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Fuoco incrociato negli Usa contro Biden: resa “umiliante”, gestione “incapace”

epa09417054 US President Joe Biden leaves the podium after delivering remarks on Afghanistan, in the East Room of The White House in Washington, DC , USA, 16 August 2021. EPA/Oliver Contreras / POOL

Il New York Times ha accusato Biden di aver gestito in modo caotico e poco competente “l’umiliante atto finale dell’esperimento americano in Afghanistan”. Il Washington Post ha scritto che la reazione dell’amministrazione degli Stati Uniti alle critiche internazionali è stata “deludente” e dettata da una pura strategia politica e diplomatica attraverso cui Biden vuole riportare la questione a suo favore. Gli alleati democratici del presidente Usa hanno criticato la modalità “casuale e disordinata” con cui le truppe si sono ritirate dall’Afghanistan. I media e la politica americani, in sole 72 ore, dopo la caduta di Kabul per mano dei talebani, hanno cambiato completamente la loro opinione sull’operato del presidente Usa e della sua Amministrazione. I tre più grandi quotidiani degli Stati Uniti hanno inviato una nota comune in cui hanno formalmente chiesto al presidente di facilitare la protezione e l’evacuazione del personale afgano che in questi anni ha lavorato fianco a fianco con i giornalisti americani. È la prima volta che accade nella storia del giornalismo americano. 

Il Wall Street Journal ha incentrato le sue critiche sul discorso che Biden ha tenuto lo scorso sabato, in cui aveva già affermato di non “voler ripetere gli errori del passato in Afghanistan”. Il giornale ha definito il comunicato di Biden “uno dei più vergognosi della storia di un Comandante Capo che deve presiedere il ritiro delle sue Forze Armate”. Secondo gli autori, il presidente in questi giorni si è autoassolto, ha accusato il suo predecessore di avere creato questa situazione e addirittura ha “più o meno invitato i talebani a prendere il controllo del paese”. Dopo aver ricordato che il Wall Street Journal è sempre stato costruttivo nei confronti di Biden, e ha anche criticato alcune scelte di Donald Trump, l’editorial board ha ricordato che il presidente aveva delle alternative. “Le giustificazioni date lo scorso sabato da Biden sono una rappresentazione della sua disonestà – hanno scritto i giornalisti – ‘Un anno in più, o cinque anni in più di presenza militare degli Stati Uniti non avrebbe fatto differenza se l’esercito afghano non potesse o non volesse tenere il proprio paese’, ha detto Biden. Ma gli afghani erano disposti a combattere e a subire vittime con il sostegno degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO, in particolare dell’aviazione. Alcune migliaia di soldati e appaltatori avrebbero potuto svolgere il lavoro e impedire questa disfatta”. Più in generale, secondo il Wall Street Journal la comunicazione del presidente americano è stata incoerente. “Sembra essere più critico con il suo predecessore che con i talebani. Ha passato i primi sette mesi del suo mandato a rovesciare la politica estera e interna tenute da Donald Trump, però sull’Afghanistan sostiene di non aver potuto fare nulla. È come se Winston Churchill, con le sue truppe accerchiate a Dunkerque, avesse dichiarato che Neville Chamberlain lo aveva messo in questo pasticcio e che gli inglesi avevano già combattuto troppe guerre nel continente” ha sottolineato, ironico, il giornale.

 

Gli articoli del New York Times, Wall Street Journal e Washington Post

 

Critiche sull’esperienza in politica estera di Biden sono arrivate anche dal New York Times. “Il presidente Biden conosceva i rischi. Ha spesso fatto notare che è entrato in carica con più esperienza in politica estera di qualsiasi altro presidente di recente memoria, probabilmente dai tempi di Dwight D. Eisenhower” ha scritto David E. Sanger. Il giornalista ha sottolineato che solo lo scorso 8 luglio il presidente Biden aveva detto che non era necessario preoccuparsi di un’imminente conquista da parte dei talebani. E che le forze di sicurezza afghane, “per quanto riguarda l’addestramento e le capacità, erano di gran lunga superiori alle forze talebane”. “Ora però Biden sa che ciò che mancava loro in capacità, l’hanno compensato in strategia e determinazione” ha commentato, critico, Sanger. Il giornalista ha spiegato anche che la decisione di Biden sull’Afghanistan è stata una sorpresa, dopo che la gestione della pandemia da parte dell’amministrazione era sembrata molto competente. “Dopo sette mesi in cui la sua amministrazione sembrava trasudare la competenza tanto necessaria – vaccinare più del 70% degli adulti del Paese, progettare un’impennata della crescita del lavoro e fare progressi verso una legge sulle infrastrutture bipartisan – tutto ciò che riguarda gli ultimi giorni dell’America in Afghanistan ha frantumato l’immaginario di Biden” ha affermato Sanger. E il New York Times ritiene che il pensiero dell’opinione pubblica su Biden sia ormai compromesso. ”È il presidente che può essere ricordato per il suo ruolo nel sopravvalutare selvaggiamente la capacità delle forze afgane e per non essersi mosso abbastanza velocemente quando è diventato chiaro che gli scenari che gli erano stati presentati erano sbagliati” ha concluso il giornalista nell’articolo. 

Il Washington Post ha dedicato alla ritirata americana un’analisi firmata da Aaron Blake, secondo cui la reazione dell’Amministrazione Biden alle critiche ricevute in questi giorni è stata deludente. “Ci siamo trovati di fronte alla più classica strategia politica e diplomatica: di fronte a domande difficili, rispondi a una domanda diversa e correlata che inquadra il dibattito in modo più favorevole per te. C’era un forte consenso bipartisan sul ritiro! I presidenti di entrambi i partiti hanno cercato di portarlo avanti per anni!” ha scritto il giornalista. Secondo Blake, tutti erano d’accordo sul fatto che la guerra e l’occupazione in Afghanistan dovessero finire. Tuttavia, ciò su cui l’opinione pubblica avrebbe dovuto giudicare Biden, come sta facendo adesso, “riguardava il modo in cui è stato effettuato questo ritiro a lungo pianificato e a lungo cercato”. “E i risultati sono brutali per l’Amministrazione Biden – ha continuato Blake – Le sue dichiarazioni degli ultimi mesi su come sarebbe andato a finire si sono rivelate eccessivamente ottimiste e, in alcuni casi, completamente sbagliate. Anche per chi era convinto che le cose non sarebbero andate in modo liscio, questo atteggiamento solleva enormi interrogativi su quanto l’Amministrazione fosse consapevole della situazione sul campo e quanto fosse preparata per un’evoluzione come questa”. Anche il Washington Post ha sottolineato “la mancanza di competenza e capacità di gestire situazioni complesse, soprattutto a livello internazionale”. 

“Ci sono un sacco di colpe per la débâcle ventennale in Afghanistan, abbastanza da riempire una biblioteca di libri. Forse lo sforzo per ricostruire il paese era condannato fin dall’inizio. Ma il nostro abbandono degli afgani che ci hanno aiutato, contato su di noi, hanno messo nelle nostre mani la loro vita, è un’ultima, gratuita vergogna che avremmo potuto evitare”. Questo l’incipit di un articolo dell’Atlantic scritto da George Packer. Anche secondo questo giornalista, in effetti, la ritirata militare e l’evacuazione del personale civile afgano potevano essere gestite in modo diverso. Ciò che è accaduto non era affatto imprevedibile. “Per mesi, i membri del Congresso e le organizzazioni per i rifugiati, i veterani e i diritti umani hanno esortato l’amministrazione Biden a evacuare gli alleati afgani dell’America in caso di un’improvvisa emergenza – ha scritto Packer – Per mesi, sulla stampa sono apparsi terribili avvertimenti. Le risposte dell’Amministrazione, invece, non sono mai state adeguate”. E ancora, anche Usa Today ha criticato fortemente Biden e in particolare le 24 ore di silenzio da parte della Casa Bianca dopo la presa di Kabul. “Senza parole. Per le prime 24 ore dopo la caduta di Kabul, il silenzio della Casa Bianca è stato assordante. Alla fine, sullo sfondo delle orribili scene di disperazione all’aeroporto che si sono riprodotte sui nostri schermi, grandi e piccoli, il presidente Biden ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alla nazione” scrive Kathy Kiely. 

Anche le emittenti televisive hanno fatto pesanti critiche a Biden e alla sua amministrazione. Finché a criticare Biden è Fox News, da sempre in linea con il rivale Trump, nessuno stupore. “Nel caso vi aspettaste un mea culpa dal presidente degli Stati Uniti… beh è arrivata un’altra cosa”, ha detto Neil Cavuto all’emittente. Ma a criticare le parole di Biden sono state anche molte altre emittenti, in diretta, durante il telegiornale. Sulla CNN, Jake Tapper, capofila di Washington Anchor, ha incolpato Biden di aver fatto un discorso pieno “esclusivamente di accuse”. “Il presidente ha detto che si assume la responsabilità delle sue azioni, ma in realtà il suo discorso è stato pieno di accuse, soprattutto per gli afgani” ha affermato Tapper dopo il discorso. Il giornalista ha poi aggiunto: “Non si è davvero preso né accettato alcuna colpa per il ritiro catastrofico che abbiamo visto in televisione negli ultimi giorni”. Eppure Tapper è sempre stato fortemente a favore di Biden e invece molto critico nei confronti di Trump, soprattutto per quanto riguardava la gestione della pandemia. Già prima del discorso che Biden ha tenuto lunedì pomeriggio era chiaro che le emittenti televisive americane si erano schierate indirettamente contro il presidente. Basti pensare che tutte hanno mostrato, anche ripetutamente, il filmato dell’aereo militare americano che lascia l’aeroporto di Kabul con una folla di persone in preda al panico che cercano di aggrapparsi ad esso mentre decolla.  

 

Ma il Presidente degli Stati Uniti non si trova a dover subire solo le critiche di giornali e opinione pubblica internazionale. I membri del Congresso, sia repubblicani che democratici, hanno riservato forti giudizi critici al suo operato e anche i suoi alleati hanno polemizzato non tanto con la decisione di ritirare le truppe dal Paese, ma con la modalità con cui è avvenuto il ritiro. Il senatore Tom Carper – membro della commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato e alleato del presidente – ha dichiarato che il ritiro delle truppe statunitensi “avrebbe dovuto essere attentamente pianificato per prevenire la violenza e l’instabilità”. “Dobbiamo agire rapidamente per proteggere gli americani e i nostri alleati e partner afgani sul campo – ha aggiunto – Non possiamo abbandonare coloro che hanno combattuto al nostro fianco che ora affrontano un pericolo mortale a causa della presa del potere da parte dei talebani. Abbiamo l’obbligo morale di agire immediatamente per proteggere le loro vite e un imperativo di sicurezza nazionale per garantire che il suolo afghano non diventi di nuovo una fonte di terrorismo attacchi ai nostri alleati e alla nostra patria”. Secondo il senatore democratico Mark Kelly, D-Ariz. – veterano di guerra in pensione e membro della Commissione per i servizi armati del Senato – la situazione attuale rivela che c’è stato un “fallimento nella preparazione” ad uno scenario in cui il governo e i militari afghani si sarebbero rifiutati di combattere contro i talebani. “Le condizioni terribili sul campo persistono oggi e senza un’azione rapida e decisa da parte dell’Amministrazione, i civili afgani soffriranno o moriranno per mano dei talebani” ha sottolineato invece la senatrice democratica Jeanne Shaheen. 

Tra i pochi che invece difendono la posizione di Biden c’è la rappresentante democratica Barbara Lee, che nel 2001 e nel 2002 ha votato contro due misure che riguardavano poteri di guerra, approvate sulla scia degli attacchi dell′11 settembre. La rappresentate ha detto a MSNBC che la priorità in questo momento dovrebbe essere la sicurezza dei cittadini americani, dei diplomatici e degli alleati afgani. “Questo è un esempio, tuttavia, che purtroppo non esiste una soluzione militare in Afghanistan – ha aggiunto – Siamo lì da 20 anni, abbiamo speso oltre un trilione di dollari e abbiamo addestrato oltre 300.000 delle forze afgane, quindi penso che il presidente abbia assolutamente ragione”.

Giornali, tv, opinione pubblica e politica. A pochi mesi dalla sua elezione il presidente degli Stati Uniti si trova ad affrontare una delle questioni più complesse per gli Stati Uniti e che anima il dibattito da 20 anni. E poco importa se la sua Amministrazione ha gestito in modo corretto la pandemia, o se i suoi modi cordiali hanno fatto dimenticare quelli del suo predecessore Trump. Con l’Afghanistan reputazione di Biden è tutta da ricostruire.  

Articolo proveniente da Huffington Post Italia