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Gino Strada e la fine della pandemia: “Almeno 2 o 3 anni per uscirne, vanno liberalizzati i brevetti”

DiRed Viper News Manager

Ago 13, 2021

Gino Strada con la sua Emergency si era impegnato anche contro la pandemia da coronavirus. L’Ong fondata nel 1994 con altri colleghi e la prima moglie Teresa Sarti era stata attiva soprattutto in Lombardia, la Regione più colpita, nella prima fase dell’emergenza covid-19 nella primavera del 2020. Strada è morto oggi, a 73 anni, mentre era in vacanza in Normandia. Una notizia giunta all’improvviso che ha colpito l’Italia intera.

Il medico chirurgo nato e cresciuto a Sesto San Giovanni era noto per aver operato in tutto il mondo in scenari di guerra e di crisi. Aveva un carattere diretto, forte e proprio con la stessa autenticità si esprimeva. Anche sul coronavirus. Non aveva nutrito dubbi di sorta sui vaccini anti-covid, anzi aveva sollecitato la liberalizzazione dei vaccini, e aveva criticato anche senza messe misure la sanità della Regione Lombardia.

Le critiche di Gino Strada alla Lombardia

“Gente che ha devastato la sanità italiana e la sanità pubblica, altro che modello Lombardia. Pazienti lasciati morire nelle case di riposo senza nessuna umanità o pietà. Tutto questo penso sia moralmente, prima ancora che giuridicamente, un crimine – aveva detto alla trasmissione Propaganda Live su La7 – La Lombardia vede i suoi ospedali lottizzati che perfino la camorra sarebbe stata in difficoltà a farlo così, in modo esteso e puntuale. Spero che da questa cosa se ne esca con i cittadini che aprano gli occhi sulla realtà, al di là di tutta la propaganda politica che in questo momento trovo nauseante”.

I brevetti dei vaccini

“Sospendendo i brevetti molte aziende in possesso del know-how e delle tecnologie potrebbero invece produrre i vaccini aumentando rapidamente la disponibilità delle i dosi”. Si era espresso in questi termini Gino Strada a proposito dei vaccini, l’emergenza coronavirus, la corsa all’immunizzazione. Per Strada “le case farmaceutiche proprietarie dei brevetti oggi non sono in grado di produrre vaccini per tutti. L’unica soluzione è aprire alla possibilità che altri possano produrli, ma questo significa di fatto rinunciare ai brevetti”. A Il Fatto Quotidiano aveva portato l’esempio dell’Hiv, ricordando come prima della liberalizzazione dei brevetti si producessero pochi farmaci retrovirali e a prezzi altissimi. Un’emergenza che, osserva il medico, “ha provocato una quantità di morti impressionante. Solo con la liberalizzazione dei farmaci i prezzi si sono abbassati e si è riusciti a controllare l’infezione. Lo stesso vale per il covid. Se i vaccini non verranno liberalizzati temo che ci saranno ancora tantissimi morti”.

Le critiche alla comunità scientifica

“Penso che ci siano pochi dubbi sul fatto che il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine, lavarsi frequentemente le mani siano dei cardini per poter affrontare questa situazione. E mi dispiace vedere ogni tanto che ci sono anche persone di scienza che dicono che le mascherine non servono o possono essere addirittura dannose“, aveva detto in un’intervista a Mezz’Ora in più. “Non ho alcun dubbio sul fatto che i vaccini abbiano rappresentato un passo avanti fondamentali della medicina. Come tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali, vanno usati con intelligenza e bisogna stare attenti a certe posizioni massimaliste o senza base scientifica. Dire che i vaccini fanno male o sono pericolosi è una fesseria”, aveva osservato ad Askanews.

La fine della pandemia

“Mi sembra un Paese superficiale. Si dimentica che noi ogni giorno abbiamo centinaia di morti e credo che questa cosa non venga considerata con il dovuto rispetto e con la dovuta attenzione da parte di tutti. Ci vuole anche la responsabilità di tutti per affrontare questa situazione. Non ne usciremo comunque io penso prima di due o tre anni“, aveva detto a Mezz’Ora in più.

“Non credo che si risolverà nei primi mesi delle vaccinazioni. Magari lì ci sarà un attimo di euforia. Ripeto: le vaccinazioni limitano il numero di morti ma non limitano la trasmissione della malattia. Certamente che farò il vaccino anti-covid. Io dovrà farne un tot di vaccini, un po’ perché faccio il medico, perché ho 72 anni, un po’ perché non sono in perfetta salute quindi mi aspetta una scatola di vaccini.

L’articolo Gino Strada e la fine della pandemia: “Almeno 2 o 3 anni per uscirne, vanno liberalizzati i brevetti” proviene da Il Riformista.