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Pupi Avati e la sceneggiatura di “Salò”, ultimo film di Pasolini

Pupi Avati e Pier Paolo Pasolini

Nei credit dell’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, lo scandaloso “Salò o le 120 giornate di Sodoma” uscito nel 1975 dopo la morte del regista, Pupi Avati non compare. Eppure a scriverne quasi per intero la sceneggiatura è stato proprio il regista bolognese che ha raccontato in varie occasioni la storia dell’incontro con Pasolini.

L’idea di fare un film in stile boccaccesco, proprio sull’onda del successo del “Decameron” di Pasolini, è del press agent romano Enrico Lucherini. La scelta cade su un’opera di fine ’700, “Le 120 giornate di Sodoma” del marchese de Sade. Il libro però è stato messo all’indice e Lucherini se lo procura andando in una bancarella di piazza Esedra a Roma, dove i testi proibiti vengono nascosti sotto a quelli in vendita. Siamo nel 1971 e il rischio di avere grane con la censura è forte. Così Avati propone al direttore della casa di produzione, l’Euro International, di chiedere a Sergio Citti di girare il film. Per convincerlo si rivolgono a Pasolini. Al celebre scrittore, poeta e regista però la sceneggiatura non piace. Ma chiede se è possibile leggere il testo di de Sade che non riesce a procurarsi per poi magari rimettere mano al copione.

Avati si presenta da Pasolini in via Eufrate 9 e quando il padrone di casa scopre di avere davanti a sé un suo concittadino gli chiede se abbia voglia di rimettersi a scrivere il copione insieme a lui e a Citti. Avati, che ha bisogno di soldi e si sente onorato dalla richiesta, non ci pensa due volte. Così cominciano questi incontri, due volte alla settimana, dove da una parte c’è la madre di Pasolini che chiede come deve cucinare le melanzane per la cena e dall’altra ci sono loro che parlano di scene di violenza e di coprofagia. Il lavoro è intenso e Pasolini domanda al giovane collega di inserire nei dialoghi anche parti de “I fiori del male” di Baudelaire, consegnandoli un’edizione de i Meridiani Mondadori zeppa di sottolineature.

Concluso il copione però la Euro International fallisce e il film finisce nel dimenticatoio. Solo due anni dopo, Avati incontra per caso  Pasolini e Laura Betti in un ristorante e gli propone di girare lui stesso il film. E pochi giorni dopo gli riporta il vecchio copione a casa. Per qualche mese Avati non ha notizie, fino a che il produttore Alberto Grimaldi lo chiama e gli dice che per un problema di diritti dovuti al fallimento della prima casa di produzione lui non potrà comparire nei credit. Ma si offre di pagargli di nuovo la sceneggiatura. Avati accetta. Poi tempo dopo, incontrando Walter Siti, curatore dell’opera omnia di Pasolini, nel rivedere la sceneggiatura originale di “Salò” nota che le differenze con il suo sono minime. Insomma, il suo copione era rimasto quasi intatto.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia