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Draghi e la politica estera, qui si parrà la sua nobilitate

La politica estera, come il denaro a Wall Street, non dorme mai. Ci eravamo abituati, complici il Covid e le drammatiche situazioni economiche dei paesi europei, a parlare di finanziamenti, di sussidi, di organizzazione della ripresa, di green pass. Ma sotto la cenere covava il fuoco di una geopolitica mondiale sempre incerta, mai risolta. Avevamo messo da parte i discorsi sul terrorismo internazionale, avevamo pensato che, come per magia, tutto si fosse placato. Gli aerei che bucano i grattacieli, un lontano ricordo. Uomini e donne che si lanciano dal cielo per sfuggire alla presa del fuoco, un’immagine da rivivere ogni 11 settembre.

Invece, come ci insegnò un certo Niccolò Machiavelli 500 anni fa, l’arte della guerra, il modo in cui governi uno Stato e gestisci le situazioni del potere, vengono a sollecitarti quotidianamente e a chiederti di dimostrare se sei uno statista (lui avrebbe detto un principe), o un capo qualsiasi destinato a scomparire (lui avrebbe detto a ruinare) insieme al suo popolo.

Pensavo al Segretario fiorentino ieri sera mentre osservavo il nostro Presidente del Consiglio in immagini di repertorio, dedito a occuparsi di economia. Oggi, al miglior Presidente che potessimo esprimere il 13 febbraio scorso, viene richiesto, direi finalmente, molto di più. Viene richiesto di misurarsi in un confronto alto di politica estera, di riconfigurazione di un territorio che non può essere abbandonato a sé stesso senza pagar dazio, soprattutto in futuro.

Qui, è non più soltanto in economia, si parrà la sua nobilitate. C’è chi si interroga se deve restare a Palazzo Chigi o trasferirsi al Quirinale. Poco importa. Importa poter disporre di questi uomini che, non a caso, vengono chiamati in tempi di emergenza. Pensavamo, un po’ ingenuamente, che le emergenze fossero diventate soltanto economiche. Ma la politica estera, come il denaro a Wall Street, non dorme mai.

Avere Mattarella e Draghi alla guida del nostro Paese in un contesto così complicato, mentre i politici scapigliati di varie fazioni affidano al tweet la loro voglia di speculare e di acchiappare qualche voto in più, ci consente di sperare in un ruolo non marginale del nostro Paese, nel cuore del Mediterraneo, chiamato a scelte giuste e illuminate, non a scelte avventate com’è accaduto in un recente passato che ci ha visti, dalla eliminazione di Gheddafi, protagonisti in negativo di una condotta oggi, purtroppo soltanto oggi, definita e riconosciuta fallimentare.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia