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Il ferragosto di Dino Risi: il sorpasso di un’Italia che non c’è più

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Ogni Ferragosto avrei voglia di rievocare degnamente “Il sorpasso”, il capolavoro di Dino Risi che ha celebrato il Ferragosto italiano degli anni Sessanta: un clima che non c’è più, un rito svanito, un’Italia scomparsa. Il Ferragosto di una Roma deserta quando le città erano davvero deserte a Ferragosto, Piazza del Popolo vuota, la strada della Balduina dove Vittorio Gassman trascina Jean-Louis Trintignant alla vita in un giorno in cui la scoperta della vita euforica e brillante coinciderà con la sua morte sullo strapiombo della curva di Calafuria, sull’Aurelia.

L’epopea e l’entusiasmo delle vacanze, la spiaggia di Castiglioncello ora inghiottita dal mare dove si giocava a ping pong sotto il solleone e si ballava in pieno giorno Don’t play that Song sparata da un juke-box, con i movimenti una ragazza in bikini e la gamba ingessata. L’Aurelia e l’automobile (la Lancia B24) che dell’Aurelia, la strada del mare, portava addirittura anche il nome. La spavalderia del boom economico in cui si pensava che ogni obiettivo potesse essere raggiunto. La giovinezza prepotente e fragile, come quella di Catherine Spaak. E le città che si svuotano quando le fabbriche, quelle che oramai non esistono più e che avevano fatto esplodere l’Italia del nuovo benessere, chiudono i battenti in agosto, tutte insieme. Un’Italia al sorpasso pericoloso. Un Ferragosto euforico e amaro. Un film strepitoso.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia