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Letta e i big del Pd sfilano alla festa, ma Napoli è assente

DiRed Viper News Manager

Lug 25, 2021

C’era una certa attesa per presenza, alla festa dell’Unità di Napoli, del segretario nazionale del Partito democratico Enrico Letta. Folta la partecipazione di militanti che, con tutta probabilità, pensavano che l’ex premier parlasse di Napoli o, quantomeno, anche di Napoli, visto che siamo nel bel mezzo di una campagna elettorale. Pia illusione. Purtroppo, come avevamo previsto, di Napoli e di idee per Napoli neanche l’ombra.

Indubbio il prestigio derivante dall’aver scelto la città per il tour di presentazione delle Agorà, lo strumento di partecipazione che il Pd sta varando. Peccato che i militanti partenopei abbiano dovuto assistere al primo esperimento partecipativo senza ascoltare nulla sul futuro della propria città, per quanto così dolente e malmessa. Peraltro, se vogliamo dirla tutta, delle Agorà, quella di Napoli è l’unica che non è dedicata a un tema (legalità, sostenibilità e così via) più o meno identificativo di una vocazione della comunità, ma «ai sindaci» (sic!). E ve n’erano tanti, infatti: da Gori a Nardella, compresi i candidati come Gualtieri. L’unico riferimento alla città è scattato quando, per ben due volte, si è affermato che con Manfredi sindaco Napoli tornerà a essere «una grande capitale europea». In che modo? Non è dato sapere Eppure sarebbe stato interessante capirlo, visto che oggi è una metropoli che, per servizi fondamentali, può candidarsi a guidare la sponda Sud del Mediterraneo che bussa all’Europa. C’è dunque un affidamento totale al candidato Manfredi e al partito locale per la produzione di idee e programmi che comunque, alla festa, non erano presenti neanche in altri panel genericamente meridionalisti.

Le idee su Napoli le devono portare i napoletani perchè Letta è troppo impegnato a sottolineare, in una città dove non ci sono più soggetti intermedi e con un tasso altissimo di deprivazione culturale e sociale, che «la democrazia partecipativa non va confusa con quella diretta, perchè sono cose ben diverse». Tutto molto interessante, come anche l’intervento del campano Nicola Oddati che nella segreteria Zingaretti rappresentava il Sud e oggi coordina l’iniziativa politica. Solo che l’iniziativa politica coincide oggi con  la “forma partito” ed esclude Napoli dall’agenda del Pd. Un approccio introverso, che si fa estroverso solo per proseguire il discorso zingarettiano del campo largo, nel giorno in cui Sergio D’Angelo si ritira dalla competizione per appoggiare Manfredi rinsaldando il caravanserraglio senza forma e senza idee che sostiene l’ex rettore. Il quale  le idee sicuramente che le ha, da ex numero uno della Federico II, tanto che Letta lo nomina esplicitamente plenipotenziario per la definizione del programma.

Ma una città così grande ha bisogno, insieme, di una classe dirigente locale e di una nazionale che abbiano una visione per il futuro. La segreteria nazionale, invece, sembra distratta dal tema della propria sopravvivenza (più che di un rilancio del partito) e vuole certamente conquistare Napoli, a patto che le idee ce le mettano gli altri. Insomma non è stato un bello spettacolo e non è finita con un lancio di ortaggi solo perchè i militanti napoletani sono avviliti, disorientati, forse disabituati a cogliere certe contraddizioni. Davanti a quel misero spettacolo, ho sperato che nell’ippodromomo di Agnano cominciassero le corse e che il megafono con la voce del cronista coprisse l’afonìa del Pd

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