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Tra Conte e Letta è sfida per la leadership del centrosinistra

DiRed Viper News Manager

Ago 14, 2021

«Non siamo riusciti ad ascoltare i bisogni dei cittadini del nord». «Abbiamo pagato la diffusione dello stereotipo di un Movimento poco attento alle necessità del tessuto imprenditoriale». «Siamo stati schiacciati dall’immagine di una forza politica concentrata a recuperare il divario che il Meridione soffre rispetto all’Italia». Rivendica persino le Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026. Parla di «lavoro fatto dal suo governo» quando le cose, per chi ha un po’ di memoria, sa bene che sono andate in modo molto diverso. E che solo due anni prima, nel 2016,il Movimento 5 Stelle di cui adesso è il “capo supremo” aveva preso a calci e lasciato cadere la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 che adesso potrà gestire al meglio la Francia.

La lettera di Giuseppe Conte ieri mattina sul Corriere della Sera ha sollecitato, a volte disturbato, non poco alcune aree Pd, a cominciare da quelle più legate all’area progressista e riformista ma non solo. Un’intera pagina con un titolo inequivoco: “Su Milano e sul nord il Movimento ha fatto degli errori. Con me inizia un nuovo corso” che guarda caso, come spiega l’ex premier in una lenzuolata di una pagina, ha il sapore – per usare le parole di un dem – di «una netta virata pragmatica e centrista, progressista e riformista». Che per l’appunto è l’area di riferimento del Pd. È chiaro che il pensiero immediatamente successivo è: ma che davvero Conte punta a fare “l’aggregatore del centrosinistra”, quello che fece a suo tempo Prodi?

L’intervento di Conte è certamente una svolta. Un vero e proprio cambio di paradigma finalizzato anche a recuperare al nord quanto il M5S perde al sud, nonché tutti quegli “stereotipi” e “letture predominanti” che l’ex premier elenca nella lettera. Una metamorfosi politica e pragmatica tipica di chi ha in testa di diventare leader di una coalizione. E siccome il centrodestra ha già almeno due leader, conviene buttarsi dall’altra parte. Nel passaggio dalla fase dell’annuncio a quella della realizzazione può capitare poi di ritrovarsi a fare altro, Conte ha già dimostrato di esserne capace guidando il Conte 1 e subito dopo il Conte 2. Puntava anche al Conte 3 ma il Presidente Mattarella ha deciso lo stop ai giochi e ha chiamato Draghi.

Ogni passaggio deve però essere raccontato per quello che è (senza dimenticare mai cosa è già stato). Quello che potrebbe essere definito un vero “manifesto per il nord” mostra alcune leggerezze. Una su tutte l’ha pizzicata subito Il sottosegretario alle Infrastrutture Teresa Bellanova (IV) che ha sottolineato come «Milano, area metropolitana, non ha per fortuna 200 mila bambini che vivono in povertà» come invece Conte scrive preoccupandosi di «dare continuità alle politiche che abbiamo già messo in campo per contrastare la povertà educativa infantile». Non c’è dubbio però che il Manifesto potrebbe essere il primo, implicito, via libera perché il Movimento e i suoi elettori possano appoggiare la candidatura dell’uscente Beppe Sala per il bis a palazzo Marino. Finora M5S non ha svelato la sua strategia per la capitale del nord.

L’appoggio a Sala interpella immediatamente quello che succede nelle altre città al voto in ottobre. Per le amministrative dove l’alleanza strutturale è fallita (“per fortuna” dicono molti dem) tranne che a Napoli, Bologna e Regione Calabria. A Roma Gualtieri (Pd) e Raggi se le stanno dando di santa ragione. Più i loro staff che i protagonisti, a dir la verità. Ma non deve sfuggire che è stato Zingaretti ad andare all’attacco sulle Olimpiadi perdute (dalla Raggi) e sono quelli del Movimento ad attaccare Zingaretti (in giunta con i 5stelle) sul disastro rifiuti. I sondaggi danno Gualtieri in vantaggio e già al ballottaggio. Ma la sindaca uscente lo tallona a poche lunghezze. Mercoledì il portavoce di Conte Rocco Casalino ha smentito che «Conte avrebbe stretto un accordo con il Pd per sostenere Gualtieri al ballottaggio» e ha ribadito «l’appoggio totale e convinto di tutto M5S alla Raggi».

Si sa che certe smentite valgono più di cento conferme. Ma certi messaggi come alcune indiscrezioni vanno lette nel loro insieme. E nel medio periodo. Tenendo presente che in ottobre si vota anche per le suppletive (Letta a Siena). Ad esempio, suggerisce un senatore dem, «Conte appoggia Gualtieri al ballottaggio, indebolisce Raggi che è unfit col nuovo corso contiano. Al tempo stesso appoggia anche Sala a Milano. Guarda caso, si parla di una candidatura di Goffredo Bettini a Primavalle (Roma) per le suppletive di ottobre e di una candidatura di Conte per il collegio eventualmente lasciato libero, sempre a Roma, da Gualtieri nel caso diventasse sindaco. Perché è chiaro che Conte vuole essere in Parlamento e dare le carte quando sarà il momento di eleggere il Capo dello Stato».

Il fatto è, continua la fonte Pd, che «molti dalle nostre parti sono convinti che Conte possa diventare l’aggregatore e quindi il candidato premier del centrosinistra». Del resto, quando per un anno ti hanno indicato come «uomo nuovo di riferimento dei progressisti italiani», ti hanno invitato come «guest star alle Feste dell’Unità» ed esplicitamente come «leader della coalizione di centrosinistra», alla fine poi ci credi davvero. Di ben altra opinione sono altre anime del Pd. «Quella storia di Conte aggregatore appartiene al passato. Il Professore è solo leader di un potenziale alleato minore. Nelle coalizioni il leader è espresso dal primo partito e nessun sondaggio dà il Movimento 5 Stelle sopra il Pd. Poi certo, a nessuno si può impedire di proiettare i sogni sulla realtà».

Insomma, un altro problema per il segretario Letta. Alla fine l’alleanza tra Pd e M5S potrebbe diventare non solo difficile ma impossibile per la rivalità sulla leadership. Non è un caso che nel Pd si parli di congresso «da tenere subito dopo l’elezione del Capo dello Stato». E, almeno a giudicare dalla virata pragmatista e centrista di Conte – che tace sui diritti civili, dal ddl Zan allo ius soli e sul fine vita, lasciandoli gestire da sinistra dal Pd – potrebbe essere anche troppo tardi.

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