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Posto di polizia penitenziaria in cambio di 8mila euro, il Gip: “Il mercato all’interno del Tribunale”

DiRed Viper News Manager

Lug 23, 2021

Un posto di agente penitenziario costava 8mila euro. Se sarà confermato il quadro accusatorio delineato nell’inchiesta per corruzione che ha portato, a vario titolo, in carcere e ai domiciliari cinque indagati, significherebbe che c’era un sistema per far sì che anche senza tutti i necessari requisiti si potesse lavorare nel corpo della polizia penitenziaria, a contatto con i detenuti, in un contesto che, come quello carcerario, richiederebbe invece personale non solo dotato di tutti i requisiti ma anche di un’elevata formazione.

Meno di un mese fa l’inchiesta dai 117 indagati per i pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ieri i cinque provvedimenti cautelari nei confronti di due agenti della polizia penitenziaria, di un funzionario del Dap, di un altro agente presunto intermediario e di un candidato risultato idoneo al concorso nonostante fosse daltonico. È un momento storico particolare per la polizia penitenziaria che, al di là di valutazioni sul merito delle accuse che dovranno seguire l’iter naturale dell’inchiesta, impone riflessioni sulla necessità di rivedere il sistema per colmarne le falle. Cosa comporterebbe affidare un lavoro tanto delicato e impegnativo come quello di agente di polizia penitenziaria a personale non perfettamente idoneo? L’interrogativo si pone di fronte alle ultime vicende giudiziarie.
L’inchiesta di ieri si concentra su un singolo episodio (l’idoneità di un candidato nonostante il daltonismo dietro pagamento di una tangente di 8mila euro) ma apre uno scenario che, se confermato, ha dell’inquietante.

«L’attività illecita avviene all’interno del Tribunale di Napoli», scrive il gip ricostruendo gli incontri tra gli indagati. In casa di uno di loro sono state trovate decine di migliaia di euro, in casa di un altro tracce di assegni bancari e di decine di versamenti su conti correnti, movimenti e soldi su cui sono ora in corso accertamenti. Gli inquirenti sospettano che dietro l’episodio dell’aspirante agente daltonico, che supera le selezioni a discapito di altri candidati, vi sia un sistema collaudato, una sorta di mercato dei posti in seno alla polizia penitenziaria. «Un modus operandi consolidato e reiterato nel tempo», ipotizza il gip alla luce di alcuni sequestri avvenuti a maggio scorso e che hanno preceduto la svolta investigativa di ieri.

Le accuse contestate ai cinque destinatari delle misure cautelari sono recentissime e si sviluppano nei primi mesi del 2021. Questo, unito al fatto che gli indagati sono in carica – chi anche all’interno dell’organizzazione sindacale, chi al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ufficio concorsi – e unito alla spregiudicatezza che gli inquirenti ritengono di aver notato indagando sulla vicenda, sono considerati elementi sufficienti per giustificare gli arresti. È severo il gip quando motiva i provvedimenti. Degli agenti che avrebbero chiesto soldi in cambio di favoritismi al concorso, scrive: «Il loro compito istituzionale è far rispettare la legge, non violarla».

Dell’aspirante agente che accetta di pagare pur di avere l’ambito posto fisso, il gip scrive: «Aspira a un ruolo il cui compito è far rispettare la legge ma non esita a violarla a discapito di tanti altri giovani che per averla rispettata sono stato dichiarati non idonei». Al di là degli sviluppi giudiziari che avrà questa storia, dei riscontri che eventualmente ci saranno alle tesi di accusa e difesa, all’attendibilità di alcune ammissioni fatte da uno degli indagati, resta la riflessione sulla necessità di una riforma del sistema, di più trasparenza, di validi rimedi alle varie troppe falle.

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