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Green pass e no vax: se anche Cacciari e Agamben prendono una cantonata

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Si può essere Massimo Cacciari e Giorgio Agamben, due tra i più importanti filosofi italiani, e prendere una cantonata? Oh, certo che sì può, soprattutto quando si perde la dimensione dell’umano e, pur di intervenire su tutto, si scomodano paragoni insostenibili.

Com’è possibile esprimere preoccupazione per la vita democratica e non per la vita? La vita non viene forse prima della democrazia, non viene forse prima di tutto?

Com’è possibile, per criticare il green pass, tirare in ballo la dichiarazione che: “Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti. Non a caso in Cina dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine della pandemia. E varrà la pena ricordare il ‘passaporto interno’ che per ogni spostamento dovevano esibire alle autorità i cittadini dell’Unione Sovietica”? 

La Cina e l’Unione Sovietica? Roba da matti, esclamerebbe Cacciari, se fosse ancora Cacciari. Ma chi ha vergato quelle parole con Agamben non è Cacciari. È l’intellettuale che intende stupire con effetti speciali, l’altro Cacciari, sdoppiato, che ha a cuore la minoranza della minoranza, il timore che la discriminazione possa dividere i cittadini di serie A da quelli di serie B, senza comprendere che il campionato vero, il campionato della vita, è sospeso, in attesa di sapere se una variante o l’altra lo farà riprendere o estinguere per sempre.

Non mi spaventa il no-vax. Mi spaventa il vaccinato che si preoccupa della democrazia, il vaccinato che disquisisce sulla libertà in pericolo se ti chiedono di esibire un certificato per entrare in un ristorante o a teatro. Mi fa paura l’inconsistenza dei ragionamenti di chi, dopo oltre 128 mila morti, ancora si chiede che ne sarà della nostra amata democrazia. 

È bastato che Draghi parlasse di morte per scomodare la Cina e l’Unione Sovietica. E se avesse parlato di obbligo vaccinale (eventualità non trascurabile), quale Paese avrebbero scomodato? Cacciari, tra tante belle cose, ha scritto “Il potere che frena”. Adesso è lui a frenare, insieme ad Agamben, mentre la morte corre, fregandosene delle disquisizioni e delle preoccupazioni dei filosofi che, per un attimo, abbandonano la filosofia, entrano in politica, danneggiando la filosofia e la politica.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia