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Caso Crescent, De Luca batte i Pm: assoluzione anche in Appello

DiRed Viper News Manager

Lug 24, 2021
Secondo i pm era «il dominus delle illegalità» commesse nella realizzazione del Crescent, il complesso architettonico sul lungomare Trieste di Salerno. Tanto che per lui avevano chiesto la condanna a un anno e mezzo di carcere. Alla fine, però, Vincenzo De Luca è stato assolto dalla Corte d’appello che ha confermato la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale nei confronti non solo del presidente della Campania, ma anche delle altre 19 persone coinvolte nella vicenda giudiziaria. Si tratta dell’ingegnere Lorenzo Criscuolo, dei funzionari del Comune e della Soprintendenza Matteo Basile, Anna Maria Affanno e Giuseppe Villani, degli imprenditori Rocco Chechile ed Eugenio Rainone, oltre che di Davide Pelosio, Eva Avossa, Gerardo Calabrese, Luca Cascone, Luciano Conforti, Domenico De Maio, Augusto De Pascale, Ermanno Guerra, Aniello Fiore, Vincenzo Maraio, Franco Picarone, Nicola Massimo Gentile e Bianca De Roberto.

A De Luca si contestavano presunte irregolarità nella realizzazione dell’opera simbolo della sua stagione alla guida del Comune di Salerno, frutto dell’estro dell’architetto catalano Ricardo Bofill: un complesso alto trenta metri e suddiviso in sei settori, con case, uffici, locali commerciali e box-auto, per un volume di circa 90 metri cubi distribuiti su 300 metri del lungomare Trieste. Sebbene ridimensionata in fase di realizzazione, l’opera era finita ben presto nel mirino dei pm salernitani che avevano messo sotto inchiesta De Luca per poi ottenerne il rinvio a giudizio con le accuse di abuso d’ufficio e falso. Da lì, il 23 dicembre del 2014, aveva preso il via una complessa vicenda giudiziaria: 57 udienze udienze per il processo di primo grado, conclusosi a settembre 2018 con una pioggia di assoluzioni che aveva demolito le tesi della Procura di Salerno; 22 udienze per il grado d’appello, con il rinnovo del dibattimento e un aspro scontro tra accusa e difesa anche sulla possibilità di confisca del Crescent, al termine delle quali il giudice Patrizia Cappiello non ha potuto fare altro che confermare il verdetto del Tribunale.

Nel frattempo, due degli originari 22 imputati sono morti ed è scattata la prescrizione per alcuni reati. A beneficiarne è stato lo stesso De Luca in riferimento a un’ipotesi di falso relativa a un atto che riguardava la presunta lottizzazione dell’area interessata dai lavori. Ma la prescrizione ha cancellato anche il reato di abuso d’ufficio contestato dalla Procura salernitana ad altri 15 pubblici ufficiali finiti a processo. Il numero uno di Palazzo Santa Lucia non ha commentato l’assoluzione nel corso del consueto videomessaggio del venerdì pomeriggio. Le prime reazioni al verdetto sono state affidate ai suoi difensori. Secondo l’avvocato Andrea Castaldo, l’esito del processo di appello «ha confermato quanto noi abbiamo sempre detto, cioè la legittimità dell’operato del sindaco e della sua giunta, la mancanza di un interesse privato e viceversa un interesse pubblico che è stato realizzato grazie anche alla spinta propulsiva di De Luca e che ha permesso un’opera che ha rappresentato un segno nel panorama edilizio e urbanistico e nel rilancio della città».

Dello stesso avviso l’altro legale dell’ex sindaco di Salerno e attuale presidente della Regione, l’avvocato Paolo Carbone: «Non c’era assolutamente niente in questo processo. È nato male, è stato condotto in primo grado con grande maestria da un tribunale responsabile e colto». Ora non resta che attendere i prossimi 90 giorni, termine entro il quale i giudici renderanno note le motivazioni della sentenza con cui De Luca è stato scagionato.

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