• Sab. Ott 23rd, 2021

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A 97 anni Lily Ebert, una delle ultime sopravvissute all’Olocausto, racconta l’orrore della Shoah ai giovani su Tik Tok

Raccontare l’orrore dell’Olocausto ai più giovani attraverso il mezzo da loro più utilizzato: i social.

Così Lily Ebert, ungherese di Bonyhád, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, è diventata una star di TikTok, seguita da 1 milione e duecentomila follower.

Aiutata dal pronipote diciassettenne, Dov Forman, che gestisce l’account, la donna 97enne si rivolge a ragazze e ragazzi per parlare della sua terribile esperienza rispondendo alle loro domande.

L’attenzione sui social nei confronti di Ebert era già iniziata nel 2020 quando Forman ha notato, in uno dei vecchi album fotografici della bisnonna, una banconota tedesca.

Ebert ha spiegato che le era stata regalata come portafortuna da uno dei soldati americani che l’aveva liberata. Sulla banconota si legge: “L’inizio di una nuova vita. Buona fortuna + felicità”.

«Quel soldato è stato il primo essere umano ad essere gentile con noi», ha spiegato la donna al pronipote. «Era la prima volta dopo quella esperienza terribile che qualcuno si mostrava gentile e voleva darci una mano».

Forman ha deciso di condividere le immagini della banconota su Twitter insieme a una foto scattata all’epoca. In poche ore il post è diventato virale con oltre un milione di visualizzazioni.

Un utente che ha letto il tweet ha replicato suggerendo che il soldato misterioso sarebbe potuto essere il militare Hyman Schulman, morto nel 2013.

Dopo alcune ricerche, Forman è riuscito a rintracciare i figli di Schulman, a New York, e a riunire le famiglie su Zoom.

«È stato davvero speciale. Ci siamo sentiti un’unica famiglia», ha detto Forman.

«Sapevo che quel soldato aveva raccontato tutto ai familiari, scrivendo ogni giorno ciò che vedeva», ha detto Ebert. «Per questo si è creata subito una connessione speciale».

Durante il lockdown Forman ha condiviso la storia della bisnonna su TikTok dopo che un tweet sulla guarigione di Ebert dalla COVID-19 aveva ottenuto più di 19.000 condivisioni.

Da allora ragazze e ragazzi hanno iniziato a interessarsi ai dettagli della vita straordinaria della donna che risponde alle domande più varie (cosa si mangiava ad Auschwitz, cosa è successo ai bambini nati nel campo, come si dormiva), consapevole di essere una delle ultime sopravvissute dell’Olocausto.

Nel corso degli ultimi mesi Ebert ha inoltre partecipato a vari eventi organizzati su Zoom.

Parlando della brutalità di ciò che ha vissuto ha detto: «Ci hanno disumanizzati. Eravamo costretti a lavorare per lunghe, estenuanti ore, privati del cibo e del sonno».

«Ho promesso a me stessa che se fossi sopravvissuta miracolosamente, avrei raccontato al mondo cosa accadeva lì», ha proseguito. «La prossima generazione e le prossime generazioni devono conoscere la storia affinché una cosa del genere non accada mai più a nessun essere umano».

Ebert ha mantenuto la parola.

Nata il 29 dicembre del 1933 era la maggiore di sei figli.

Quando i nazisti invasero l’Ungheria nel 1944 Ebert fu deportata ad Auschwitz-Birkenau insieme alla mamma, al fratello minore e alle tre sorelle. Era la prigioniera A-10572, come tatuato sul braccio.

La madre di Lily, Nina, il fratello Bela e la sorella minore Berta furono immediatamente uccisi mentre Lily e le sorelle Renee e Piri furono scelte per lavorare nel campo.

Quattro mesi dopo il loro arrivo le tre ragazze furono trasferite in una fabbrica di munizioni vicino Lipsia, in Germania, dove hanno lavorato fino a quando sono state liberate dalle forze alleate nel 1945.

Nel 1953 Ebert si è riunita con il fratello maggiore, Imre, scampato alla ferocia nazista. La famiglia si è poi trasferita in Israele.

Dal 1967 la donna vive con il marito e i figli nel Regno Unito.

Nonostante siano passati più di 70 anni Ebert ricorda esattamente il suo arrivo ad Auschwitz. Dopo un lungo e terribile viaggio in treno furono messi in fila per cinque. Di fronte c’era un uomo con un bastone in mano. Si trattava del dottor Josef Mengele, il famigerato medico nazista soprannominato ‘l’Angelo della Morte’ per i suoi brutali esperimenti sui detenuti. Era lui – ricorda Ebert – a decidere con un movimento della mano il destino delle persone che gli erano di fronte. Le persone selezionate nel gruppo a sinistra venivano portate immediatamente nelle camere a gas e nel crematorio. Quelle del gruppo a destra sarebbero state utilizzate nel campo.

Alla donna e alle sue due sorelle fu ordinato immediatamente di fare una doccia. In seguito venivano tagliati i capelli e sottratti gli effetti personali.

Ebert ricorda ancora l’odore nauseabondo che si sentiva nel campo proveniente dai luoghi di morte e ammette che la responsabilità di dover proteggere le sorelle più piccole l’ha aiutata ad andare avanti.

Il prossimo settembre sarà pubblicato un libro di memorie scritto a quattro mani da Ebert e Forman con la prefazione del principe Carlo d’Inghilterra, sostenitore dell’Holocaust Memorial Day Trust dal 2015.

Per continuare a raccontare e per non dimenticare. Affinché non accada mai più.

Foto in anteprima via @DovForman

Articolo proveniente da Valigia Blu