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Italia sulla scia della Nato. Governo lavora per i rimpatri e sicurezza ambasciata

KABUL, AFGANISTAN - AUGUST 13 : Kabul police secure areas in the central part of the city on August 13, 2021 in Kabul, Afghanistan. Tensions are high as the Taliban advance on the capital city after taking Herat and the country's second largest city Kandahar. (Photo by Paula Bronstein /Getty Images)

L’avanzata dei talebani continua inesorabile, ora si trovano a 50 chilometri dalla capitale Kabul. Pol-i Alam, capoluogo della provincia di Lowgar, è la città più vicina a Kabul conquistata dagli jihadisti nelle ultime ore, dopo aver occupato già 34 capoluoghi del Paese. Di fronte a questo scenario di guerra civile gli ambasciatori della Nato si sono riuniti con urgenza per discutere del rapido peggioramento della situazione. E nel corso di questo vertice, presieduto dal segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, è stato condannato ogni tipo di potere se conquistato con la forza. Si è parlato inoltre dei piani per l’evacuazione dei cittadini stranieri e del personale diplomatico.

Inoltre Stoltenberg, al termine della riunione, ha fatto sapere che la Nato “manterrà la sua presenza diplomatica a Kabul. Il nostro obiettivo resta quello di sostenere il più possibile il governo afghano e le forze di sicurezza”. Ma più di ogni altra cosa, il segretario generale della Nato ha voluto sottolineare che “i talebani non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale se prenderanno il Paese con la forza. Rimaniamo impegnati a sostenere una soluzione politica del conflitto”. Ed è su questa scia che si colloca anche l’Italia, non più presente in Afghanistan da giugno quando ha ritirato le truppe da Herat. Quindi la Farnesina è in costante contatto con il Dipartimento di Stato Usa e insieme al ministero della Difesa e a quello degli Interni si sta occupando dei rimpatri dei 391 ex collaboratori che si trovano ancora in Afghanistan.

Mario Draghi e Luigi Di Maio, durante una telefonata, hanno fatto il punto sulla situazione ed hanno ribadito la necessità di procedere con la massima attenzione per mettere in sicurezza anche il personale dell’ambasciata italiana a Kabul. Nel frattempo i componenti delle Commissioni parlamentari competenti sono in contatto per organizzare delle audizioni dei ministri della Difesa e degli Esteri per informare il Parlamento, forse già a fine mese, su quanto sta accadendo.

Il piano di rientro degli ex collaboratori italiani che si trovano in Afghanistan, soprattutto interpreti ma anche autisti e personale da vario genere, guarda ai mesi di agosto e settembre. Chi sarà rimpatriato sarà tenuto a rispetta la quarantena, di cui si farà carico la Difesa, e poi entrerà nel sistema di accoglienza. Per adesso i talebani hanno rassicurato che non toccheranno i diplomatici stranieri, ma la Farnesina è al lavoro per far rientrare quanto prima anche il personale di ambasciata. Tuttavia il piano di evacuazione comprende non pochi problemi. La situazione è complessa e in evoluzione, e anche l’interlocuzione con Kabul è sempre più complicata. Al netto del fatto che l’aeroporto è stato chiuso. Le squadre italiane si supporto Difesa, Interni ed Esteri sono al lavoro h24.

Nello stesso tempo si è in attesa di vedere gli ulteriori sviluppi sul territorio. C’è ancora una speranza che possa essere evitata un’offensiva finale sulla capitale. Mentre si attende una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Cnn India ha raccolto voci su una possibile proposta di pace elaborata da non meglio precisati mediatori, che prevede le dimissioni del presidente Ghani e la formazione di un nuovo governo di coalizione in cui entrino anche i Talebani, che hanno già promesso una “amnistia generale” per chi ha collaborato con l’attuale governo. Ma il ministro della Difesa britannico si dice convinto che l’Afghanistan “sta andando verso una guerra civile”. I profughi stanno scappando per l’Iran e già l’Unione europea e il mondo intero stanno discutendo del programma di accoglienza.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia