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Vaccinati positivi al Covid, lo studio: “Il virus si ferma nel naso e solo per pochi giorni”

La variante Delta continua a preoccupare tutto il mondo. Anche chi è vaccinato con doppia dose perchè può capitare che vengano contagiati ugualmente. Ma questo non scredita affatto l’efficacia dei vaccini. Secondo alcuni studi infatti se tra i guariti dal Covid il rischio di reinfezione è molto basso, per i vaccinati la probabilità di contagiarsi è circa del 12%. Numeri che grazie al vaccino restano dunque molto bassi e comunque in quel caso i sintomi sono molto blandi.

Secondo il dossier del Centers for disease and control prevention citato dal Washington Post, la variante Delta è contagiosa come la varicella e le infezioni dei vaccinati aumentano, ma negli Stati Uniti sono 35mila su 162 milioni, pari allo 0,021%. Numeri dunque anche qui molto bassi.

Dagli studi in corso emerge la qualità e la durata dell’eventuale e rara infezione nei soggetti vaccinati con due dosi. Un’indagine in corso all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma mostra che su 2.900 vaccinati circa 40 si sono infettati (1,5%). “Stiamo osservando che in questo 1,5% di vaccinati la presenza del virus rimane confinata al naso e rinofaringe (il retro del naso), mentre i polmoni sono liberi — spiega Carlo Federico Perno, direttore della Microbiologia e virologia al Bambino Gesù intervistato dal Corriere della Sera—. Questo avviene perché, dopo il vaccino, nei polmoni sono già presenti le difese contro Sars-CoV-2, mentre nel naso no. Però la reazione immunitaria, nei vaccinati, è rapidissima anche nel naso: entro breve tempo le difese arrivano e nel giro di 2-3 giorni riescono a abbattere la carica virale fino ad eliminare il virus”.

“Quindi – continua Perno – il vaccinato in rari casi può infettarsi e, in un ulteriore sottogruppo, avere una carica virale alta, esattamente come i non vaccinati. La differenza è che, mentre un non vaccinato resta infetto e quindi contagioso per diversi giorni (e può ammalarsi gravemente), il vaccinato ha ‘a disposizione’ solo un breve tempo (1-2, massimo 3 giorni) per trasmettere ad altri l’infezione e inoltre è molto raro che si ammali con sintomi gravi. Questa scoperta cambia completamente gli elementi fondanti del dibattito su vaccinati e non“.

“La percezione che si ha è che i soggetti vaccinati abbiano una negativizzazione più rapida rispetto ai non vaccinati e questo potrebbe indicare che il periodo di contagiosità sia inferiore — aggiunge Massimo Andreoni, direttore di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma —. Il vaccinato tende ad ammalarsi meno di Covid e sappiamo che un paziente tende a essere contagioso più a lungo rispetto a un soggetto che si infetta semplicemente, come appunto un vaccinato che si può infettare ma non sviluppa malattia grave”.

Quanto alla carica virale dei vaccinati, continua l’esperto, “bisogna vedere quale è il tempo in cui si determina, quindi la carica virale dei primi giorni dal contagio può essere uguale a un non vaccinato, ma poi il vaccinato tende a ridurre più rapidamente la carica virale rispetto all’altro”. Questo, conclude Andreoni, “è comunque un argomento che dovrà essere ulteriormente indagato”.

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