• Mar. Ott 26th, 2021

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Il successo dei social network come Facebook, Instagram e Twitter ha trasformato il rapporto e i contatti sociali tra le persone. Questa tipologia di progresso tecnologico ha certamente facilitato gli incontri tra persone lontane, la comunicazione globale e l’interazione virtuale. Naturalmente i social media sono sfruttati da tutti, quindi, anche dalla criminalità organizzata che li usa per ampliare i loro affari e per mostrare il proprio potere anche nel mondo non reale.

Le mafie hanno compreso che i social media possono rappresentare un ottima vetrina per le loro attività criminali su Internet. C’è una nuova generazione di criminali che li usa anche per sfoggiare potere e ricchezza mostrando armi speciali e auto extralusso. Nell’ultimo decennio anche i narcotrafficanti hanno aumentato l’uso dei social media, sia per reclutare nuovi membri, sia per vendere i loro prodotti di morte. L’iper accessibilità dei social network oggi richiede che la lotta contro la criminalità organizzata si sposti anche nel cyberspazio.

In audizione presso il Consiglio europeo, anni fa, ho sostenuto che l’accesso ai social media dovrebbe avvenire attraverso una iscrizione certificata dal proprio documento di identità. Solo dopo la verifica di veridicità ci si può iscrivere. Ciò ovviamente non esclude che i Governi debbano monitorare in modo proattivo i social media per poter contrastare la criminalità organizzata. Le organizzazioni criminali naturalmente non solo utilizzano Internet, ma hanno reclutato nelle loro fila anche esperti ed hacker professionisti. Occorrono quindi nuove normative che regolamentino l’uso del cyberspazio tra gli Stati, in modo che le persone possano godere della libertà inizialmente introdotta dai social media. I volti più giovani delle mafie italiane oggi mostrano il loro fascino sulle loro pagine di Facebook, Instagram o Tik Tok. Rivelano cose che un tempo si nascondevano.

I social media stanno plasmando una nuova generazione di criminali che usa sempre di più la tecnologia in maniera professionale e affaristica Facebook, Twitter, Instagram e da ultimo Tik Tok, sono utilizzati anche come strumento criminale per reclutare per intimidire, sfruttare e imporre le proprie regole. Questa modalità di condotta è definita dagli studiosi statunitensi con il termine “cyberbanging”. Taggando il bersaglio sui social network si possono organizzare anche omicidi su commissioneI gruppi criminali organizzati composti da giovanissimi hanno trovato nei social network un forum per posizionarsi nella cultura popolare come uno stile di vita alternativo. Gli account Twitter di presunti trafficanti di droga hanno recentemente attirato l’attenzione dei media internazionali in quanto danno l’opportunità di dare uno sguardo agli stili di vita dei cosiddetti “narcojuniors”, ovvero, la seconda generazione di trafficanti di droga che hanno ereditato la leadership di grandi criminali organizzazioni. I figli di “El Chapo”, ad esempio, appartengono a questa nuova generazione che, contrariamente allo stile di basso profilo del padre, amano ostentare la propria ricchezza e il loro potereUn esempio di questo è mostrato sugli account Twitter con foto di giovani in feste lussuose, circondati da donne attraenti, animali esotici, mazzette di denaro e grosse armi e auto super lusso. A differenza di quanto si possa credere questi account hanno centinaia di migliaia di seguaci.

Da noi in Italia esiste questa tendenza sia nelle nuove leve della camorra, sia tra gli esponenti della mafia siciliana, sia tra i gruppi criminali rom che regnano a Roma. In molti addirittura hanno creato la propria pagina web, per mostrare potere e ricchezza e attrarre le nuove generazioni. Oltre alle pubbliche relazioni, internet serve anche per le informazioni disponibili online per rapire, estorcere e intimidire nemici, politici, imprenditori e giornalisti.  I social network sono diventati un mezzo di espressione con cui i criminali possono promuovere attività illegali. La nuova strategia contro la criminalità organizzata transnazionale non può non includere l’uso di questi nuovi mezzi di comunicazione come fonte di informazioni. Devono essere compiuti ancora molti sforzi per identificare modi per attingere all’intelligenza umana e ai big data per identificare le reti e riuscire prevedere gli eventi criminosi. Naturalmente come le mafie possono attaccare lo Stato nel mondo virtuale, anche lo Stato può attaccare allo sesso modo le mafie. Alla luce di tutto ciò, è fondamentale che nuove leggi, politiche, protocolli e meccanismi di lotta siano discussi a livello globale per impedire la trasformazione di Internet in un’arma del crimine organizzato. Se le autorità internazionali non agiranno con tempestività, la criminalità organizzata utilizzando le sue infinite risorse economiche ne trarrà indubbio vantaggio e vincerà la guerra del futuro: quella del predominio dell’informazione.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia