L’articolo Dallo sbarco di Battisti alla mattanza in carcere: la fine del giustizialismo tracciata da Draghi e Cartabia proviene da Il Riformista.