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Una mostra in provincia. Per una riflessione centrale

Remedy

Remedy è progetto di arte diffusa aperto nella zona artigianale di Piombino lo scorso maggio e destinato a proseguire sino a metà settembre. Si tratta della prima retrospettiva dedicata al cosiddetto Gruppo di Piombino che prevede l’esposizione di opere storiche di Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica, e Cesare Pietroiusti.

Questo gruppo di artisti coadiuvato dal critico Domenico Nardone si propose nella seconda metà degli anni Ottanta come alternativa alle tendenze postmoderne che andavano per la maggiore in quel momento in Italia accomunate dal ritorno all’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali. Sebbene non tutti i membri fossero di Piombino e nonostante abbia operato soprattutto tra Roma e Milano per rivendicare la sua posizione marginale il gruppo si dette una denominazione in riferimento a questo luogo geografico posrto al di fuori dei circuiti più mediatizzati dell’arte contemporanea.

Remedy è stata tra le primissime esposizioni ad aprire nel post pandemia, anche grazie alle sue location ufficialmente non deputate all’arte che beneficiano perciò del regime d’ingresso dei grandi negozi che le ospitano: ad esempio le aziende CasaNova, Fusi&Fusi, Sali&Giorgi. 

Remedy

 

 

Non si tratta però di una “furbata” per aggirare eventuali restrizioni quanto di una scelta coerente con lo spirito di un gruppo di artisti che hanno fatto dell’interazione involontaria con il pubblico il centro della loro poetica.

A quasi trent’anni dalla data di scioglimento del sodalizio e dopo i mesi disorientanti che ognuno di noi ha subito a partire dal marzo 2020 ecco questa retrospettiva appare la cosa giusta al momento giusto: perché è rivolta tanto a chi, vuole porvi attenzione sapendo cosa va a vedere che a chi invece spinto dalle necessità della vita, nel caldo torrido dell’estate 2021 entra in un luogo qualsiasi alla ricerca di un oggetto qualsiasi e si trova a sfiorare un oggetto insolito, possibilmente banale o magri un concerto di talentuosi solisti in mezzo al viavai dei magazzini. 

Il Gruppo di Piombino ha difatti costituito una delle prime esperienze artistiche nel campo dell’interazione inconsapevole in ambito urbano: ha utilizzato per questo modalità operative che si affermeranno dalla metà degli anni Novanta successivamente definite Arte Relazionale. 

L’Arte relazionale prevede la partecipazione del pubblico alla definizione dell’opera di cui è più o meno consapevolmente partecipe. Si tratta di un’arte “politica”  per cui l’individuo è innanzitutto un’ entità creativa. L’artista in questo caso abbandona la produzione di oggetti estetici, si adopera invece per creare dispositivi in grado di sollecitare l’intervento del pubblico: oggetto d’arte diviene cos’ il confronto, la relazione la scoperta dell’altro, l’incontro.

In un momento come quello che stiamo attraversando dove l’”altro” è percepito come un pericolo, dove le restrizioni alla frequentazione di luoghi pubblici sono di ogni tipo, Remedy sollecita dunque una riflessione non da poco.

I piombinesi hanno difatti sempre operato in spazi pubblici e non deputati dove lo stimolo alla fruizione artistica doveva agire senza una sua dichiarazione esplicita. Dopo le prime scontate incomprensioni da parte della critica e una evidente irrilevanza nei circuiti ufficiali nel 1988 Stefano Fontana viene invitato come singolo alla Biennale di Venezia e nel 1990 a lui si aggiungono gli altri tre componenti del gruppo.

Da quel momento la loro attività varcato i confini nazionali. Nonostante la rapida conclusione della sua esperienza (1984-1991) il Gruppo di Piombino ha lasciato un’eredità di rilievo. Ha costituito il presupposto fondamentale di quelle pratiche artistiche che si affermarono dalla metà degli anni ’90 e che il critico francese Nicolas Bourriaud  nel suo testo Estetica Relazionale descrive come anticipatrici dimodalità care a numerosi artisti contemporanei tra i quali Félix González-TorresPhilippe ParrenoLiam GillickCarsten Höller, nell’arte contemporanea nomi attualmente in cima alla classifica internazionale.

Il lavoro artistico di questo gruppo di provinciali è nato in mezzo ai luoghi di lavoro, e con questa mostra ci ritorna dopo aver percorso nei circuiti dell’arte che conta. Sottolinea – semmai ce ne fosse bisogno – il contemporaneo successo che sta attualmente riscuotendo la provincia, forse dovuto ai lungi mesi di reclusione nelle città: un fenomeno che sta provocando l’overbooking dei centri minori e spesso sperduti in tutto il nostro Paese.

Remedy

Articolo proveniente da Huffington Post Italia