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Michele Ainis: “Giusto l’obbligo vaccinale per i prof, non per gli studenti”

Ainis Michele Italian writer, Cremona, Italy, 2011. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)

Nel suo ultimo libro “Disordini” (edito dalla Nave di Teseo), romanzo un po’ kafiano, un uomo si sveglia col volto cambiato. In questa conversazione, Michele Ainis re-indossa i panni del costituzionalista per parlare di ordine e disordine normativo, in relazione ai vaccini: “Facciamo gli insegnanti? Giusto. E poi chi guida gli autobus? Ci sono buone ragioni anche lì. E poi questo o quel lavoratore… Occhio a parcellizzare le misure, perché è una catena che alimenta conflitti politici e confusioni. Come quando si poteva uscire i giorni pari, stare chiusi nei dispari, vedere la fidanzata il lunedì e un congiunto la domenica. Draghi deve ragionare su categorie generali e prendere le misure conseguenti”.

Altrimenti il disordine.

Sì, occorre evitare la parcellizzazione. Non è, o non è ancora il caso di questo governo, ma in Italia succede perché il legislatore non si fida dei giudici, quindi tende a fare un elenco pedante e notarile dei casi per limitare margini interpretativi. Ma è vero il contrario, come diceva Bacone: quante più parole usi, tanto più la legge diventa oscura.

Sugli insegnanti, e su chi lavora in ambito scolastico, di parole ne bastano poche. È un provvedimento legittimo?

È legittimo, ma ad alcune condizioni. C’è un’analogia con l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario. Si tratta, in qualche modo, di situazioni in cui ciascuno non sceglie liberamente di trovarsi, ma si trova obbligato. Quando tu vai in ospedale sei in condizioni di fragilità, non è una scelta. Idem per l’obbligo scolastico, perché non puoi decidere di non frequentare la scuola. Questa analogia spiega perché l’obbligo sarebbe legittimo, secondo l’articolo 32 della Costituzione, purché stabilito attraverso una legge o un atto con forza di legge e rispettando un canone di ragionevolezza.

Però, a questo punto, la domanda nasce spontanea. Noi già vacciniamo i minorenni contro alcune malattie. Sarebbe legittimo anche l’obbligo loro?

È una cosa diversa. Se in ospedale lo pongo per il personale, non lo pongo per il malato. Posso porlo per i docenti, ma non per gli studenti. Il principio di fondo è: quando ti trovi a ricevere una prestazione che ha un connotato pubblico chi la somministra non può essere pericoloso per la tua salute.

Prestazione che ha connotato pubblico sono anche i trasporti.

Non c’è dubbio. Lo vede perché dico che si deve ragionare su categorie generali, sennò non se ne viene fuori.

Parliamo anche dei lavoratori. Il tribunale di Modena, con ordinanza, ha stabilito che l’azienda può sospendere dal servizio chi non vuole vaccinarsi, in base all’articolo 2087 del codice civile.

È la tesi di Ichino. Io ho qualche dubbio perché questa è una questione pubblicistica, non privatistica. Se tu ragioni in termini di diritto del lavoro ti sfugge la dimensione costituzionale del problema.

L’articolo 2087 del codice civile prescrive al datore di lavoro, glielo leggo, l’obbligo di “adottare nell’esercizio di impresa le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Sì, ma messa in questi termini è mal posta. La Costituzione agli articoli 16 (libertà di circolazione) e 32 (diritto alla salute) dice che si possono stabilire restrizioni per motivi di sanità, ma per legge o atto che abbia forza di legge che deve comunque avere requisiti di ragionevolezza. Insomma, il mio trattamento sanitario obbligatorio non può essere nelle mani di un padroncino, ma di una norma generale.

Professore, diciamo le cose come stanno. È evidente che il green pass è un incentivo alla vaccinazione. Ma, a questo punto, perché non prendere il toro per le corna e discutere di obbligo vaccinale? C’è un non detto in questa discussione.

Sì, c’è un non detto. E c’è il rischio di arrivarci. È nata anche una disputa nominalistica. Che cosa è il Green Pass? Nordio aveva detto “non è un obbligo ma  un requisito”. Il requisito che prima non c’era però diventa un obbligo, per praticare alcune attività. Diciamo così: si tratta di un requisito obbligatorio. È stato introdotto allo scopo di indurre al vaccino, però se quest’obbligo non producesse gli effetti sperati, Draghi può arrivare a una legge che obbliga al vaccino.

Il che è costituzionalmente legittimo, anche politicamente dirompente, giusto? Lo Stato ha l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini.

Legittimo? Secondo me: non qui, non adesso. Mi spiego: a marzo del 2020, con quella situazione, lì si sarebbe giustificato un obbligo generalizzato. In una situazione in cui però, soprattutto per effetto del vaccino, la pandemia è meno aggressiva e meno letale, riguadagnano spazio una sfera di libertà e di autonomia individuale di ciascuno. E non si possono comprimere del tutto.

Lei sta descrivendo una sorta di “fisarmonica” in cui la liberà si allarga e si stringe a seconda dello stato di necessità.

Può andare come metafora, la fisarmonica. La compressione dei diritti dipende dalla situazione di fatto e dalla qualità dei diritti che vengono compressi in quella data situazione.

E quindi, se in termini teorici, le chiedessi dove finisce il diritto alla salute e dove inizia il diritto alla libera scelta, lei mi risponderebbe che un confine netto non c’è. E che questo è il bello degli Stati liberali.

Le direi che c’è una terra di mezzo, perché non si può essere vivi e essere privati della dignità, ma nemmeno uno può fare i comodi propri e calpestare la salute degli altri. Io credo che la misura estrema dell’obbligo vaccinale per i ragazzi o addirittura per tutta la popolazione si giustifica se c’è una situazione di tipo emergenziale, così come si giustificò il lockdown.

Come si spiega la resistenza ai vaccini più che al lockdown?

Perché il collante è sempre la paura: la paura ci ha fatto accettare quella condizione coatta. Per il vaccino è la paura dei suoi effetti che determina una quota di resistenza. Poi ci sono tante sfumature di no vax: una componente ideologica, uno scetticismo da confusione, e poi ci sono quelli che dicono “ma chi me lo fa fare, si stanno vaccinando tutti, si raggiungerà l’immunità di gregge anche senza di me”.

C’è anche la politica, o almeno una parte, che liscia il pelo allo scetticismo.

Sì, la discussione si è incrudelita e politicizzata. Salvini interpreta in modo opinabile il concetto di libertà, ma vedo anche l’eccesso opposto in alcuni legionari del vaccino… Ho visto che Ilaria Capua propone che le spese sanitarie vengano pagate da chi non si vaccina. Allora anche chi mangia troppi formaggi dovrebbe pagarsi le cure per il colesterolo.

Non li metterei sullo stesso piano: senza vaccini, staremmo chiusi un’altra volta, a proposito di libertà.

Sì, però mi sembra che la campagna stia procedendo bene. Di fatto c’è un obbligo vaccinale per la popolazione adulta e siamo al record europeo dei vaccini obbligatori per i bambini. Vedo invece poca capacità di farsi carico delle ragioni altrui e di trovare delle soluzioni mediane, che bilancino tutte le sensibilità, e questo sarebbe il mestiere della categoria a cui appartengo. Se un valore sovrastasse tutti gli altri, avremmo quella che Carl Schmitt chiamava la “tirannia dei valori”. Le faccio un esempio: il nostro codice civile prescrive la fedeltà coniugale, ma in nome di questo valore non è affatto lecito tagliare una mano all’adultera, come avviene altrove. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia