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Tre anni fa il crollo del Morandi. Draghi: “Impegno perché non accada mai più”

“A tre anni dalla caduta del Ponte Morandi, voglio esprimere la più sentita vicinanza del governo e mia ai familiari delle 43 vittime, a tutti i feriti, e a chi ancora oggi soffre le conseguenze di quel trauma. Non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria, che farà il suo corso. Sono anche consapevole che qualsiasi messaggio non può riportare in vita i vostri cari né cancellare il vostro dolore e quello di tutta la città. Voglio però riaffermare l’impegno del governo affinché non si verifichino mai più eventi così tragici e dolorosi”, sono le parole del premier Mario Draghi nel terzo anniversario del crollo del ponte Morandi.

 “A Genova – afferma il premier – lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei confronti delle istituzioni. Con il Ponte Morandi sono crollate le fondamenta del vivere civile, che è alla base della nostra comunità. La realizzazione del Viadotto San Giorgio è un primo passo verso il ripristino di questo legame”.

A tre anni dal crollo, i lavori propedeutici alla realizzazione del “Memoriale 14.08.2018” in ricordo delle 43 vittime. Alla cerimonia oltre al sindaco di Genova Marco Bucci, il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, i ministri alle Infrastrutture Enrico Giovannini e alla Giustizia Marta Cartabia, una rappresentanza dei familiari delle vittime del crollo Ponte Morandi, l’architetto Stefano Boeri, progettista del memoriale. È stato lui a presentare il progetto alle autorità: “Ormai un anno e mezzo fa abbiamo visitato questo spazio, sono stati i familiari delle vittime a volere che fosse realizzato qui, dove c’era la pila 9 (quella che cedendo ha innescato il crollo del viadotto, ndr) – ha detto – la forza delle macerie era già un invito a costruirlo qui”.
La struttura sarà ricavata, in parte, da un ex capannone che ospitava mezzi della municipalizzata per i rifiuti Amiu nella zona della pila 9 del vecchio Ponte Morandi e sotto uno degli impalcati del nuovo viadotto. Nel capannone principale si trovano ancora alcune macerie del ponte, i reperti in vista del processo, ed è per questo che per l’avvio del cantiere vero e proprio servirà prima il dissequestro da parte della procura. Alla “prima picconata” presenti anche l’ex procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e il questore Vincenzo Ciarambino e il prefetto Franceschelli.

 Cozzi, intervistato da Repubblica, ha dichiarato: “Quale è la verità alla fine lo
stabilirà il processo, che dovrebbe iniziare nel primo semestre 2022 dopo la decisione sui rinvii a giudizio, ma secondo noi che abbiamo condotto le indagini, è emersa una catena di omissioni intollerabile che ha causato il disastro. Non c’erano società in difficoltà economiche, i bilanci erano sotto gli occhi di tutti.
Chi doveva fare non ha fatto”. Così l’ex procuratore di Genova, Francesco Cozzi in una intervista a ‘La Repubblica’ nel giorno del terzo anniversario del crollo del ponte Morandi. Rispondendo alla domanda di cosa ha provato quando gli è stata donata la targa dai familiari delle vittime che lo hanno definito “uno dei raggi di sole che hanno squarciato la nostra tempesta”, risponde “ho capito quanto possa essere stato di conforto, anche piccolo in proporzione alla tragedia che hanno vissuto, vedere che organi dello Stato, servitori dello Stato, hanno lavorato con professionalità, determinazione e rispetto per l’accertamento della verità. Qui stiamo parlando di persone, di vittime, di innocenti” e aggiunge “questa non è un’inchiesta qualunque: qui sono e saranno sempre inammissibili parole fuori posto, commenti inutili, risate”. E sul rapporto proprio con i familiari “in alcuni casi ci sono stati anche da pungolo, facendoci scoprire cose che non erano a nostra conoscenza. Ma soprattutto abbiamo avvertito il dovere nei loro confronti di accertare la verità, e credo che questo lavoro che abbiamo fatto, almeno questo, ripaghi le loro legittime aspettative”.

Cozzi si dice “convinto che non ci sarà nessuna prescrizione, salvo per i reati di minore importanza che sono stati doverosamente contestati, come l’omissione di atti d’ufficio per cui i tempi di prescrizione sono molto brevi. Però – ha aggiunto – per i reati più gravi come l’omicidio colposo o il disastro, i termini di prescrizione sono molto avanti e credo che i giudici sapranno giudicare in tempi ragionevoli”. Cozzi è stato interpellato dalla stampa a margine dell’avvio dei lavori del Memoriale dedicato alle vittime del disastro, nel giorno del terzo anniversario del crollo. Sul fronte dell’inchiesta, alla domanda se ci siano elementi che rendevano il cedimento del viadotto prevedibile, Cozzi ha risposto: “questa era la richiesta di rinvio a giudizio che ha fatto la procura, è evidente che se è contestata l’ipotesi colposa c’è anche una valutazione di prevedibilità dell’evento. E’ implicita”. “Rispettiamo i tempi della giustizia, c’è un’udienza preliminare che deve decidere se ci sarà un rinvio a giudizio – aggiunge Cozzi – Non diamo cose per scontate, i tempi del processo devono portare a compimento le attività necessarie”.

A rassicurare i familiari delle vittime anche la ministra Cartabia:  “Non c’è mai stato rischio di prescrizione per il processo sul ponte Morandi, almeno per i reati più gravi”. lo ha detto la ministra della Giustizia Cartabia alla cerimonia di commemorazione per il ricordo delle vittime del viadotto. La frase della ministra è stata salutata da un applauso. Poi un momento di commozione: “Sono qui da madre per sentire anche io sulla mia pelle lo strazio di quelle madri per cui il tempo si è fermato tre anni fa per la perdita di un figlio”. 

“Ho letto le parole di tante madri, le ho incontrate questa mattina, ho guardato nei loro occhi”, ha detto la Guardasigilli, che citando Cesare Pavese ha aggiunto: “La memoria che oggi celebriamo rinnova in ciascuno di noi il dolore, il patire, la passione, ma per quanto sia doloroso far memoria qui a Genova è un’esigenza collettiva, per Genova per la Liguria e per tutto il Paese”.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia