• Dom. Set 26th, 2021

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Gli allevamenti senza terra e le quattro leggi dell’ecologia

Gli allevamenti senza terra – che in molti conoscono come allevamenti intensivi – fanno paura. Non soltanto ai miliardi di polli, mucche maiali che vengono macellati dopo profonde sofferenze: fanno paura – o almeno dovrebbero fare –a noi umani. Quegli stabilimenti di cemento, sottratti ai pascoli, alla terra, ai sapienti ritmi della natura, sono pericolosi per l’umanità. Per spiegarvi il perché userò le 4 leggi dell’ecologia che più di 50 anni fa un illuminato scienziato, il biologo Barry Commoner, ci lasciò in eredità. Sono quattro leggi fondamentali, e ahimè ineludibili, che ci raccontano come funziona il Pianeta in cui viviamo.

Prima legge:Everything Is Connected to Everything Else (Ogni cosa è connessa con le altre). Non importa se l’allevamento intensivo si trovi in Pianura Padana o nelle montagne della regione cinese di Guangxi Zhuang. Quello che succede in uno di quei capannoni pieni di vacche con testa e corpo perennemente bloccati o in uno di quei palazzi multipiano dove migliaia di maiali si mordono e cannibalizzano per disperazione, è connesso alle nostre vite. Siamo connessi attraverso la distruzione delle foreste e delle praterie naturali per produrre i mangimi iperproteici a base di soia (la produzione di soia è la seconda causa di deforestazione nel mondo), le emissioni dirompenti di gas serra (gli allevamenti sono responsabili del 14,5% di gas serra), la pericolosa diffusione di malattie e di batteri resistenti agli antibiotici (l’Italia ha il primato europeo dei decessi per batteri resistenti agli antibiotici), la distruzione della fertilità dei suoli e l’enorme quantità di altri impatti che stanno portano al collasso la nostra indispensabile e sottile biosfera.

Seconda legge: Everything Must go Somewhere (Ogni cosa deve finire da qualche parte). Niente di quello che produciamo svanisce per miracolo. Le deiezioni prodotte globalmente dagli allevamenti intensivi, che saranno 4 miliardi di tonnellate nel 2030, anziché essere una risorsa per l’agricoltura (come succede naturalmente per gli allevamenti estensivi o biologici) diventa uno scarto con impatti pericolosi su ecosistemi, falde e salute. Nello stesso modo gli antibiotici e gli altri farmaci utilizzati per consentire l’allevamento di animali sfruttati e ammassati, finiscono nei nostri piatti e nei nostri organismi. Anche virus e batteri, che si propagano e diffondono tra animali geneticamente troppo simili, debilitati da stress e sofferenza, rischiano di finire da qualche parte a noi molto vicina. Ricordiamoci che il 75% delle malattie emergenti arriva a noi dagli animali.

Terza legge: Nature Knows Best (La natura sa come fare). I sistemi naturali, che i contadini conoscevano e sapevano sapientemente utilizzare, sono il frutto di miliardi di anni di evoluzione. Tutto in natura funziona in maniera precisa. Gli allevamenti intensivi, guidata dalla mano rapace del business, si sottraggono alla terra, al pascolo, al sapiente rapporto tra uomo e animali allevati. Creano un sistema aberrante, mirato alla produzione a basso costo in barba a qualunque effetto sull’ambiente e sulla nostra salute.

Quarta legge: There Is No Such Thing as a Free Lunch (Niente è a costo zero). I costi degli allevamenti intensivi sono altissimi e drammatici. Se da una parte possono dare l’illusione di fornire proteine animali a basso prezzo, dall’altra presentano un conto drammatico in termini di distruzione di ecosistemi, riscaldamento del pianeta, malattie, inquinamento delle falde, dell’aria… un debito ecologico che già oggi siamo chiamati a pagare. Il vero costo delle produzioni low cost viene pagato dal pianeta, dalla nostra salute e dalla sofferenza degli animali.

La maniera aberrante con cui gli allevamenti intensivi ignorino e calpestino qualunque principio dell’ecologia, contribuendo in maniera importante alla distruzione degli ecosistemi, dovrebbe sollevare i nostri animi e renderci consumatori più responsabili. Non soltanto carne, ma anche uova, latte e formaggi provenienti da allevamenti intensivi devono essere, di fatto, evitati.

Quello che di ecologicamente errato facciamo al Pianeta e agli altri animali, fondamentalmente, finiamo con il farlo a noi stessi. E se non è la chiave dell’empatia per gli altri animali quello che deve muoverci a fermare gli allevamenti intensivi, lo sia almeno il fatto che è la migliore prevenzione che possiamo mettere in atto per preservare la nostra salute e il nostro futuro. Per saperne di più sugli allevamenti intensivi potete scaricare il nuovo report del WWF “Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne.”

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia