• Mar. Set 28th, 2021

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La fumeria d’oppio di Salvini e Meloni sul vaccino ai giovani

Head of the League party Matteo Salvini and head of the Brothers of Italy (FdI) party, Giorgia Meloni march during a united rally along with the Forza Italia (FI) party for a protest against the government on June 2, 2020 on Via del Corso near Piazza del Popolo in Rome, as the country eases its lockdown aimed at curbing the spread of the COVID-19 infection, caused by the novel coronavirus. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)

Buono tutto: non c’è sciocchezza cui si neghi diritto di cittadinanza. Stamattina, in un’intervista al Corriere della Sera, a proposito del green pass e cioè dell’introduzione di qualcosa di somigliante più di un po’ all’obbligo vaccinale, Matteo Salvini ha ricordato “che in Italia per il Covid è morto un solo ragazzo sotto i venti anni”. Uno solo. A fine giugno la Società italiana pediatri ha prodotto uno studio condotto sui dati dell’Istituto superiore di sanità. Risultato: undici morti nella fascia d’età 0-9 anni, quindici morti nella fascia d’età 10-19 anni. Totale: ventisei morti. Non uno, ventisei. Tre giorni fa Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha aggiornato il consuntivo: ventisette morti. Dall’inizio della pandemia, aggiunge Locatelli, i minori di vent’anni ricoverati per il virus sono stati oltre trecento.

La questione non è banale. Tutto il mondo discute l’opportunità di vaccinare i minorenni. Un gruppo nutrito di scienziati in Gran Bretagna lo sconsiglia. Molti altri lo considerano necessario. Io una risposta non ce l’ho e sarebbe pure grave se l’avessi e marmorea. Di quei ventisette bambini e ragazzi morti (metteteli in fila, come fossero davanti a un plotone d’esecuzione) la grande maggioranza scontava altre malattie, ma senza il Covid probabilmente starebbero ancora conducendo la loro battaglia. Di quegli oltre trecento ricoverati, la grande maggioranza era sana e oggi si porta dietro disturbi psicologici e da long covid.

Entro l’inizio della scuola, mia moglie e io faremo vaccinare i nostri figli perché i rischi di ammalarsi o di trascorrere un altro anno in Dad ci sembrano di parecchio più concreti di quelli molto ipotetici, spesso ai confini della superstizione, presupposti dagli antivaccinisti o dai vaccinoscettici.

Se oggi, più in generale, dovessi scrivere la mia opinione sull’obbligo vaccinale, un’opinione non l’avrei. L’istinto mi porterebbe a dire di sì, ma l’istinto non basta quando si tratta di introdurre un trattamento sanitario obbligatorio, con le enormi implicazioni sulla libertà personale. Di sicuro non reputo illiberali a prescindere le imposizioni di governo: ogni democrazia si deve concedere margini di illiberalità, e la nostra se ne è concessi molti, dal carcere duro (ripugnante) alla prescrizione del casco per i motociclisti (legge incomprensibile se si trascura l’indole paternalistica della politica recente: la testa è mia, se voglio correre il rischio di rompermela in cambio del vento in faccia, perché me lo si deve impedire?).

Risolvere la faccenda, come fa la destra italiana, con un paradossale allarme nazismo, è roba da fumeria d’oppio. Risolverla come fa Salvini, cancellando ventisei bambini e ragazzi morti, e riducendoli a uno solo, e pensare di farla franca, è roba da fumeria d’oppio. Risolvere la faccenda come fa Giorgia Meloni, che giudica il green pass un intollerabile sfregio alla libertà, quando a marzo invocava il certificato verde vaccinale per girare in Europa (“il green pass non crea alcun obbligo, né diretto né indiretto, alla vaccinazione. Ne è la prova la proposta di equiparare tre diversi tipi di certificati: di vaccinazione, di tampone e di guarigione (…) purtroppo i capricci ideologici delle sinistre di ogni gradazione di rosso stanno avendo la meglio su una misura fondamentale”) è roba da fumeria d’oppio.

Quando sento quelli di destra dire che la destra deve piacere a destra, e non a sinistra, mi viene da ridere. La destra dovrebbe avere dignità e amor proprio. Sarebbe il necessario punto di partenza. Il resto è fumeria d’oppio.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia