• Ven. Ott 22nd, 2021

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Se negare Srebrenica diventa reato in Bosnia. Altra ferita alla civiltà liberale

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Ecco, tanto per farmi qualche nemico: questa storia che in Bosnia negare il massacro di Srebrenica del 1995 costituisca un reato punibile con cinque anni di reclusione mi sembra un gigantesco errore, un arretramento su uno dei valori fondanti delle nostra civiltà liberale e democratica, e cioè la distinzione tra un’opinione, per quanto spregevole, e un reato. Ma oramai è una mania contagiosa, una scorciatoia autoritaria che soppianta il conflitto culturale, duro e senza sconti, con un’operazione di polizia, con un giudice che deve decidere cosa si può dire e cosa no.

Srebrenica è il nome di una pagina vergognosa, l’espressione più feroce della pulizia etnica, la pratica dei lager, la carneficina compiuta con i caschi blu dell’Onu che giravano la testa dall’altra parte nella mattanza che stava insanguinando l’ex Jugoslavia. Ricordare ciò che accadde è un dovere, ma non farlo è un diritto. Chi nega gli orrori di Srebrenica è un cialtrone, ma che senso ha aprire i cancelli della prigione? E invece no, tutto diventa reato, atto giudiziario, attentato criminale alla verità di Stato. Si è cominciato, con un atto illiberale che si è dimostrato oltre tutto inutile visto il crescere contestuale dell’antisemitismo, con la riduzione a reato del negazionismo sulla Shoah. Qualche zelante imitatore, in Italia, era sul punto di proporre (ma forse la minaccia è stata fortunatamente rinfoderata) una legge che mettesse alla sbarra giudiziaria il negazionismo sulle foibe. Una sequenza di errori e di cadute nell’intolleranza. Forse l’alternativa è l’accettazione, l’accondiscendenza di fronte alle menzogne, l’arrendevolezza.

No, il contrario: l’alternativa consiste nel non affidare ai giudici e alla polizia compiti che dovremmo assolvere noi, contrastando duramente le menzogne, le complicità, i negazionismi.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia