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Afghanistan, nessuno ferma i talebani. Via gli italiani

Taliban forces patrol a street in Herat, Afghanistan August 14, 2021. REUTERS/Stringer

Anche Kabul sta cadendo in mano ai talebani, che oggi hanno conquistato Mazar-i Sharif, quarta città afghana, nel nord del Paese, roccaforte di forze tradizionalmente ostili ai jihadisti. L’amministrazione Usa sa che ormai manca poco anche alla caduta della Capitale. E alla luce del deterioramento delle condizioni di sicurezza in Afghanistan, anche l’Italia ha avviato le procedure per predisporre il rientro in Italia del personale dell’ambasciata che lavora a Kabul. Rimarrà solo un presidio presso l’aeroporto.

Nello stesso tempo anche Joe Biden e la sua vice stanno discutendo su come ridurre la presenza civile americana. Sono circa 30 mila le persone che gli americani vogliono far evacuare dall’Afghanistan entro il 31 agosto, data fissata dal presidente degli Stati Uniti per il ritiro delle truppe. Così il Pentagono entro la fine del week end dispiegherà 3000 soldati all’aeroporto di Kabul per garantire la sicurezza delle operazioni, considerato che solo nell’ambasciata statunitense nella Capitale lavorano 4200 persone.

In giornata il presidente Ashraf Ghani, sempre più indebolito dall’offensiva dei talebani, ha parlato alla nazione, riferendo che sono in corso consultazioni “dentro e fuori il governo, con leader politici e partner internazionali”, per evitare instabilità e violenze. La priorità è mobilitare l’esercito, ha aggiunto promettendo poi che verranno evitati ulteriori spargimenti di sangue. Il presidente ha quindi ringraziato le forze afghane per il loro coraggio nel difendere il Paese e ha detto che non permetterà che vengano cancellati i progressi fatti negli ultimi 20 anni, da quando Washington ha rovesciato il governo degli estremisti.

Se sia l’inizio o meno di una trattativa con i talebani, come alcuni media locali, lasciano intendere non è ancora dato saperlo. Intanto anche il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, in un’intervista al Corriere della Sera annuncia che ci si sta preparando “ad ogni evenienza, anche a quella dell’evacuazione” dell’ambasciata a Kabul. Ma, dice il titolare della Farnesina, il popolo afghano non verrà abbandonato. Parlando della rapida avanzata degli insorti, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini dice che “le nuove istituzioni afghane, le loro leadership, e la tenuta delle forze armate si sono rivelate molto meno forti di quanto era stato previsto e analizzato”. “I talebani”, rimarca, “hanno conquistato intere province praticamente senza combattimenti e credo che questo sia un tema che dovrà essere oggetto di una forte discussione e di una riflessione rispetto ai nostri impegni internazionali”. Sul fronte del rimpatrio di chi ha collaborato con l’Italia, Guerini riferisce che sono già arrivati nel nostro Paese “228 tra collaboratori e loro familiari”. Per velocizzare le procedure burocratiche per il rientro in Italia, le procedure di rilascio del visto per tutti gli afghani presenti nelle liste che sono state stilate dal ministero della Difesa e dal ministero degli Esteri, e che hanno superato lo screening di sicurezza del Viminale, non dovranno più essere effettuate nell’ambasciata a Kabul, ma direttamente in Italia.

Intanto dopo giorni di silenzio irrompe Beppe Grillo: “La nuova missione italiana e occidentale in Afghanistan deve essere una vera ’missione di pace”. E posta anche un intervento di Gianluca Ferrara, vicepresidente M5S al Senato e Capogruppo del M5S in Commissione Affari Esteri, nel quale si ricorda che “la prima richiesta politica che il Movimento 5 Stelle fece quando entrò in Parlamento nel 2013 fu una mozione per chiedere il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan”. Ma Ferrara ha scritto anche che “bisogna dialogare con i talebani prima che sia troppo tardi”. Concetto disconosciuto da tutto il Movimento 5 Stelle, soprattutto dai vertici.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia