• Ven. Ott 22nd, 2021

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Tra qualche ora si apriranno i lavori del G20 Cultura, in cui si affronteranno alcuni temi ritenuti prioritari per questo settore, come la tutela e la promozione, la transizione digitale e le nuove tecnologie, la formazione e il cambiamento climatico.

Il 29 e il 30 luglio alcuni luoghi simbolo di Roma vedranno riempirsi delle più alte cariche che si occupano di cultura dei paesi facenti parte del G20. Il benvenuto nella giornata di giovedì, sarà all’anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo simbolo della Roma archeologica perché da oltre 2000 anni è lì, dato che venne edificato nel I secolo d.C. per volere della famiglia dei Flavi. Qui si sono svolte per diversi secoli spettacoli di vario genere, anche quelli dei gladiatori, resi ancor più noti nei nostri tempi dal colossal, ormai di 20 anni fa, di Ridley Scott.

Proprio nel momento in cui questi giochi vennero aboliti, da Valentiniano III nel 438, l’anfiteatro subì un lento declino fino a diventare cava di materiali utilizzati per la costruzione della basilica di San Pietro e a scomparire nei secoli a venire, quasi del tutto soffocato, da laboratori artigianali e abitazioni. Gli scavi sistematici e i restauri sono frutto sostanzialmente del XX secolo. A dimostrazione del fatto che se un luogo della cultura smette di identificarsi con chi lo fruisce e lo vive, re-interpretandosi, ammodernandosi, rispondendo alle nuove esigenze, la sua morte è certa.

Sulle note dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta dal Maestro Riccardo Muti, i grandi della cultura, nella serata del 29, potranno respirare la bellezza del Palazzo del Quirinale. La residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Italiana, sorge su di uno dei sette colli di Roma dove sin dall’antichità avevano sede, edifici pubblici e di culto grazie alla posizione elevata e alla particolare aria salubre. Qui erano collocate le terme di Costantino e il tempio di Serapide voluto da Caracalla nel 217 d.C. e di cui rimangono i due gruppi scultorei dei Dioscuri con i loro cavalli, che per un tempo diedero il nome di Palazzo di Monte Cavallo all’edificio. Li collocò difronte all’ingresso principale Papà Pio VI nel 1786, ponendoli ai lati dell’obelisco che proveniva dal Mausoleo di Augusto. Mentre la vasca di granito venne portata dal Foro Romano per volere di Papa Pio VII.

Non solo la piazza ma anche la storia dell’edificio si lega a importanti figure di cardinali e papi a iniziare dal cardinale Oliviero Carafa che aveva una villa con una vigna proprio sul luogo dove oggi sorge il Palazzo del Quirinale. Con il cardinale Ippolito d’Este, che la affittò nella metà del ’500 la  vigna divenne un elaborato giardino con fontane sculture e giochi d’acqua. A Papa Gregorio XIII si deve l’ampliamento della costruzione affidandone l’incarico all’architetto Ottaviano Mascarino. È sua infatti la parte più antica del palazzo realizzata sul finire del ’500 con una facciata portico e una loggia collegata internamente dalla famosa scala elicoidale che arriva al belvedere quello che noi oggi chiamiamo il “torrino”. Dopo ulteriori sistemazioni con i Papi Sisto V e Clemente VIII, si arriva al pontificato di Paolo V Borghese che affidò agli architetti, Flaminio Ponzio prima e Carlo Maderno poi, la costruzione dell’ala lungo la via del Quirinale. Fu così che il palazzo venne dotato dello scalone d’onore, del salone delle feste, di una cappellina, oggi detta dell’Annunziata affrescata addirittura da Guido Reni, di una sala Regia oggi salone dei Corazzieri, della cappella Paolina e degli appartamenti papali, tutto decorato degnamente dalla squadra di pittori, stuccatori e artisti, assoldati dal Papa stesso.

A completare l’aspetto esteriore ci pensò Urbano VIII Barberini che pensò alla difesa del palazzo, facendo costruire un basso torrione di facciata e affidando a Gianlorenzo Bernini il disegno della Loggia delle Benedizioni collocata ancora oggi sopra il portale principale. La storia fatta di trasformazioni, adattamenti, ampliamento del palazzo del Quirinale va avanti fino i nostri giorni, passando anche dall’essere residenza papale a residenza reale con i Savoia, ma mi fermo a Papa Urbano VIII perché proprio nel suo palazzo, Palazzo Barberini sede delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica, i grandi della cultura saranno accolti nella giornata del 30 luglio.

D’altronde, Maffeo Barberini divenuto Papa con il nome di Urbano VIII, nel 1623, non poteva essere da meno rispetto ai suoi predecessori e acquistò per i nipoti una villa, dalla famiglia Sforza, sul Quirinale. Chiamò Carlo Maderno, l’architetto già impegnato da Papa Paolo V Borghese proprio per il Palazzo di Monte Cavallo e questi, con uno straordinario progetto, non demolì la villa ma la inglobò nell’ampliamento facendola diventare un braccio della pianta ad H che si inventò per la nuova costruzione. A terminarla, morto il Maderno, venne molto probabilmente chiamato Gianlorenzo Bernini che disegnò la facciata e lo scalone principale a “pozzo quadrato”. Ma un altro straordinario artista, Francesco Borromini, dotò il palazzo di una seconda scala elicoidale a pianta ovale.

Ambedue le scale portano nella sala più prestigiosa: il salone di rappresentanza affrescato da Pietro da Cortona. Una sala enorme, con un soffitto altissimo, dove, sdraiati a terra (quando è possibile consiglio di farlo), ci si sente piccolissimi, inglobati e serenamente sopraffatti da tanta bellezza. E non vorresti più staccare gli occhi, per la sensazione di pace, di accoglienza, di partecipazione, di commozione, d’identità, di appartenenza in cui ci si trova guardando. E questo lo può scatenare solo la bellezza e dunque la cultura. Perché le esperienze culturali rappresentano la possibilità di una conoscenza diretta capace di estendere il potenziale di ognuno di noi da un punto di vista emozionale, cognitivo e comportamentale, contrastando la povertà educativa, migliorando le condizioni di vita e, in ultima analisi, riducendo i costi sociali.

Ogni espressione artistica, ogni esperienza culturale rende concreta, tangibile e fruibile la bellezza ed è per questo che bisogna educare sin da piccoli a riconoscerla questa bellezza anche solo andando alla scoperta del quartiere in cui si vive, con la scuola, con i genitori. Perché si rispetta, si protegge e si tramanda ciò che si conosce.

Mi auguro dunque che i lavori del prossimo G20 partano da questo e siano rivolti alle persone, ai cittadini e alle cittadine di oggi e di domani. Che si riesca a trovare una modalità comune, di interazione e integrazione tra pubblico e privato, per aprire le porte a tutti della torre d’avorio in cui la cultura si è relegata o è stata relegata da troppo tempo.

E allora mi piacerebbe leggere nella Dichiarazione Finale dei Ministri della Cultura del G20 che sì la Cultura unisce il mondo, come narra il motto attorno a cui ruoterà questo incontro, ma soprattutto che di Cultura si vive!

Ringrazio Giorgia Turchetto per aver ispirato questo articolo.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia