• Dom. Set 26th, 2021

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Governare il futuro. Google ci spiega il motore di ricerca Google

Google ha appena lanciato, per i suoi utenti americani, una nuova funzionalità che ha l’ambizione di aiutare gli utenti a capire perché il motore di ricerca mostri loro certi risultati e non altri.

Tre puntini in alto a destra nella pagina attraverso la quale il motore di ricerca mostra all’utente i risultati della propria ricerca, quelli che, ormai, più o meno universalmente, nel linguaggio del web, significano “clicca qui per saperne di più o per accedere a altre funzionalità” e tra le altre opzioni disponibili anche l’opportunità di saperne di più a proposito della ricerca che si è appena lanciata e che il motore di ricerca ha appena eseguito per noi.

E, quindi, una finestra di testo nella quale Big G spiega ai suoi utenti – per ora quelli di lingua inglese che si collegano dagli USA ma presto anche gli altri utenti di lingue diverse che si collegano da altri Paesi – quale sia la fonte di una determinata notizia e perché nel mare magnum delle informazioni esistenti al mondo e più o meno correlate alla propria stringa di ricerca ha scelto di proporre al singolo utente proprio taluni link e non altri.

Una manciata di caratteri organizzati in un elenco che, essenzialmente, raccontano del collegamento tra le parole con le quali abbiamo interrogato Google e i link alle pagine che ci vengono proposte come di nostro probabile interesse, la circostanza che le parole che noi abbiamo digitato – o parole a esse strettamente correlate – sono presenti in pagine che parlano di questo o quell’argomento, la lingua dei risultati che ci vengono proposti in ragione della nostra domanda, l’influenza che il luogo dal quale abbiamo lanciato la ricerca ha sui nostri risultati.

La nuova iniziativa di Google è apprezzabile, importante, va nella direzione giusta dell’aumento della trasparenza degli algoritmi agli occhi di chi li usa.

È preziosa anche – e forse soprattutto – perché potrebbe svolgere una funzione educativa rispetto a domande che, se vogliamo che la nostra convivenza con robot, algoritmi e intelligenza artificiale sia sostenibile, dobbiamo abituarci a porci sempre più spesso perché, proprio come è oggi è importante – e dovremmo considerare tutti importante – capire perché Google quando lo interroghiamo con talune parole ci propone taluni risultati mentre se viene interrogato, magari con le stesse parole, da qualcun altro, gli propone risultati diversi, domani – ma domani per davvero e, anzi, quasi oggi – dobbiamo prepararci a porci analoghe domande sulle ragioni alla base di decine di altre azioni con le quali ci confronteremo nel nostro quotidiano.

Perché l’algoritmo della banca ha detto di no a una richiesta di mutuo? Perché il sistema che gestisce l’assegnazione delle sedi a valle di un concorso pubblico ci propone una sede che, apparentemente, non ha nulla a che vedere con la nostra vita? Perché la macchina ha improvvisamente inchiodato e si rifiuta di lasciarsi parcheggiare dove vorremmo? Perché il nostro frigorifero ha ordinato il doppio delle uova che generalmente consumiamo in una settimana? Perché il centro diagnostico presso il quale abbiamo svolto un accertamento medico ci propone una visita specialistica benché le analisi suggeriscano, apparentemente, che i valori sono tutti regolari?

E chi più ne ha più ne metta.

Se non saremo curiosi come bambini del perché gli algoritmi ci proporranno e, magari, talvolta, proveranno a imporci certe scelte, il nostro futuro sarà difficilmente sostenibile e, soprattutto, difficilmente libero.

Ma l’esperimento appena lanciato da Google ci suggerisce quanto la sfida della c.d. trasparenza degli algoritmi sia difficile ma difficile per davvero.

Perché, se nonostante gli sforzi, le informazioni che Google ci propone, naturalmente, non valgono e non varranno farci capire per davvero il perché ci vengano proposti certi risultati a fronte di una certa domanda più o meno banale, proviamo a pensare quanto sarà difficile per le intelligenze artificiali con le quali convivremo spiegarci, specie nel poco tempo che saremo disponibili a concedere loro per farlo, le logiche dietro scelte e decisioni straordinariamente più complicate.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia