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Violante: “I no della magistratura aggravano la sua crisi”

“La riforma Cartabia è profondamente innovativa perché muta i rapporti tra cittadini e Stato, trasforma il giudice da contabile della sanzione in colui che può aiutare il condannato a ricostruire i rapporti con la società spezzati dal reato”. Luciano Violante, magistrato prima di entrare in politica per un lungo tragitto che dal Pci lo ha condotto fino al Pd, ha insegnato diritto e procedura penale all’università. E’ stato presidente di Montecitorio nel ’96 e ha fatto parte del comitato dei “saggi” di Napolitano per le riforme costituzionali. Oggi plaude alla riforma della giustizia e lancia un appello ai giudici: “Vedo un’ondata di no che rischia di aggravare la crisi di legittimazione della magistratura. Mi auguro che essa possa concorrere a costruire un processo penale nuovo, diventando protagonista e non antagonista di questo cambio radicale di mentalità e strategia”

Per arrivare alla riforma della giustizia Draghi e Cartabia hanno istituito la commissione Lattanzi, agito con sub-emendamenti al testo Bonafede, dialogato con partiti e addetti a lavori. Adesso che l’impianto c’è, sarà messo in sicurezza con il voto di fiducia, e pazienza per le obiezioni di pm antimafia, Anm e Csm. Vede un cambiamento di dialettica tra politica e magistratura?

Anzitutto, trovo molto utile che la ministra Cartabia abbia sentito i capigruppo in commissione Giustizia e coloro che operano sul campo, prima dei leader di partito. Non mi risulta che in passato sia avvenuto con questa sistematicità. C’è stato da subito un confronto con magistrati e avvocati. Anche la scelta di partire dalla riforma Bonafede è stata prudente e saggia. E sottolineo che sia il testo finale della riforma che la fiducia sono stati approvati in consiglio dei ministri all’unanimità. Non è un aspetto secondario di questa riforma.

Decisioni discusse prima e poi attuate senza ripensamenti. E’ un cambio di passo rispetto al passato, in cui la politica è stata spesso subalterna alle critiche di una parte dei magistrati?

Sì, è un metodo totalmente diverso, che non capovolge tutto bensì cerca un punto di equilibrio compatibile con un nuovo indirizzo politico. E’ un atteggiamento ispirato alla prudenza e alla competenza.

Come si spiega, allora, le critiche feroci rivolte nel merito alla riforma Cartabia?

Complessivamente vedo un’ondata di no da parte della magistratura. Ma temo si siano concentrate sul solo punto della prescrizione, giudicando un pezzetto ma perdendo di vista il quadro completo. Serve un cambio di mentalità. Questo testo non muta solo il processo, rovescia positivamente il rapporto tra lo Stato e i cittadini.

Addirittura. In che modo?

Nel sistema vigente il giudice dopo la condanna, si dimentica del cittadino affidandolo all’amministrazione penitenziaria che può destinarlo a Santa Maria Capua Vetere o al carcere modello di Bollate. La prigione diventa la dimensione della separazione del condannato dalla società. Viceversa, con la riforma è il giudice del dibattimento che conosce i fatti, a stabilire concretamente la sanzione, con la seria possibilità di un’alternativa al carcere che incentivi il condannato a riallacciare i rapporti con la società. Cambia proprio il modello di magistrato, che non è più il contabile della sanzione. E’ un cambio di strategia di grande rilievo, spiace che sia passato inosservato.

D’accordo, ma Cafiero De Raho ha denunciato un rischio di tenuta del sistema della democrazia e della sicurezza. Gratteri parla del 50% dei processi a rischio improcedibilità. Non è poco. Lei vede questi pericoli?

Il lavoro di questi magistrati è molto apprezzato e non deve esserci trascuratezza nei loro confronti. Ma allarmi così violenti vanno valutati nel concreto. Sul piano più generale molti processi si prescrivono anche oggi e non si può mantenere lo status quo, bisogna comunque intervenire. Quante udienze fanno le corti d’Appello? Quanto tempo ci mettono a decidere? Perché alcune sono più veloci di altre?

La risposta dei giudici è che ci sono carenze ataviche di organico.

Bene, allora andiamo a vedere quanto personale c’è a Roma, Napoli, Milano. Se c’è un problema di organizzazione, si provveda, ma non facendo pagare ai cittadini le carenze della Pubblica Amministrazione. Avere un procedimento pendente ha effetti negativi per le imprese, danneggia la reputazione e la carriera delle persone. Quanto deve durare la sospensione dei diritti per cittadini, che dopo anni verranno trovati innocenti?

Qualche osservatore nota che un simile scontro tra magistratura e politica non si vedeva dai tempi di Berlusconi. Lei è d’accordo? 

Oggi non c’è nessun elemento dell’epoca berlusconiana, non il disprezzo per i magistrati né la ricerca del conflitto. Preferirei una magistratura che partecipasse alla riforma come parte attiva piuttosto che porsi come antagonista ad essa. Il mio è un invito ai magistrati: ci dicano cosa serve. Considerando che dietro di loro, purtroppo, c’è un’enorme crisi di fiducia da parte dei cittadini.

Questo nuovo metodo è frutto di un governo di unità nazionale guidato dall’ex presidente della Bce. E’ destinato a esaurirsi con la premiership di Draghi? 

E’ ovvio che dipende dalle condizioni politiche e dalla personalità del capo del governo. Come ho detto, Draghi ha ottenuto l’unanimità in cdm. Poi dovrà esprimersi il Parlamento, ma un solo partito non può bloccare la riforma. Rispettiamo il travaglio interno di M5S purché non diventi paralisi esterna. 

La sesta commissione del Csm ha emesso un parere fortemente critico con l’impianto della riforma, laddove dal Quirinale trapela che non ci sono “problemi” su quel testo. Anche questa è una novità figlia dei tempi che viviamo?

La novità è che stavolta i problemi non nascono dalla politica, ma dalla magistratura che è in crisi di legittimazione. Poi, il presidente Mattarella non ha nulla a che vedere con le critiche espresse dal Csm. Ripeto il mio appello alla cooperazione: i giudici si facciano parte costruttiva anziché ostativa della riforma. Ai magistrati dico sempre di guardarsi dagli amici, che sono a volte  più pericolosi dei nemici.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia