• Dom. Ott 24th, 2021

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La grande ipocrisia sui poteri di Roma capitale

Periodicamente, a seconda dell’iter parlamentare delle varie proposte di legge (e dell’assenza di altri argomenti), sui giornali leggiamo le stesse dichiarazioni roboanti da destra, da sinistra e persino dalla Raggi: “ora è il momento!”, “è da sempre una nostra battaglia!” e addirittura “così Roma potrà diventare finalmente una capitale europea”!

È il festival dell’ipocrisia. 

La tiritera sulla necessità di riforme viene in realtà utilizzata da chi ha governato Roma, la Regione e il paese negli ultimi decenni per giustificare la disastrosa situazione della capitale che è sotto gli occhi di tutti.

Dicono: serve una riforma costituzionale, ma non è così vero. L’articolo 114 della Costituzione già oggi attribuisce a Roma uno status speciale. Il comma 3 dice che “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”. Esistono quindi ampi spazi per definire poteri e funzioni di Roma e anche, secondo parte della dottrina, per trasferire alla capitale funzioni regionali. Una riforma costituzionale servirebbe, principalmente, per attribuire all’assemblea capitolina un potere legislativo simile a quello delle regioni. Ma siamo sicuri che serva? A me pare che l’ultimo dei problemi di Alemanno, Marino e Raggi sia stato quello di non poter fare i legislatori… anzi. Alla sola idea viene qualche tremore.

Piuttosto che imbarcarsi nel percorso lungo e accidentato di una riforma costituzionale bipartisan (abbiamo visto come finiscono di solito…), non sarebbe quindi più semplice una legge ordinaria che riveda quella, poco ambiziosa, del 2009? 

Sicuramente sì. Il problema è che costringerebbe cdx, csx e grillini a decidere sul serio, cosa di cui non hanno alcuna intenzione. 

Lo dimostrano anni di inattività nei quali è regolarmente naufragato persino il tentativo di trasferire poteri dalla regione Lazio al comune di Roma, con legge regionale. Non ci si riuscì neppure quando alla regione e al comune governava la stessa maggioranza (Alemanno/Polverini, Marino/Zingaretti). Eppure con una semplice legge regionale si potrebbero ampliare enormemente poteri e funzioni di Roma Capitale su trasporti, rifiuti, commercio, edilizia. 

Ma significherebbe sottrare quei poteri, e soprattutto i relativi fondi, alla classe (e alla cassa…) politica regionale. Lo dimostra il fatto che un timido progetto di trasferimento di poteri e funzioni presentato da Zingaretti nel 2016 è finito dritto in un cassetto per le resistenze della sua stessa maggioranza.

Da allora il nulla, nonostante i nostri continui appelli. Insomma, quando si chiama il bluff, si vede subito quanto sia forte lo spirito riformatore…

E poi diciamocelo: qualcuno può sostenere seriamente che se Roma Capitale avesse poteri più ampi, gli autobus non andrebbero a fuoco, le stazioni della metro sarebbero aperte e funzionanti, i rifiuti verrebbero raccolti regolarmente e i cinghiali non farebbero lo struscio in città? 

La verità è che i problemi di Roma derivano essenzialmente dalla cattiva amministrazione di chi la ha governata. 

Cambiare lo status di Roma Capitale, ampliandone poteri e funzioni, è sicuramente auspicabile, ma, ancora prima di farlo, è necessario che ad amministrare Roma siano persone capaci, in grado di trasformarla davvero, e non sulla carta, in una capitale europea.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia