• Dom. Set 19th, 2021

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Vaccini e cautela. Dati alla mano, come si sconfigge Delta

Ispi

La variante delta, con la sua potente carica virale, corre nel mondo e corre in Europa, dove in alcuni paesi come la Spagna è già scattato il campanello d’allarme sulle terapie intensive. Ma l’ondata a cui stiamo assistendo – in arrivo anche in Italia, con l’indice Rt proiettato a 1,55 la prossima settimana – è fortunatamente diversa rispetto alle ondate precedenti e a quelle in corso nei paesi dove i vaccini continuano a scarseggiare. Malgrado la velocità della delta, i casi gravi – terapie intensive e decessi – stanno aumentando più lentamente rispetto alle curve dei paesi poco vaccinati, e nel caso dell’Italia sono – per ora – stabili. Una situazione delicata che rende le prossime settimane decisive per il settembre che sarà: quanti più italiani aderiranno alla campagna vaccinale, quanto più sarà possibile ridimensionare la letalità del Covid e non dover ricorrere a chiusure e limitazioni.

Questa volta, rispetto ad altri paesi europei come Regno Unito, Spagna, Portogallo e Paesi Bassi, l’Italia si trova indietro nella risalita dei contagi. Un anno e mezzo di pandemia, però, dovrebbe aver insegnato che osservare i guai degli altri pensando di esserne risparmiati è una pia illusione. Lo sa bene chi, come Matteo Villa, ricercatore Ispi e curatore di Datavirus, ogni giorno studia e incrocia i dati della pandemia. “Siamo in un momento critico in cui le decisioni politiche hanno un impatto enorme sulla possibilità di convivere davvero con il virus”, spiega Villa. Perché se è vero che i vaccini si stanno dimostrando estremamente efficaci nel ridurre i decessi e le forme gravi della malattia, è altrettanto vero che la delta corre talmente veloce da rappresentare comunque una sfida per il sistema ospedaliero nel caso di un’impennata della curva.

 

La variante delta è ormai dominante un po’ in tutta Europa, soprattutto nell’Europa occidentale. Lo sta diventando in tutto il mondo, in maniera incredibilmente rapida. Ogni volta che inizia a esserci un focolaio in un paese, dopo circa un mese diventa dominante. Questo perché è molto, molto più trasmissibile rispetto alle altre varianti (il doppio rispetto a quella che è diventata dominante lo scorso anno, la cosiddetta ‘europea’). “Nel caso della variante delta – spiega Villa – non siamo lontani dalla contagiosità di uno dei virus più contagiosi al mondo, quello del morbillo. La stima per delta – per persone non vaccinate e senza misure di contenimento – è che ogni persona infetta possa contagiare in media 6 persone; l’anno scorso erano 2,5. Quello che sappiamo è che anche con i vaccini l’effetto protettivo dal contagio scende per due motivi: la maggiore abilità del virus a entrare nelle nostre cellule e l’aumento della circolazione del virus tra la popolazione”.

Ciò che ci deve interessare di più, però, è la protezione dei vaccini dal decorso grave della malattia. E su questo i dati che arrivano dall’Europa sono chiari e rassicuranti. “In tutti i Paesi dove si è vaccinato poco – dall’Africa subsahariana al Medio Oriente, fino al Sud-est Asiatico – si sta registrando un aumento molto elevato dei casi, delle forme gravi e dei decessi”, prosegue Villa. “L’aumento delle infezioni si sta verificando anche in Europa, ma grazie ai vaccini stiamo vedendo che ospedalizzazioni e terapie intensive non stanno aumentando a ritmi così preoccupanti”. La conclusione è che “a livello macro, con molte persone ancora non immunizzate, i vaccini non ci proteggono tantissimo dal contagio, ma sono super efficaci nel prevenire forme gravi e decessi”.

 

 

In generale, la protezione dal contagio dalla variante originale europea era del 90-95%; nel caso della variante delta, la protezione scende al 70%. Allo stesso tempo, però, la protezione da casi gravi e decessi resta molto elevata, come si vede dal grafico: i casi schizzano verso l’alto, i decessi dopo 11 giorni rispetto ai casi sono molto, molto più bassi – quasi il 90% in meno rispetto a quello che ci potremmo aspettare senza vaccini. I ricoveri scendono più o meno del 60%: una riduzione importante ma non abbastanza da scongiurare la pressione sugli ospedali nel caso in cui i contagi schizzino fuori controllo.

La buona notizia è che, “al momento, nei paesi con alto tasso di vaccinazione la letalità di Covid è quasi vicina a quella dell’influenza, per una persona vaccinata ma anche a livello di comunità”, argomenta il ricercatore. “La pericolosità sociale del coronavirus si è ridotta tantissimo. Se non emerge un’altra variante più letale oltre che più trasmissibile, possiamo essere abbastanza tranquilli dal punto di vista dei decessi”. 

 

È bene sottolineare ancora una volta che la diminuzione di questa letalità è frutto sia della diffusione dei vaccini sia delle misure di contenimento: se si lascia circolare il virus troppo rapidamente – come mostrano le esperienze del Regno Unito e della Spagna – i ricoveri aumentano parecchio. Prendiamo il caso spagnolo. Nella regione di Madrid i contagi sono saliti dell′82% nell’ultima settimana, con oltre il 90% dei nuovi casi provocati da delta. Gran parte delle infezioni è tra i giovani, ma la regione per il momento non ha annunciato nuove misure, al contrario delle Baleari, la Catalogna, la Comunità Valenciana e ora anche Navarra e Galizia, tornate a chiudere per l’aumento dei positivi, anche con il coprifuoco. Nei reparti ordinari degli ospedali spagnoli i malati di Covid occupano il 6,64% dei posti letto, mentre nelle terapie intensive l’occupazione è del 14,10%.

“Siamo in un momento critico sotto tantissimi aspetti, anche dal punto di vista della gestione del consenso”, osserva Villa. “Il tentativo del green pass – in Francia come in Italia – è rischioso: i governi che finora avevano guadagnato consenso nelle prime fasi della pandemia (il cosiddetto effetto rally ’round the flag) si trovano in una situazione ribaltata, dovendo fare i conti con popolarità in calo e rabbia sociale”.

C’è chi, come Boris Johnson, ha celebrato il Freedom Day in quarantena insieme a centinaia di migliaia di cittadini, e chi, come Emmanuel Macron e Mario Draghi, sta cercando la propria ricetta per navigare il periodo estivo con la testa già a settembre, con la grande incognita della scuola in presenza che già si impone come pensiero non rimandabile.

“Il caso italiano – conclude Villa – sembra presentare delle anomalie rispetto ad altri paesi: i decessi e le terapie intensive stanno comunque continuando a calare dopo la ripresa dell’aumento dei casi; altrove in Europa dopo 11-12 giorni la curva ha iniziato a risalire. In Italia ricoveri e terapie intensive sono ancora bassi; vedremo nei prossimi giorni se questo scollamento tra risalita dei nuovi casi e non risalita dei ricoveri e dei decessi proseguirà o se seguiremo l’andamento degli altri. L’aspetto incoraggiante è che via via che le persone si vaccinano, anche adesso, si ritarda ancora di più il rialzo delle curve dei casi più gravi e dei decessi”. Con buona pace di ogni no-Vax, la strada per far sì che la letalità del Covid possa essere paragonabile a quella dell’influenza non può che passare ancora da qui: vaccini e cautela.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia