• Sab. Ott 23rd, 2021

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Il Ferragosto di Enrico Franceschini, giro di boa noir tra la Storia e i patàca romagnoli

Se Georges Simenon nelle storie di Maigret riesce a far sentire al lettore l’odore della pipa, i profumi delle brasserie e gli olezzi delle strade parigine, il giornalista Enrico Franceschini in “Ferragosto” – secondo libro giallo edito da Rizzoli dopo il bell’esordio “Bassa marea” – si sentono l’odore del mare, delle piadine e delle creme solari. Insomma, si sente l’odore della riviera romagnola dove è ambientata anche la seconda avventura del giornalista in pensione Andrea Muratori, detto Mura. La Romagna, grande protagonista del romanzo, compare addirittura già dalla dedica: “Ciao mare. In memoria di Raoul Casadei (1937-2021), nato il giorno di Ferragosto”.

Il giorno di Ferragosto, spiega l’autore, per i romagnoli è stato visto sempre come un giro di boa, ovvero il segnale che l’estate volge al termine e il tempo piano piano inizia a guastarsi. La boa di Ferragosto. E proprio così parte il racconto, con una vena di malinconia che pervade tutte le pagine e che si trovava anche nella prima avventura di Mura. Ma la boa di Ferragosto può avere anche un altro significato, un classico del patàca romagnolo: ovvero l’elenco delle ragazze con cui ci si è accompagnati d’estate. Elenco spesso arrotondato per eccesso.

Nella nuova storia di Franceschini ritroviamo la banda al completo di “Bassa marea”, i quattro vitelloni amici da una vita. Oltre al protagonista ci sono infatti il dottor Baroncini, detto il Barone, Baldazzi detto l’Ingegnere, il bibliotecario Gabrielli detto il Professore. A un certo momento, tra le sonnacchiose giornate (e serate) passate da un bar all’altro, da un’amante all’altra, viene ucciso un fotografo latin lover, famoso per il via vai di ragazze nel suo studio. Ma non si tratta di un banale delitto passionale. C’è dell’altro. C’è la storia con la S maiuscola, c’è un filo rosso che porta fino a uno dei grandi misteri che avvolge la morte di un romagnolo piuttosto celebre, Benito Mussolini, e del suo tesoro scomparso dopo la cattura e la condanna a morte da parte dei partigiani. Il famoso tesoro di Dongo. A cercare di trovare il bandolo della intricata matassa ci penserà Mura, in una concatenazione di eventi pieni di suspense.

Col secondo capitolo della sua saga noir, l’autore fa rivivere certe atmosfere di quella festa mobile romagnola che un tempo era – e in parte ancora è – cuore pulsante e simbolo in tutta Europa dell’estate italiana. L’autore poi tratteggia con scrittura asciutta ma elegante i caratteri e i sentimenti dei suoi protagonisti, facendo ricordare alcuni capisaldi della letteratura gialla italiana firmati da Giorgio Scerbanenco e Renato Olivieri. E per i lettori non rimane che attendere le prossime puntate.

Ferragosto, di Enrico Franceschini, Rizzoli

Articolo proveniente da Huffington Post Italia