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Afghanistan teatro del fallimento del soft power internazionale

epa09416403 Taliban fighters are seen on the back of a vehicle in Kabul, Afghanistan, 16 August 2021. Taliban co-founder Abdul Ghani Baradar, on 16 August 2021, declared victory and an end to the decades-long war in Afghanistan, a day after the insurgents entered Kabul to take control of the country. Baradar, who heads the Taliban political office in Qatar, released a short video message after President Ashraf Ghani fled and conceded that the insurgents had won the 20-year war. EPA/STRINGER

Il tracollo in pochi giorni di un controllo militare durato vent’anni ha motivazioni tutto sommato semplici: dopo l’eccidio di massa delle Torri Gemelle – 11 settembre 2001 – Usa, Nato e Occidente non potevano che sradicare la centrale del terrore fondamentalista basata in Afghanistan. Dopo, però, è iniziata – con Bush – la corsa verso illusorie “esportazioni di democrazia” in Stati impossibili (paradigma, la guerra e l’occupazione militare in Iraq, basate sulla falsa minaccia di armi di distruzione di massa, da cui hanno originato l’Isis e tragiche sofferenze per milioni di persone). Gli americani non ne volevano più sapere: dopo aver pagato colossali sacrifici umani, ed economici (oltre due trilioni di dollari), Trump ha annunciato il ritiro, Biden lo ha attuato, in modo pessimo. L’Italia – come gli altri alleati – non poteva far altro, con il dolore e la rabbia che tocca una Nazione come la nostra, che ha avuto oltre 50 morti e 700 feriti per preservare la pace in quel paese.

Cinque punti vanno messi in rilievo:

1. La costruzione di forze armate e di sicurezza afgane è fallita rovinosamente. Forze contate per 300-350mila uomini sono svaporate in pochi giorni, contro combattenti talebani 4 volte inferiori. Un certo numero di responsabili di intelligence dovranno dimettersi, dopo le previsioni sbagliate e le scene caotiche di consegna del potere ai talebani, di abbandoni alle torture e alla morte di migliaia di persone che non si erano piegate al fondamentalismo islamista.

2. La “costruzione della democrazia” in Afghanistan è fallita rovinosamente, nel marchio di corruzione sistemica, persistenza di assetti di potere solo tribali e non politici, sino alla fuga ignominiosa del Presidente e dei suoi cortigiani.

3. Nessuno può dirsi immune da errori, in questo ventennio. Degli anni in cui sono stato in politica, credo fosse giusto sostenere le forze che hanno snidato e sconfitto Bin Laden e i suoi propositi assassini; e giusto opporsi alla guerra in Iraq. Degli anni successivi, penso sia stato doveroso difendere figure come Ahmed Sarmast, che ha promosso la Musica, considerata un crimine dai talebani, che hanno tentato di ucciderlo (gli assegnammo a Spoleto, 5 anni fa, il Premio per gli eroi che salvano la cultura); e battersi per ricostruire il patrimonio culturale distrutto dai fondamentalisti (dai Buddha di Bamiyan, ai capolavori demoliti da Daesh).

4. Molti hanno fatto molto di più e meglio di quanto abbia potuto fare io, in attività umanitarie, sanitarie, educative. Però, il terzo fallimento di questi vent’anni è proprio quello del Soft Power. Internazionale: non solo quello dell’Occidente, ma dell’Onu; e di ogni Nazione che non ha saputo individuare per tempo il disastro di una costruzione di convivenza civile, sociale, educativa basata su valori persuasivi, e condivisi dalla maggioranza di un popolo. Ovvero: nel momento in cui la forza delle armi è sparita, nessuna forza civile, nessun Soft Power è rimasto sul campo in modo efficace.

5. Ora c’è da attendersi: ritorno all’oscurantismo in Afghanistan, in particolare contro le donne. Milioni di profughi, che busseranno anche alle nostre porte. Nascita di uno Stato fondamentalista, che potrà dar riparo a vecchie e nuove correnti terroristiche. Conflitti e impatti geopolitici inediti (con l’Occidente grande perdente; attenzione a fare mosse avventate, magari su altri terreni, dopo non essere neppure riusciti a far salire su degli aerei in modo organizzato le future vittime delle vendette talebane).

Articolo proveniente da Huffington Post Italia