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Magistratopoli, tutto secondo copione: Palamara va a processo

DiRed Viper News Manager

Lug 25, 2021

Luca Palamara è stato rinviato a giudizio. Il processo inizierà il prossimo 15 novembre. E’ quanto ha deciso ieri pomeriggio il gup di Perugia Piercarlo Frabotta. Confermate, dunque, le previsioni della vigilia, anche se l’ex presidente dell’Anm in questi dieci mesi si era battuto per dimostrare la propria innocenza, portando prove e sottoponendosi a diversi interrogatori.

«Sono certo che l’udienza pubblica servirà a far emergere la verità e la mia innocenza», il primo commento di Palamara. La Procura di Perugia le ha provate tutte, sempre convinta che da qualche parte la corruzione ci fosse e che bisognasse solo impegnarsi a trovarla. Fondamentale è stato il “pentimento” dell’imprenditore Fabrizio Centofanti, il presunto corruttore di Palamara che ha poi patteggiato un anno e mezzo. L’indagine esplode, anticipata da articoli stampa, il 30 maggio del 2019. A Palamara viene contestata la corruzione propria per atto contrario ai doveri d’ufficio (articolo 319 codice penale) per aver ricevuto 40mila euro per la nomina del pm Giancarlo Longo a procuratore di Gela, e la corruzione in atti giudiziari (articolo 319 ter codice penale) per avere ricevuto da Centofanti e dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore un anello del valore di 2mila euro, viaggi e vacanze.

Nell’avviso di conclusione delle indagini del 20 aprile 2020 e nella richiesta di rinvio a giudizio si cambia: scompaiono le due corruzioni e compare la corruzione per l’esercizio della funzione (articolo 318 cp). Scompaiono anche i 40mila euro per la nomina di Longo e l’anello. Scompaiono nel senso letterale del termine perché non risulta alcuna richiesta di archiviazione per questi fatti che avevano avuto grandissima risonanza mediatica. A Palamara si contestano viaggi e vacanze e lavori edili mai pagati eseguiti non a casa sua ma a casa dell’amica Adele Attisani. Queste utilità le avrebbe ricevute “per l’esercizio delle funzioni svolte” da Centofanti. Scompaiono, infatti, anche Amara e Calafiore i quali, al 30 maggio 2019, erano il motore della corruzione essendo Centofanti solo un intermediario.

Alla prima udienza preliminare, il 25 novembre 2020, si cambia ancora. A luglio si è insediato Raffaele Cantone e quindi qualcosa doveva pur succedere. Si rimane nella corruzione per l’esercizio della funzione ma si specifica che le utilità Palamara le avrebbe ricevute quale “membro” del Csm “per l’esercizio delle funzioni svolte all’interno di tale organo quali, fra le altre, nomine di dirigenti degli uffici e procedimenti disciplinari”. All’udienza del 22 febbraio 2021 nuovo cambio. Si contestano insieme tutte le corruzioni possibili.

Ma all’udienza dell’8 luglio 2021 il colpo di scena: Cantone e i pm Gemma Miliani e Mario Formisano “viste le dichiarazioni di Centofanti” che evidentemente ritengono “prevalenti” su quelle fatte da Amara nel febbraio, modificano per la quinta volta le imputazioni ritornando all’ipotesi meno lieve della corruzione per l’esercizio della funzione, posto in essere consentendo a Centofanti di “partecipare ad incontri pubblici e riservati cui presenziavano magistrati e consiglieri del Csm nei quali si pianificavano nomine”, manifestando Palamara disponibilità ad acquisire “informazioni anche riservate sui procedimenti in corso a Roma e Messina che coinvolgevano Centofanti, Amara e Calafiore”, ed infine “per la disponibilità di Palamara di accogliere richieste del Centofanti finalizzate ad influenzare nomine del Csm e decisioni della sezione disciplinare”.

Con Palamara andrà a processo solo Adele Attisani, essendo stato assolto l’altro suo coimputato, l’ex procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, accusato di averlo informato che al Csm era arrivata la comunicazione dell’indagine di Perugia nei suoi confronti.

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