• Sab. Ott 23rd, 2021

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Albert Sabin e Siena, l’incontro fra i campioni mondiali dei vaccini

(Original Caption) Dr. Albert Sabin, who discovered a polio vaccine, asks five-year-old Luiz Inacio Gama to open wide please at the anti-polio Jesus hospital. Dr. Sabin and his wife, Jane, visited the institution and stopped in at a ward where children suffering from polio are treated.

Solo dopo questo anno passato con la pandemia si può realmente capire quale fosse lo stato d’animo delle persone dopo la fine della seconda guerra mondiale. La vita normale tornava a ripartire e l’economia cresceva a dismisura, ma la poliomielite colpiva sempre più bambini e adolescenti, e non solo. La vittima più famosa era stata qualche decennio prima Franklin Delano Roosevelt, che divenne poi il 32° presidente degli Stati Uniti, che aveva contratto la polio nel 1921 a 39 anni e fu costretto su una sedia a rotelle fino alla morte nel 1945. Fu proprio la scomparsa del Presidente Roosevelt insieme alla fine della seconda guerra mondiale che negli Stati Uniti diede un grande impulso alla raccolta di fondi, di cui il più famoso strumento fu la “March of Dimes” (una campagna di raccolta fondi in occasione del compleanno di Roosevelt che, lanciata per la prima volta nel 1938, raccolse in breve 85.000 dollari sollecitando donazioni di un dime, 10 centesimi). I fondi raccolti ogni anno dalla March of Dimes avrebbero permesso di finanziare quella che veniva chiamata “la conquista della poliomielite”. La rinascita post-bellica esigeva una generazione di figli della classe media americana emergente sana e pronta a dare il proprio contributo alla crescita degli Stati Uniti, che avevano vinto la guerra e che si accingevano a divenire una super-potenza mondiale in molti campi. Ma proprio dove avveniva la rinascita anche la “paralisi infantile”, come veniva inizialmente chiamata la polio, mieteva un numero sempre maggiore di vittime.

Prima del Covid-19 dovevamo apprenderlo dai libri, che cosa fosse stata una epidemia, come nel bellissimo Nemesi di Philip Roth del 2010 che narra la vita ai tempi della polio in una periferia americana, quando i bambini e gli adolescenti si ammalavano improvvisamente e rapidamente morivano o restavano paralizzati. Persino a Siena, che con la peste nera del 1300 era stata una delle città più colpite dall’epidemia del mondo di allora, non si avrebbe più memoria delle pandemie se non fosse per il Facciatone che testimonia la fine del sogno di costruire il più grande duomo del mondo. Un monumento perenne alle malattie infettive che non solo causano tante vittime (più del 50% della popolazione senese di allora morì di peste) ma che distruggono anche la società sia dal punto di vista economico ma anche, e soprattutto, da quello sociale.

Nel dopoguerra, negli Stati Uniti la scienza e la ricerca che erano state predominio europeo fino ai primi decenni del ’900 cominciarono ad acquisire grande attenzione e finanziamenti. In questo progresso della scienza americana, alla fine degli anni 40 del Novecento il gruppo di ricerca diretto da John F. Enders era riuscito a coltivare in laboratorio in grandi quantità il virus della polio, mettendo le basi per lo sviluppo dei vaccini che sarebbe avvenuto negli anni seguenti. Enders, Weller e Robbins ricevettero nel 1954 il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.

E qui entrano in gioco i tre principali protagonisti della scoperta del vaccino della polio, che ha contribuito alla quasi totale scomparsa della malattia. I loro nomi sono Albert Bruce Sabin (nato nel 1906 a Byalistock, città dell’impero russo, oggi in Polonia), Jonas Edward Salk (nato a New York nel 1914) e Hilary Koprowski (nato a Varsavia nel 1916). Tutti e tre sono di famiglia ebrea e questo tratto in comune farà sì che le loro storie parallele siano avvenute in America, dove si trovavano a seguito delle persecuzioni razziali naziste in Europa. Il primo a mettere a punto un vaccino per la polio è Salk, che sceglie la via classica del virus inattivato con formalina, e già nel 1952 passa dalla provata efficacia negli animali alla somministrazione in 43 ragazzi. Il vaccino anti-polio iniettivo (IPV) di Salk entra nelle fasi della sperimentazione sul campo che coinvolge un milione di ragazzi in Usa. Sabin e Koprowski hanno invece scelto la via del vaccino vivo attenuato, che si ottiene passando in coltura per diverse volte il virus che così perde la patogenicità e diventa completamente innocuo, restando però vivo. Il vaccino vivo attenuato funziona anche se somministrato per bocca (OPV), il che lo rende molto più facile da maneggiare e più gradito ai ragazzi.

I tre scienziati competono strenuamente tra loro, ma il vaccino Salk è partito prima e sembra essere il vincitore di questa competizione, non priva di scontri in pubblico tra i tre sia ai convegni e nei mezzi di comunicazione. Si verifica però un grave incidente, passato alla storia dei vaccini come il “Cutter Incident”. Nel 1955, alla ditta californiana Cutter viene commesso un errore nel processo di inattivazione del virus destinato al vaccino IPV di Salk. Ben 200.000 dosi del vaccino difettoso vengono somministrate ai ragazzi. Entro pochi giorni iniziano le denunce di casi di paralisi nei vaccinati. L’utilizzo del vaccino IPV viene immediatamente sospeso, ma il bilancio finale è di 40.000 casi di polio che lasciano 10 ragazzi morti e 200 paralizzati. Questo incidente ha una grande risonanza e lascia un segno profondo nell’utilizzo di tutti i vaccini, al punto che il settore subisce quasi un arresto e le aziende produttrici disinvestono e abbandonano i vaccini. Fortunatamente oggi questo tipo di incidenti non è più possibile, grazie alle nuove tecnologie che non lasciano spazio ad avvenimenti del genere e al grande numero di controlli incrociati che vengono fatti su ogni tipo di vaccino. Tuttavia a quel tempo l’incidente Cutter fu una battuta di arresto per il vaccino di Salk e dette la possibilità di sviluppare i vaccini vivi attenuati contro la poliomelite che poi sono diventati lo strumento fondamentale per l’eradicazione della polio nel mondo. E così Albert Sabin arriva dagli Stati Uniti a Siena circa 60 anni fa.

(Original Caption) Albert Sabin, who developed an oral polio vaccine safely tested on 12,000,000 Russians, holds a large tissue culture bottle up to the light to look for effects of virus damage to cells growing in the bottle. These effects can sometimes be seen without the aid of a microscope. Despite the apparent success of Sabin's vaccine, many questions concerning it and other live-virus vaccines remain unanswered. In view of this, the U.S. Public Health Service has ruled that live-virus polio vaccines are not ready for licensing.

 

Quella di Sabin per l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano Sclavo fu una scelta ponderata e accurata, scaturita da un’ampia analisi del mondo manifatturiero specialistico del tempo. Nato nel 1904 dall’intuizione del professore ordinario di igiene Achille Sclavo, salito in cattedra a Siena nel 1903, lo “Sclavo”, come poi per sempre sarà chiamato, era in pratica un’azienda di biotecnologie ante litteram, come altre che stavano nascendo nel mondo sull’esempio dell’Istituto Pasteur di Parigi, per curare infezioni batteriche nell’uomo con la sieroterapia, o immunoterapia passiva, sfruttando il siero di animali immunizzati con tossine batteriche. Negli anni 40 del Novecento lo Sclavo era cresciuto notevolmente fino a diventare un’azienda di fama internazionale.

Quando Sabin arrivò a Siena non sapeva che avrebbe trovato anche una nuova famiglia e forse anche la pace e la serenità che la lotta che stava conducendo per ottenere il vaccino anti-polio non gli aveva concesso. Sabin portava la sua conoscenza per la produzione del vaccino vivo attenuato orale, senza chiedere brevetti per lo sfruttamento industriale. Lo Sclavo mise a disposizione tecnici e maestranze quasi esclusivamente senesi, spesso legati da rapporti di parentela, ma si sa, Siena era e resta una realtà piccola e particolare, nota nel mondo perché vi si corre il Palio da centinaia di anni. Così Albert Sabin, che aveva lasciato da giovane la dura realtà dell’impero russo per costruirsi un futuro migliore, trovò nel popolo senese qualcosa di molto diverso. Persone che vivevano accumunate dal rispetto del bene comune, ovvero la Contrada, con uno spirito quasi confuciano. E mentre allo Sclavo proseguivano le attività per ottenere il vaccino, Sabin imparò che cosa significava la cultura del Palio. A quel tempo lo Sclavo era diretto da una persona capace e determinata, Antonio Cinotti. Fu proprio il ferreo amministratore dello Sclavo a mostrare a Albert la vita di contrada. Non sorprende che, essendo il Cinotti Capitano dell’Oca, Sabin divenne presto un contradaiolo dell’Oca.

Grazie all’ottimo lavoro dello Sclavo, nel 1964 il vaccino entrò nella fase di approvazione e Sabin ebbe modo di apprezzare la professionalità delle persone dell’azienda, sia nelle difficili e accurate attività manifatturiere sia nell’interlocuzione con le autorità regolatorie, nonostante la barriera linguistica. Nel 1966 il vaccino fu approvato in Italia e dallo stabilimento di Siena fu distribuito in tutta Europa.

Albert Sabin rimase molto legato alla sua nuova grande famiglia senese, alla bellezza dell’Italia e alla cucina che apprezzava molto. Nel 1968 si trovava con la moglie in una terrazza su Piazza del Campo con la famiglia Cinotti ad assistere alla carriera d’agosto. Lo avevano invitato con tutta la cortesia locale e l’orgoglio per il Palio, evento unico al mondo. Fu uno strano Palio, il primo di Aceto nell’Oca, e le cronache lo riportano così:

Aceto vince il suo primo Palio nell’Oca nella maniera più rocambolesca e beffarda. La Prova Generale è fatale per il Drago, Bagoga e Morgan vincono, ma il cavallo si infortuna. Si va fra i canapi in nove e la mossa data da Vittorio Baini è perfetta per tempestività e allineamento. Tutte le Contrade hanno spazio e in pratica tutte partono bene. Al primo San Martino in testa è l’Oca, che ha approfittato dell’ostacolo portato dall’Onda alla Chiocciola, mentre cade la Selva. Aceto si mantiene primo, ma tutte le Contrade sono in buona posizione; al Casato cade la Civetta. Si arriva al secondo San Martino con sette Contrade quasi a ridosso, Livietta rifiuta di curvare, il Palio dell’Oca sembra finito. Onda e Istrice prendono il comando precedendo Leocorno e Torre, poi un po’ più indietro Montone e Chiocciola, con Canapino che controlla Canapetta a caccia del cappotto. Al Casato l’Onda è in testa, ma dal terzo posto sbuca velocissimo Ercole che prende il comando per il Leocorno. L’Istrice molla, Torre e Onda si nerbano, lo stesso accade fra Chiocciola e Montone e quindi per il Leocorno sembrerebbe fatta. A San Martino cadono Torre, Onda, Chiocciola e Istrice, solo Canapino resta nella scia di Guanto. All’ultimo Casato accade di tutto, il Leocorno ha la vittoria in tasca, ma Ercole scarica Guanto e si ferma, dietro di lui fanno lo stesso gli scossi della Torre e della Chiocciola. Arriva Canapino e si ferma anche lui, riprendendo la sua corsa quando ormai è troppo tardi. La confusione è enorme, fra cavalli, vigili urbani e gente scesa in pista non si capisce più nulla. Dall’ultimo posto sbuca l’Oca che supera un monturato del Leocorno il quale, convinto della vittoria, sta correndo verso il Palco dei Giudici. Aceto non sa nemmeno di aver vinto, anzi cerca giustificazioni per la sua corsa incolore, ma dopo un attimo è travolto dalla gioia degli ocaioli”.

Appena fu chiaro che l’Oca aveva vinto il Palio dell’Assunta, Marcello Cinotti, figlio adolescente di Antonio, corse fuori dalla terrazza per far festa con gli amici senza accorgersi che stava travolgendo il grande Albert Sabin, futuro benefattore dell’umanità. Dopo i festeggiamenti prolungati del popolo della contrada vincitrice e il tempo di recuperare dalle grandi emozioni, Albert Sabin e la moglie vennero accompagnati a Genova dal presidente dello Sclavo Checco Massone e dalla moglie Orietta per imbarcarsi per gli Stati Uniti. Durante la strada si fermarono per gustare il suo piatto preferito, le trenette al pesto. Fecero anche tappa a Pieve Ligure per salutare Rosalia Sclavo, figlia di Achille, che si era ritirata in una casa in riva al mare. Al loro imbarco trovarono la cabina addobbata con i meravigliosi fiori della Riviera Ligure per disposizione della signora Rosalia. Alla partenza Sabin sorrideva perché sapeva che sarebbe tornato presto, per continuare la collaborazione ma anche perché sapeva che i suoi nuovi amici lo avrebbero aiutato a trovare i biglietti per andare alla Scala. In una intervista del 2007 Luciano Pavarotti dichiarò che uno dei più grandi onori della sua vita fu quello di aver incontrato Albert Sabin.

Per quel che riguarda i vaccini per la polio fu proprio quello di Sabin a cambiare la storia per la sua efficacia, per la capacità di ridurre la circolazione nell’ambiente del virus selvaggio e letale e per la facilità di somministrazione. Qualcuno disse malignamente: “Il vaccino orale di Koprowski era il migliore, ma quello di Sabin è il vincitore”. E questi due scienziati dicevano entrambi con malizia che il vaccino di Salk, fatto inattivando il virus, era così tecnologicamente scontato che “si poteva fare anche nella cucina di casa propria”. I tre grandi scienziati non si facevano dunque tanti complimenti tra loro. In ogni caso, di fatto il vaccino orale ha contribuito a eliminare la polio da gran parte nel mondo; pochi mesi fa anche l’Africa è stata dichiarata libera dalla polio. Purtroppo il virus attenuato si dimostrò capace di ricombinarsi con il virus selvaggio, provocando pochi casi di malattia da vaccino (circa 3 casi ogni milione da vaccinati). Anche se casi erano pochissimi, questo è comunque inaccettabile in una popolazione in cui la polio era praticamente scomparsa. Si è tornati così a vaccinare i bambini con una versione migliorata, efficace e sicura del vaccino IPV di Salk. I tre scienziati avevano comunque sconfitto il virus insieme. Qualcuno pensa oggi che l’esempio dei due tipi di vaccini per la polio possa essere anche un valido modello per sconfiggere il virus del Covid-19. 

Nella foto è ritratto Albert Sabin con al collo il fazzoletto della sua contrada mentre riceve un omaggio floreale da una contradaiola della Nobil Contrada dell’Oca durante la cerimonia in Comune per il conferimento della cittadinanza onoraria di Siena (1 luglio 1970).

Note degli autori

Sabin è stato fondamentale per lo sviluppo industriale dell’Istituto Sclavo, le lezioni che teneva quando ogni anno veniva a Siena hanno ispirato le generazioni future. Fu una delle sue lezioni a farmi capire l’importanza dei vaccini. Ho avuto la fortuna di conoscere Albert Sabin e di andare a trovarlo nella sua casa di Washington. Ogni volta sua moglie veniva a prendermi all’aeroporto Dulles e indossava il fazzoletto dell’Oca perché la potessi riconoscere facilmente tra la folla che aspettava i passeggeri. Un piccolo importante colore senese tra le bandiere americane. (Rino Rappuoli)

Nell’anno 2009 Rino Rappuoli è stato insignito della Medaglia d’Oro da parte dell’Albert B. Sabin Vaccine Institute per la scoperta della Reverse Vaccinology, unico italiano nella lista dei più importanti scienziati del mondo dei vaccini che hanno ricevuto il premio istituito nel 1994. (Aldo Tagliabue)

Articolo proveniente da Huffington Post Italia