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Caso Contrada, la Cedu punta il dito contro le intercettazioni facili

DiRed Viper News Manager

Lug 28, 2021

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo il 26 luglio ha inviato un documento al Governo italiano in cui pone tre domande circa le presunte illegali intercettazioni e perquisizioni messe in atto nei confronti di Bruno Contrada tra il 2017 e il 2018. Tutto nasce da un ricorso, presentato dagli avvocati Stefano Giordano e Marina Silvia Mori e considerato ammissibile nel 2019, che mette in evidenza come l’uomo, pur non essendo indagato, è stato perquisito e le sue conversazione ascoltate e registrate in quanto «persona di interesse investigativo (figura, peraltro sconosciuta nel nostro sistema processualpenalistico)».

Gli avvocati nel ricorso hanno sottolineato come Contrada «dal 1992 è oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria». Come è noto già nel 2015 la Cedu ritenne illegittima la precedente condanna di dieci anni inflittagli perché all’epoca dei fatti contestati il reato di concorso esterno non era sufficientemente tipizzato, quindi il processo era stato celebrato illegittimamente. Un anno prima sempre la Cedu aveva condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti nei confronti di Contrada durante la sua carcerazione. «L’ingerenza nella sua vita privata e nel suo domicilio – scrivevano i legali nel ricorso – appare connotata da una intrusività particolarmente grave». In particolare, in merito ai fatti del 2018, «siamo di fronte ad un decreto di perquisizione e sequestro carente del motivo […] in contrasto con i criteri di legalità e proporzionalità sanciti dall’art. 8, par. 2, Cedu. […] Con riferimento alle intercettazioni telefoniche, l’art. 267 cpp italiano prevede che essere possano essere disposte “quando vi sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”», circostanza esclusa nel caso di Contrada. Pertanto, concludono i legali, nei confronti di Contrada vi è stata «una violazione del suo diritto al rispetto della vita privata e del domicilio, una ingerenza non giustificata rispetto a nessuno dei criteri sanciti dall’art 8, Cedu. Ingerenza rispetto alla quale l’ordinamento non prevede alcun rimedio effettivo, in dispregio dell’art. 13, Cedu».

In pratica, l’autorità giudiziaria può fare ciò che gli pare, senza un valido motivo, e non esistono rimedi interni alla nostra legislazione per opporsi. Per tale motivo la Cedu pone le seguenti tre questioni al nostro Governo: le perquisizioni effettuate al domicilio del ricorrente il 29 giugno 2018 e l’intercettazione del suo telefono hanno violato il diritto di Contrada al rispetto della sua vita privata, del suo domicilio e della sua corrispondenza ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione? In caso affermativo, l’interferenza nell’esercizio di tale diritto era prevista dalla legge e necessaria ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2? Il ricorrente ha avuto il diritto di accesso a un tribunale ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione o la possibilità di effettuare un ricorso effettivo ai sensi dell’articolo 13 della Convenzione per contestare la legalità della perquisizione e l’intercettazione? «Per la prima volta – dichiara l’avvocato. Stefano Giordano – la Corte Europea punta il dito contro quello che – non a torto – è stato definito come abuso delle intercettazioni e degli “atti a sorpresa” da parte dell’Autorità Giudiziaria. Nel nostro ordinamento infatti, visto il sistema legislativo assolutamente lacunoso, chiunque può essere sottoposto a intercettazioni e a perquisizioni, anche se non è mai stato lontanamente sospettato di avere commesso un reato. Ci auguriamo pertanto che la Corte, ultimo presidio di legalità internazionale, possa contribuire ad aprire una pagina nuova su alcuni istituti che, così come di fatto applicati dall’Autorità Giudiziaria, rappresentano la forma più inquietante dell’autoritarismo statale. Questa battaglia non è solo a tutela del dott. Contrada, uomo di Stato che ha subìto pesanti vessazioni da parte di quello stesso Stato che ha servito; ma è a tutela della legalità e delle libertà individuali di tutti».

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