• Mar. Ott 26th, 2021

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Si può giudicare la politica attraverso la sua comunicazione con i cartelloni pubblicitari? Questi, al confronto con altri mezzi, hanno un impatto diverso intanto perché li rivedi più volte e poi perché ipostatizzano in qualche modo l’ideologia che ne è alla base, nel bene e nel male, ma comunicano involontariamente anche altre cose.

Prendiamo per esempio l’ingresso nella battaglia per le prossime elezioni comunali di Roma di un personaggio nuovo, il candidato del centrodestra. “Michetti chi?”, si è chiesto lui stesso in un iniziale sussulto di verità. Un pensiero che è venuto in mente a tutti quelli che hanno visto il cartellone: ma chi è ‘sto Michetti? Be’, raramente si è visto un autogol simile: se persino lui si domanda chi è, figurati gli altri… Già si parte male. Poi però è spuntato un altro cartello, che si suppone essere il prosieguo del primo. In cui Michetti, abbandonate le iniziali e forse sincere perplessità sulla propria identità, s’incorona direttamente sindaco di Roma. Anzi, com’è scritto, lui è nientemeno che “Roma. In persona”, una pretesa alquanto singolare per una città che ha visto protagonisti di ben altro spessore in oltre duemila anni di storia. Il fatto che lui stesso, nella foto che lo ritrae, si sganasci dalle risate di fronte a questa improvvisa autorivelazione esprime qualcosa che forse non era nelle intenzioni di chi ha ideato il cartellone.

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In aiuto dell’anonimo candidato, che come ha notato qualcuno, non sembra decollare nei sondaggi, c’è nientemeno che la sua capa, quella Giorgia Meloni con il solito piglio che una volta si sarebbe definito decisionista ma che oggi potrebbe essere definito permanentemente-incazzato-contro-qualcuno-o-qualcosa. Meloni ci guarda di traverso da un angolo del cartellone dal titolo a caratteri cubitali con un messaggio campale: “L’Italia del riscatto”. Riscatto da cosa nessuno lo sa ma proprio per questo ciascuno si può immaginare qualche motivo per cui debba riscattarsi da qualcosa. Riscatto, nel dizionario viene definito in senso figurato “liberazione conseguita a prezzo di sacrificio, in senso religioso o politico”. Evidentemente l’eroina della destra immagina che l’Italia debba liberarsi da qualcosa; ma torniamo alla domanda di prima: da cosa? Data l’origine del suo partito è lecito domandarsi se c’entri qualcosa l’attuale sistema politico-costituzionale. Accanto al concetto espresso a caratteri cubitali c’è il logo del partito, Giorgia Meloni- Fratelli d’Italia. Sotto, molto ma molto più piccolo c’è scritto “Michetti sindaco”: chissà, vien da pensare che neppure la Meloni creda fino in fondo a questo suo candidato. Nel finale, la capa di Fratelli d’Italia, che dimostra d’esser prosaica quanto basta, chiede un obolo ai suoi adepti, non si sa mai che arrivi qualche soldo (in fondo questi cartelloni sono costati un bel po’): “sostieni Fratelli d’Italia”.

Dal lato opposto, quello del centro sinistra, colpisce il semplice cartellone di Roberto Gualtieri: lui, immancabilmente incravattato finché era ministro, si presenta adesso in maniche di camicia, forse per sembrare più alla mano anche nelle periferie che negli ultimi anni hanno voltato le spalle al Pd. Della serie: l’abito fa il monaco. Ma basterà? Nella foto, Gualtieri guarda con una certa soddisfazione alla sua sinistra, forse guardando quelli del suo partito che hanno deciso di candidarlo e che lo sostengono. E par che dica: vado bene così? Il messaggio semplice, stringato e onnicomprensivo: “Una città verde, che funziona, cresce e include”. Sotto questo messaggio la firma: Roma. Ma come? Non è lui a dirlo ma la città stessa? E subito dopo: “E tutti noi”. Insomma, Roma, entità astratta, e tutti noi come persone reali? Un po’ difficile da capire. Ma se gli altri hanno scritto “Roma. In persona”, non possiamo sottilizzare troppo.

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Il capolavoro della comunicazione da strada è però quello di Carlo Calenda. Nel cartellone campeggia la scritta: “Roma, sul serio”. Pensateci bene: con un messaggio del genere sorridere sarebbe inappropriato: se prendi una cosa sul serio non puoi sorridere, daresti l’impressione contraria. Dall’altra parte, senza un sorrisetto di ammiccamento il candidato potrebbe sembrare troppo serioso. Allora che fa Calenda o, meglio, il suo staff pubblicitario? S’inventa un’espressione – frutto di almeno un migliaio di provini fotografici diversi o, più probabilmente, di un semplice ritocco con Photoshop – sul tipo della Gioconda. Il candidato solitario accenna a una sorta di enigmatico sorrisetto mentre mantiene un’espressione seria. Pensate sia impossibile? Allora fate questo giochetto: tagliate la parte bassa del viso e concentratevi sulla parte alta, quella con gli occhi. L’espressione appare seria, quasi accigliata (del resto c’è da essere abbastanza incavolati con l’amministrazione capitolina, qui Calenda ha ragione). Poi coprite la parte alta e concentratevi sulla bocca, dove si accenna a un bonario sorriso consolatorio: come a dire, non vi preoccupate, c’è speranza, votatemi e sistemo tutto io!

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La locandina annunciata da Virginia Raggi è invece, decisamente, la più ottimistica di tutte: si legge infatti “Roma 2021-26”, mentre la sindaca ormai de-pentastellata (non c’è più il logo dei 5 stelle, si vedrà quanto questi ultimi la sosterranno attivamente) azzarda un “Avanti con coraggio”. Che non si capisce bene se si riferisca al coraggio di fare quel che c’è da fare per amministrare meglio Roma anche nei prossimi cinque anni; o, invece, al coraggio di ripresentarsi di nuovo dopo gli ultimi cinque anni; o, infine, al coraggio che dovrebbero avere i romani per rivotarla.

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Articolo proveniente da Huffington Post Italia