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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 22 luglio 2021.
ANSA/Roberto Monaldo - POOL

La priorità assoluta per Mario Draghi nei prossimi giorni è la scuola. Nella conferenza stampa dopo il varo del green pass ha detto che “la scuola è tra i nodi che sono rimasti fuori, ce ne occuperemo nelle prossime settimane, forse già la prossima. L’obiettivo è tornare tutti in presenza a settembre”. E su questo il premier vuole concentrare da subito “energie e risorse”. La prossima settimana prenderà in prima persona in mano il dossier e prima della pausa estiva sul tavolo del Governo sarà, insieme al nodo trasporti, in testa alle altre questioni, come il fisco, la concorrenza e la giustizia (con l’annunciato voto di fiducia). Del resto, Draghi ha dato da subito priorità alla didattica in presenza, ampliandola durante la seconda ondata di pandemia. Impensabile, va ripetendo ai suoi, il bis dei due anni scorsi, soprattutto dopo che gli Invalsi hanno certificato l’impatto negativo della Dad con risultati “deludenti e penalizzanti per i ragazzi”.

Da Palazzo Chigi confermano che si lavora – in sinergia con i ministeri della Salute e dell’Istruzione – per tentare di mettere a punto il green pass per docenti e personale scolastico già prima della pausa estiva, entro il 10 agosto. Nonostante la dichiarata contrarietà della Lega e, dall’opposizione, di FdI. Si vuole però attendere di vedere i numeri reali delle vaccinazioni nel momento in cui entrerà in vigore l’obbligo del green pass (dal 6 agosto), l’andamento della curva epidemiologica e la portata dell’eventuale aumento delle ospedalizzazioni. Arrivare a fine agosto come ipotizzato, però, sarebbe troppo a ridosso dell’inizio delle lezioni. “Bisogna muoversi adesso o non ci saranno i tempi tecnici” avvisa Sandra Zampa, consigliera di Speranza. D’accordo il sottosegretario (di centrodestra) alla Salute Andrea Costa: “Accelerare per non mancare l’obiettivo fondamentale della scuola in presenza. Se il problema persistesse, come extrema ratio sono favorevole all’obbligo vaccinale per i docenti”. 

 

La macchina organizzativa: analisi dei dati e corsie preferenziali

La macchina che fa capo al generale Figliuolo è allertata. L’obiettivo nazionale è vaccinare l’80% della popolazione entro il 30 settembre, per ottenere quell’immunità di gregge che quasi dovrebbe azzerare la circolazione del virus, con la tappa intermedia del 60% a fine luglio. L’ultimo report governativo della campagna vaccinale (aggiornato a ieri) scolpisce le percentuali di immunizzati nel personale scolastico: 78,78% con due dosi, 84,83% con una dose (o unica). Laddove per il personale sanitario, i numeri salgono al 93,73% e al 97,86%. All’appello manca circa il 15% di insegnanti e bidelli, quei 221mila a cui l’esecutivo vuole “dare la caccia” entro l’estate. Mentre nella fascia 12-18 anni, l’obiettivo è vaccinare il 60% in tempo per il ritorno sui banchi di scuola.

Figliuolo ha già messo in mora Regioni e Pubblica Amministrazione, chiedendo i dati dei No-Vax di settore (e di chi per motivi di salute non può vaccinarsi) in modo da pianificare i passi successivi. Deadline: 20 agosto. In tempo per valutare l’eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale. Come propone un ddl targato Forza Italia. Nel frattempo, avanti con la moral suasion. “L’obiettivo è garantire una buona copertura per gli studenti di 12-18 anni prima dell’inizio dell’anno scolastico – ha detto il commissario straordinario al “Foglio” – vista l’importanza della didattica in presenza”. In piena linea con Draghi. Insieme a Speranza, stanno preparando un protocollo con l’ordine dei farmacisti per test rapidi a prezzi calmierati, per cui il governo ha stanziato 45 milioni di euro. Ma anche corsie preferenziali negli hub per adolescenti e professori.

Nessun timore, infine, che il giro di vite del green pass metta in crisi la macchina. Già, perché dopo la decisione del governo, stanno accelerando le prenotazioni per le vaccinazioni in tutta Italia: i numeri dicono che nell’ultima settimana sono stati vaccinati con la prima dose o la dose unica (perché hanno già avuto il Covid) quasi 350mila under 30, 118mila dei quali giovanissimi tra i 12 e i 19 anni: una crescita tripla rispetto a quella degli adulti tra i 50 e i 69 anni, fascia nella quale si sono vaccinati negli ultimi sette giorni con la prima o unica dose in 124mila. In particolare, nella fascia 12-19, per la quale è autorizzato solo Pfizer, sono 1.232.932 i ragazzi che hanno fatto la prima dose o la dose unica, 117.788 in più rispetto a 7 giorni prima. Decuplicate le prenotazioni nel Lazio negli ultimi giorni, ma exploit si registrano anche a Catania, Milano, Trentino. Dalla struttura commissariale rassicurano: il sistema reggerà, il pass è uno “stimolo” che compensa l’attesa flessione di agosto.

L’avviso di presidi e sindacati: fare in fretta o si riparte con la Dad

A porre la questione dei tempi (strettissimi) sono anche gli addetti ai lavori. Che – dai presidi ai sindacati – lanciano un allarme: sì alla copertura vaccinale, ma è illusorio credere che risolverà tutti i problemi. Il rischio Dad per le superiori, insomma, è dietro l’angolo. “Il pericolo c’è. Bisogna sbrigarsi – ha detto il capo dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli a “Repubblica” – Accelerare i vaccini di chi frequenta la scuola. Siamo in ritardo già oggi, il 20 agosto diventerebbe irrecuperabile. Ci sono 4 milioni di studenti da immunizzare in un mese e mezzo”. Altrettanto chiaro il responsabile dei presidi nel Lazio Mario Rusconi: “Siamo contenti delle parole di Draghi e favorevoli al green pass per insegnanti, personale, chiunque frequenti la scuola, compresi i genitori che entrano in segreteria. Tuttavia, i controlli e le sanzioni devono poi spettare ad Asl e Procure, non venga in mente di attribuirli alle scuole perché si rischiano contenziosi”. Anche Rusconi invita il governo ad accorciare i tempi: “Sarebbe una follia decidere il 20 agosto. Servono certezze anche per rispetto delle famiglie che devono organizzarsi”. Più cauto il segretario della Cgil Scuola Francesco Sinopoli: “Raggiungere la massima copertura vaccinale è fondamentale ed è un dovere civico, dai docenti c’è stata adesione di massa quando c’era la corsia preferenziale. Sull’obbligo decida lo Stato e la legge sarà rispettata. Ma il governo si pronunci subito, non solo sui vaccini. Mi chiedo come mai siamo arrivati a fine luglio senza certezze”.

Oltre i vaccini: classi pollaio, organici e trasporto pubblico

I problemi della scuola, sottolineano tutti, vanno oltre la (cruciale) copertura vaccinale. E – ad oggi – le certezze latitano. Rusconi sottolinea il nodo irrisolto delle classi pollaio da sdoppiare: “Mi hanno scritto 1500 presidi che avranno 30-32 alunni, anche alla primaria. Mancano gli edifici: nonostante ci siano spazi abbandonati, gli enti locali non hanno dato prova di solerzia”. Anche i depuratori d’aria sono rimasti quasi dappertutto lettera morta: “Costano mille-2mila euro l’uno. Quale istituto può spendere 50mila euro senza sapere se sarà quella la priorità?”.

Sinopoli della Cgil Scuola chiama in causa il Cts: ”Ci aspettiamo chiarimenti sul distanziamento e sulle misure di sicurezza”. A partire dalle mascherine. Sottolinea il fronte dei trasporti pubblici e l’incognita degli “organici covid” per far fronte all’emergenza: “Bastano fino a dicembre. E sono finanziati con i risparmi del bilancio dell’Istruzione, il Tesoro non ha messo un euro. Non basterà il Pnrr senza un aumento di spesa pubblica”. Per la scuola è iniziato il conto alla rovescia: un mese e mezzo contro decenni di errori e disattenzioni. Che il Covid ha fatto detonare.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia