• Dom. Ott 17th, 2021

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E se ci fosse un accordo internazionale dietro il ritorno dei talebani?

Che cosa colpisce un osservatore che non si limita a considerare quanto sta accadendo in Afghanistan come una guerra tra buoni e cattivi?

Che pochissimo tempo fa i Talebani sono stati ricevuti in Cina con tutti gli onori e tanto di foto opportunity.

Che il presidente Ghani ha lasciato libera la sua poltrona in gran fretta, subito occupata dai Talebani arrivati alla capitale in un batter d’occhio e senza colpo ferire, quando lo stesso Biden aveva ipotizzato ci volessero almeno tre mesi.

Come non immaginare che ci sia stato un accordo internazionale dietro un cosí improvviso cambio di paradigma?

Gli americani accettano di fare una figuraccia pur di sganciarsi senza ulteriori spargimenti di sangue, accettando di lasciare l’Afghanistan sotto l’influenza di Cina e Russia, la cui Ambasciata è attualmente l’unica rimasta aperta.

Anche l’aeroporto è aperto. Nonostante le immagini che ricordano la fuga da Saigon, i Talebani avrebbero garantito di lasciar partire chi vuole.

Promettono “serenità” e benessere, anche se qualche testa calda ha dichiarato le ragazzine “preda di guerra”.

A questo punto, secondo alcuni assai bene informati di origine cinese, si prospettano due scenari:

  1. I talebani si comportano diversamente da come hanno sempre fatto, e i cinesi si apprestano a invadere pacificamente il paese importandovi industrie, commercio e benessere.

  2. Qualche talebano fa la sciocchezza di commettere un attentato, scatenando la rappresaglia della Cina, che si sentirà autorizzata ad invadere l’Afghanistan per imporre la propria pax, mettendo la mordacchia ai terroristi e dimostrando al mondo che loro sono contro il fondamentalismo e per la libertà delle donne (tra le altre cose).

In un caso e nell’altro, grazie ai buoni rapporti con il Pakistan, l’Afghanistan cinesizzato avrebbe uno sbocco sul mare. Il paese modernizzato costituirebbe per la Cina una grandiosa opportunità di presentarsi al mondo come paese civilizzatore, importatore più di benessere che di democrazia.

In caso di invasione, la Cina, inoltre, avrebbe finalmente l’occasione di impiegare sul campo un esercito finora rimasto relegato in caserma, mostrando al mondo la sua potenza in una invasione molto più simile ad una esercitazione: molta resa poca spesa. E con molti vantaggi di immagine.

Ancora, in un caso e nell’altro, è certo che la Cina, grande avversaria del mercato della droga, potrebbe porre fine alla coltivazione dell’oppio sostituendolo con i bachi da seta, mettendo in difficoltà come conseguenza un business multimiliardario internazionale.

Il tutto con il tacito accordo di Russia e America e dell’imbelle Unione Europea.

Altro che guerra tra buoni e cattivi.

 

 

 

 

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia